L’ira di Sticchi Damiani e le polemiche della Cremonese: “Un rigore che non esiste, bene il Var”
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Redazione Sport
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Il verdetto del campo, quel due a uno con cui il Lecce ha avuto la meglio sulla Cremonese nello scontro diretto del Via del Mare, non ha affatto placato gli animi, anzi. Se da un lato i salentini esultano per tre punti pesantissimi in ottica salvezza, dall’altro la formazione grigiorossa digerisce malissimo la sconfitta, puntando il dito contro la direzione arbitrale di Simone Sozza e, in particolare, contro un episodio avvenuto nei concitati minuti di recupero. È in questo clima rovente che si inserisce la netta presa di posizione del presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, il quale non solo difende l’operato della terna, ma attacca frontalmente chi, nella società ospite, continua a vedere un torto laddove, a suo giudizio, non c’è assolutamente nulla.
La genesi della protesta risiede nel contatto tra il difensore salentino Gaby Jean e l’attaccante della Cremonese, Tony Sanabria, finito a terra nell’area di rigore leccese mentre il cronometro segnava ormai il novantaquattresimo minuto. Un evento, quest’ultimo, che ha scatenato le furie della panchina lombarda, la quale reclamava un calcio di rigore che avrebbe potuto riscrivere il finale di una partita sino a quel momento condotta in porto dai padroni di casa, seppur tra mille affanni dopo il gol di Bonazzoli che aveva subito riaperto i giochi in avvio di ripresa. Una reazione a caldo, quella dei giocatori e dello staff della Cremonese, che si è poi trasformata in un vero e proprio sfogo istituzionale da parte del club, il quale ha parlato di “mancanza di rispetto” e di un Var inspiegabilmente silente di fronte a un episodio così dubbio.
Tuttavia, per Sticchi Damiani la questione è liquidabile in pochi, chiari passaggi. Il numero uno giallorosso, intervistato nel dopogara, ha smontato con decisione le rimostranze avversarie, sottolineando come il tanto discusso contatto non avesse in realtà i crismi dell’irregolarità. Una posizione, la sua, che ribalta completamente la prospettiva: non solo non ci sarebbe stato alcun errore da parte del direttore di gara, ma il protocollo Var avrebbe funzionato in maniera ineccepibile, confermando una scelta — quella di non concedere il penalty — che era già di per sé corretta. Una visione, questa, che trova fondamento nella dinamica dell’azione, con Jean che sembrerebbe intervenire sul pallone in scivolata, anticipando l’avversario, sebbene la velocità del frame e l’angolo di visuale lascino sempre spazio a differenti interpretazioni.
A rendere ancora più aspro il confronto, del resto, ci si è messa anche la complessiva gestione della gara, che aveva già visto un altro episodio chiave risolversi a favore dei pugliesi: il gol del possibile pareggio firmato da Payero e prontamente annullato per un tocco di mano, un intervento del Var che in quel caso, al contrario, era stato tempestivo e decisivo. Una disparità di trattamento, quella lamentata dai cremonesi, che appare ai loro occhi ancora più insopportabile se si considera la posta in palio e la posizione di classifica delle due squadre, appaiate prima del fischio d’inizio e ora separate da quei tre punti che profumano di aria più salubre per i salentini.
Un confronto salvezza deciso dai dettagli e dall’interpretazione arbitrale
Al di là delle parole e delle recriminazioni, lo scontro del Via del Mare ha offerto uno spaccato nitido di cosa significhi lottare per non retrocedere: una partita sporca, fisica, decisa da episodi e da letture spesso antitetiche degli stessi fotogrammi. La squadra di Eusebio Di Francesco, partita fortissimo con i gol di Pierotti e Stulic, aveva costruito un vantaggio che sembrava poter indirizzare la contesa su binari tranquilli, salvo poi dover rischiare fino all’ultimo respiro. La Cremonese, dal canto suo, ha il rammarico di aver creduto fino alla fine nella rimonta, gettandosi in avanti con più foga che lucidità, ma scontrandosi contro un muro eretto da Falcone e dai suoi difensori.
L’analisi dei fatti, nuda e cruda, dice che il Lecce ha portato a casa l’intera posta, agganciando di fatto la quota salvezza e lasciando la Cremonese inchiodata a fondo classifica con la Fiorentina. Una domenica, quella dell’8 marzo, che doveva essere dedicata alle donne e che per i giocatori del Torino, invece, si è trasformata in un pomeriggio da telespettatori forzati, incollati allo schermo per osservare gli sviluppi di una lotta per non affondare che coinvolge da vicino anche loro. Ma la vera eredità di questo lunch-match, al netto dei novanta minuti, è una scia di polemiche destinata a tenere banco, con il presidente Sticchi Damiani che chiude il cerchio e ribadisce un concetto: la vittoria è meritata, e le proteste degli avversari sono, a suo modo di vedere, del tutto fuori luogo.
Il nodo del rigore e il silenzio del Var: due visioni a confronto
Se Sticchi Damiani parla di un contatto inesistente, in casa Cremonese la versione è ovviamente diametralmente opposta. Il direttore sportivo dei grigiorossi, Simone Giacchetta, è tornato sull’episodio con parole pesanti, quasi al limite, accostando questo nuovo presunto torto a un altro, subito in precedenza contro il Torino, quasi a voler tracciare una linea di continuità nella sfortuna arbitrale. Il fatto che il Var non abbia nemmeno richiamato Sozza al monitor è la goccia che ha fatto traboccare il vaso, un silenzio assordante interpretato come una mancanza di rispetto verso una squadra che lotta e che crede di aver visto il proprio destino segnato da una svista.
Eppure, a rivedere le immagini, il contrasto tra Jean e Sanabria appare meno netto di quanto le proteste lascerebbero intendere. Il difensore del Lecce, nel tentativo disperato di anticipare l’avversario e allontanare il pericolo, sembra effettivamente impattare il pallone con la punta del piede, spazzandolo via prima del contatto con l’attaccante. Un’interpretazione, quella che premia la giocata difensiva, che ha retto alla verifica del protocollo, lasciando la Cremonese con l’amaro in bocca e con la consapevolezza che, al netto delle polemiche, i punti persi oggi potrebbero pesare come macigni a fine stagione.




