"Il diavolo veste Prada 2": sul set tornano Andy e Emily, tra spoiler e nuovi look
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre l’estate 2025 infuria senza concedere tregua, il mondo della moda sembra avere un solo argomento: le riprese de Il diavolo veste Prada 2, sequel dell’acclamato film del 2006 che trasformò una satira sul fashion system in un cult generazionale. A Manhattan, dove le telecamere sono tornate a riprendere le vicende di Runway, gli scatti rubati finiscono su Instagram più delle solite pose da influencer in vacanza. E se Anne Hathaway, ancora una volta nei panni di Andy Sachs, ha annunciato su TikTok l’inizio delle riprese con l’entusiasmo di chi non ha perso un colpo in vent’anni, è l’arrivo di Emily Blunt a riaccendere l’interesse.
La Blunt, che nel primo film interpretava Emily Charlton, l’assistente ambiziosa e tagliente di Miranda Priestly, è riapparsa sul set con un hair look che non passa inosservato: un caschetto rosso rame, liscio e voluminoso, con la riga al centro che esalta una tonalità così vibrante da sembrare un manifesto. Un ritorno all’essenza del personaggio, ma con un’evoluzione che strizza l’occhio alle tendenze attuali. Le foto, diffuse senza preavviso, hanno scatenato il classico tam-tam da spoiler, alimentando teorie su quale ruolo avrà la Charlton nella trama. C’è chi ipotizza una sua ascesa nel mondo editoriale, chi invece la immagina alle prese con una nuova generazione di aspiranti fashion assistant.
Intanto, New York fa da sfondo a un set che sembra non aver dimenticato lo spirito del primo film. Tra taxi gialli e grattacieli, Hathaway e Blunt si muovono con la disinvoltura di chi quelle atmosfere le ha già respirate, mentre i fan cercano di decifrare ogni dettaglio: un’espressione, un abito, persino il modo in cui una borsa viene tenuta. Il rischio spoiler, in questi casi, è dietro l’angolo, ma la produzione – gelosa come Miranda Priestly delle sue scelte – non ha ancora svelato molto. Quel che è certo è che il progetto, diretto dallo stesso David Frankel, punta a replicare la miscela di ironia e glamour che rese celebre l’originale, senza scadere nella nostalgia.




