Caos Milan, la panchina balla tra nomi e veti: Glasner avanti, ma lo spogliatoio è polveriera

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La mancata qualificazione alla prossima Champions League, un colpo che pesa come un macigno sui conti di via Aldo Rossi – si parla di una perdita secca che oscilla tra i 60 e i 90 milioni di euro tra premi Uefa e mancati incassi da stadio – non ha solo spazzato via Massimiliano Allegri e buona parte del vertice dirigenziale; ha aperto una voragine su quello che dovrebbe essere il futuro tecnico del Diavolo, trasformando il casting in un vero e proprio rebus.

Perché, mentre la sostanza del fallimento sportivo (quel quinto posto conquistato dopo un crollo verticale nelle ultime tredici partite, sette delle quali perse ) impone una rifondazione totale, le logiche interne a Milanello sembrano seguire traiettorie divergenti, spesso dettate più dalle egemonie personali che da un progetto tecnico condiviso.

Se ieri il nome caldo era quello di Andoni Iraola, corteggiato dalla proprietà per il suo calcio offensivo, oggi lo spagnolo è definitivamente uscito dal radar rossonero: ha detto no, perché ad aspettarlo c’è la panchina del Liverpool, club che nella stessa giornata di ieri ha esonerato Arne Slot nonostante il quinto posto in Premier (dove però la qualificazione Champions era già in cassaforte).

Glasner al comando, ma attenzione a Rangnick e al fattore Ibra

Con il passare delle ore, dunque, il cerchio si stringe attorno a un nome: Oliver Glasner. L’allenatore austriaco, fresco vincitore della Conference League con il Crystal Palace e reduce da un’esperienza londinese che lo ha consacrato anche in Inghilterra, è finito in pole position sui tabelloni dei principali bookmaker (le sue quote sono crollate a 2.00 su Snai e Sisal ), tanto che un incontro faccia a faccia con i vertici del club è stato fissato per martedì.

Quello che sembrava un semplice sondaggio si è trasformato in una trattativa seria, complice anche l’ostinazione del consigliere speciale Zlatan Ibrahimovic – che vuole un progetto “alla Fabregas”, giovane e dinamico – e il gradimento manifestato da Gerry Cardinale. Tuttavia, a complicare il quadro non è solo la concorrenza estera (Glasner piace anche in Germania), ma soprattutto le manovre che avvengono alle spalle del campo. Perché esiste una seconda pista, che porta dritta a Ralf Rangnick.

Il manager tedesco, attualmente alla guida della Nazionale austriaca, è infatti il candidato forte per diventare il nuovo direttore tecnico: una sorta di factotum che avrebbe carta bianca sulla gestione totale dell’area sportiva, dalla scelta del ds a quella dell’allenatore. Ma qui sorge il primo, sostanziale, nodo politico.

Il veto del centravanti e la spaccatura sul "potere totale"

Rangnick, lo si legge dalle cronache degli ultimi summit, ha dettato le sue condizioni. Vuole la conduzione assoluta, un progetto di lungo respiro senza ingerenze altrui; insomma, non accetterà ruoli di facciata. Ed è proprio questa richiesta a risultare indigesta a Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese – che nei fatti rappresenta l’anello di congiunzione tra la proprietà americana e lo spogliatoio – avrebbe già fatto sapere di opporsi con fermezza a questa concentrazione di potere, consapevole che un’eventuale investitura di Rangnick lo esautorerebbe di fatto dal processo decisionale.

I colloqui tra le parti sono stati fin qui tesi, con la proprietà (rappresentata da Gerry Cardinale e dall’amministratore delegato Massimo Calvelli) che spinge per una soluzione rapida, mentre l’ex attaccante prova a frenare, giocando la sua partita personale. Una spaccatura, questa, che rischia di paralizzare ogni iniziativa mentre il calendario incombe: la scadenza del 16 giugno per l’iscrizione ai campionati si avvicina, e avere una guida tecnica è requisito fondamentale per programmare la stagione.

Le alternative e i fantasmi del mercato: da Slot a Pochettino

Se le trattative per l’austriaco dovessero arenarsi, il Milan tiene aperte altre due porte, seppur meno percorribili. La prima conduce ancora ad Arne Slot: il tecnico olandese, libero dopo il divorzio lampo con i Reds (un divorzio raccontato da un comunicato lungo e persino affettuoso), è rappresentato da Rafaela Pimenta, la stessa agente che cura gli interessi di tanti calciatori rossoneri e che vanta ottimi rapporti con il club.

Una sua eventuale approdo a Milano risolverebbe l’annosa questione della “compatibilità linguistica” tanto cara a Cardinale, ma per ora l’ipotesi resta congelata, in attesa di capire se Glasner accetterà il progetto. La seconda alternativa si chiama Mauricio Pochettino, attuale commissario tecnico degli Stati Uniti: il suo nome gira nei corridoi di Casa Milan come quello di un vecchio pallino, ma l’ingaggio sarebbe logisticamente complesso (l’argentino è concentrato sulla preparazione al Mondiale) e la sua quota sui siti di scommesse è volata fino a 6.

50, segno che i bookmaker lo vedono come un’ipotesi remota. E poi c’è un problema di contesto, un sottofondo di malumore che non può essere ignorato. Le vie attorno alla sede del club sono state tappezzate di scritte offensive contro la proprietà – con Gerry Cardinale apostrofato come "sanguisuga" – e contro lo stesso Ibrahimovic, accusato dai tifosi di aver scavalcato l’ex allenatore e di aver creato fazioni all’interno di uno spogliatoio già fragile. Un’eredità pesantissima, che chiunque siederà sulla panchina del Diavolo dovrà faticosamente smaltire.

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