Via del Mare in corsa per gli ultimi due posti. Sticchi Damiani: “Candidatura non scontata”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La corsa verso gli Europei del 2032, che l'Italia organizzerà in tandem con la Turchia spartendosi equamente il carico di cinque stadi a testa, si è arricchita di un nuovo, significativo tassello con l’ufficializzazione della candidatura dello stadio “Ettore Giardiniero – Via del Mare” di Lecce.

L’annuncio, arrivato nel primo pomeriggio di ieri presso la sede del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sancisce l’ingresso dell’impianto salentino in una short list nazionale che al momento conta ben undici strutture, tutte in lizza per aggiudicarsi uno dei cinque posti a disposizione per la fase finale del torneo continentale, che si terrà tra sei anni.

La riunione romana ha visto la partecipazione del Ministro Matteo Salvini, del Commissario Straordinario per gli Stadi Massimo Sessa, del Presidente della Commissione Sport del Senato Roberto Marti e del numero uno del club giallorosso, Saverio Sticchi Damiani.

L'adeguamento dell'impianto e i parametri UEFA

Il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, ha voluto sottolineare come l’accettazione della candidatura non rappresenti affatto un atto dovuto, bensì il frutto di un lavoro certosino portato avanti negli ultimi tre mesi, una vera e propria corsa contro il tempo per adeguare la documentazione ai criteri stringenti imposti dalla Figc e dalla stessa UEFA.

A rendere possibile questo passo formale è stata la situazione di favore in cui versa attualmente il Via del Mare, impianto che beneficia degli interventi di risistemazione e della nuova copertura totale finanziati nell’ambito dei fondi destinati ai Giochi del Mediterraneo: una ristrutturazione che, sebbene ancora in itinere, lo pone già nelle condizioni di rispettare i parametri fondamentali richiesti per ospitare una competizione di tale calibro, al contrario di molti altri stadi italiani che necessiterebbero di interventi ben più onerosi e strutturali.

L’auspicio, come ha ribadito lo stesso Sticchi Damiani, è che il riconoscimento dello stadio come opera strategica possa innescare benefici che vadano oltre il semplice perimetro sportivo, generando positive ricadute anche sul piano urbanistico per l’intera area circostante.

La corsa a cinque e la concorrenza

L’inserimento di Lecce nella rosa delle undici candidate rimescola inevitabilmente le carte in vista della scelta definitiva che la Figc dovrà operare entro l’autunno del 2026 per fornire alla UEFA l’elenco definitivo degli impianti designati.

Attualmente, il panorama dei potenziali stadi è quanto mai composito e frammentato: si va da impianti come l’Allianz Stadium di Torino, che risulta essere l’unico già pienamente a norma per ospitare le gare, a progetti ancora in fase di definizione o di complessa realizzazione in città come Milano, Roma e Cagliari, passando per altre piazze storiche come Napoli, Firenze, Bologna, Genova, Verona e Palermo.

In questo contesto, Lecce gioca la sua carta giocando sul fattore tempo e sulla concreta sostenibilità del suo progetto, presentandosi come uno dei pochi impianti al Sud realmente in grado di competere ad armi pari, approfittando delle difficoltà strutturali e burocratiche che attanagliano altre candidature meridionali, come quelle di Bari o Napoli.

Le tempistiche della selezione

La strada che porta alla designazione ufficiale è però ancora lunga e scandita da tempistiche precise che incombono sulle società e sui soggetti istituzionali coinvolti. Con l’Italia che si trova a rincorrere la Turchia, per la quale gli impianti risultano essere ben più avanti nel processo di adeguamento, la pressione sul Commissario Sessa e sulla Figc è notevole per accelerare le procedure e definire il quadro entro l’estate.

Dopo l’ufficializzazione della candidatura, il passo successivo sarà la presentazione di un dossier completo di progetti esecutivi approvati, finanziabili e cantierabili entro il 2027; una fase delicata in cui Lecce, forte della sua situazione di vantaggio per quanto riguarda la copertura e la ristrutturazione, dovrà consolidare la sua posizione nella rosa dei cinque prescelti.

La partita, come sottolineato dal presidente Sticchi Damiani, è apertissima e il risultato è tutt’altro che scontato, ma l’investimento fatto rappresenta un’opportunità concreta per portare il calcio internazionale in una città che, impianto alla mano, vuole dimostrare di poter competere con le grandi metropoli.

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