Il vascello russo Shtandart al largo di Pantelleria e il nodo delle sanzioni europee

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda del veliero TS Shtandart, una suggestiva ricostruzione di una fregata del Settecento attualmente in navigazione nel Canale di Sicilia, ha riacceso i riflettori sulle maglie delle sanzioni comunitarie nei confronti di Mosca. L’imbarcazione, che batte bandiera delle Isole Cook ma che le intelligence marittime indicano come saldamente riconducibile a interessi russi, staziona da ore al largo di Pantelleria; stando a quanto riferito dal Comando generale delle Capitanerie di porto, non è stata ancora formalizzata alcuna richiesta di ingresso nei porti nazionali. Tuttavia, sarebbe proprio questa l’intenzione dell’equipaggio, dal momento che nel piano di navigazione pubblicato sui canali ufficiali della nave scuola compaiono le tratte per Palermo e, successivamente, per Cagliari.

Il fantasma del Baltico e la “bandiera di comodo”

La particolarità del caso, che ha sollevato la ferma protesta del segretario di +Europa Riccardo Magi, risiede nella natura ibrida dello Shtandart. Varata nel lontano 1998 come omaggio alla flotta dello zar Pietro il Grande, l’unità è stata a lungo considerata un simbolo del potere marittimo imperiale russo. Tuttavia, dal giugno del 2024 – e quindi ben dopo l’inizio delle restrizioni Ue per l’aggressione all’Ucraina – ha issato la bandiera delle Isole Cook, un espediente che secondo i critici servirebbe a eludere il regolamento 833/2014. Quest’ultimo, com’è noto, vieta l’accesso negli scali comunitari a tutte le navi registrate sotto bandiera russa o che tentino di aggirare il blocco attraverso modifiche opache della proprietà.

Proprio su questo punto si concentrano le analisi degli attivisti del collettivo “No Shtandart in Europe”, i primi a lanciare l’allarme dieci giorni fa. Nonostante il tentativo di mascherare la titolarità – la nave risulta ora intestata a Mariia Martus, figlia del precedente armatore – il controllo effettivo farebbe ancora capo a Vladimir Martus, cittadino russo e amministratore della Martus TV GmbH. La circostanza che il trasponditore AIS risulti spento da oltre duecento giorni (l’ultimo contatto certo risalirebbe al 30 settembre scorso al largo tra la Spagna e le coste africane) non fa che alimentare i sospetti circa la volontà di procedere in una sorta di “navigazione fantasma”.

Le reazioni della politica e il muro della guardia costiera

Mentre l’imbarcazione attende al largo, la tensione si è trasferita sulle scrivanie romane. Riccardo Magi ha chiesto con urgenza al governo di negare l’attracco, definendo l’operazione “un inaccettabile segnale di debolezza politica” oltre che una violazione tecnica delle norme. I precedenti, in questo senso, giocano a favore della linea dura: nel corso del 2025, nazioni come Francia e Spagna hanno già respinto lo Shtandart dai loro approdi, costringendolo a lunghi stazionamenti in acque internazionali.

Sul fronte esecutivo, la posizione espressa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è parsa invece più wait-and-see. Interpellato sulla vicenda a margine di un impegno pubblico, Salvini ha tagliato corto ricordando l’esistenza dei protocolli: “Ci sono delle leggi, la guardia costiera rispetta le leggi. Non c’è niente da inventare”. Una dichiarazione, questa, che ha subito scatenato le critiche di chi sottolinea il contrasto con la chiusura totale degli scali riservata in passato alle Ong impegnate nel soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale.

Tecnicismi giuridici e attesa in rada

Al netto delle polemiche politiche, la situazione reale è inchiodata alla rigidità del diritto europeo. Il Comando delle Capitanerie ha infatti chiarito senza mezzi termini che, anche qualora la richiesta venisse presentata, l’approdo sarebbe “vietato nei porti europei” in virtù della normativa vigente. Anche il codice internazionale della navigazione, che consente il passaggio inoffensivo nelle acque territoriali, non offrirebbe alcuna scappatoia per effettuare soste tecniche o commerciali.

Di fatto, lo Shtandart si trova in una sorta di limbo logistico. Il suo sito web continua a pubblicizzare viaggi con imbarco e sbarco previsti a Palermo e in Sardegna, ma al momento l’unico movimento concreto è quello dei mezzi navali della Guardia di Finanza, che tengono sotto osservazione il veliero nel tratto di mare tra le Egadi e il capoluogo siciliano. L’unica eventualità che potrebbe forzare la mano alle autorità – spiegano fonti vicine al dossier – sarebbe una richiesta basata su motivi di sicurezza della navigazione o di forza maggiore; evenienza che, allo stato degli atti, non è stata lamentata dal comandante Martus. Fino a prova contraria, il vascello resta un fantasma a vela davanti alle coste italiane, in attesa di un verdetto che sembra già scritto.

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