Palazzo Marino, duello a sinistra. Calabresi: “Io ci sono”. Ma Majorino non cede
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Redazione Interno
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Mario Calabresi non si tira indietro. Intervistato da Alessandro Milan su Radio 24 in occasione della presentazione del suo libro “Le voci degli altri”, il giornalista ha ribadito la propria disponibilità a scendere in campo per le prossime elezioni comunali di Milano, attese nel 2027. «Mi interessa il percorso per Milano. Non è chiaro che percorso sarà, se ci saranno le primarie, quando saranno, i tempi e i modi.
Mancano molti mesi, però io ci sono», ha dichiarato Calabresi, confermando un interesse che negli ultimi giorni era stato alimentato dalle sue dimissioni da tutti gli incarichi in Chora Media, la compagnia editoriale da lui fondata.
La città delle due velocità e la sfida del “ricucire”
Al centro della riflessione di Calabresi c’è una lettura critica della Milano contemporanea, descritta come una realtà a due velocità. Da una parte, una città che «funziona benissimo, va velocissima, è piena di luce», capace di attrarre e di correre; dall’altra, quartieri più periferici dove si avverte un disagio profondo e una diffusa sensazione di non essere ascoltati. «La città non è una vetrina, è una comunità di cittadini.
E la comunità un po’ si è persa», ha spiegato, individuando nel “malessere” e nel divario sociale un elemento che rischia di diventare strutturale. La parola d’ordine scelta dal giornalista è “ricucire”: «O ricuci la distanza tra queste città, oppure una diventerà sempre più marginale e sempre più arrabbiata».
Costi, stipendi e il nodo del potere d’acquisto
Tra i temi indicati come prioritari c’è il crescente costo della vita, con un’attenzione particolare al mercato immobiliare. «Siamo diventati europei nei costi, ma non siamo diventati europei negli stipendi. Siamo europei nel prezzo delle case, dell’affitto, ma non nel nostro potere d’acquisto. Questo è un tema fondamentale», ha sottolineato Calabresi, toccando una delle questioni più sentite da chi vive la città.
Per affrontare l’emergenza abitativa, il giornalista ha citato il modello di edilizia accessibile portato avanti da città come Vienna, oltre alla necessità di interventi concreti che vadano dall’accesso agli asili nido alla creazione di spazi gratuiti di socialità, per evitare che Milano diventi una «bella vetrina» accessibile solo a chi ha una proprietà o vive di rendita.
Il nodo primarie e la partita ancora aperta
La disponibilità di Calabresi si inserisce in un quadro politico ancora fluido, dove il metodo di selezione del candidato sindaco del centrosinistra non è stato definito. «Se ci fossero le primarie, parteciperei. Non mi tirerei indietro certamente», ha aggiunto ospite di Rai 3 nella trasmissione “Il cavallo e la torre”, confermando una posizione già espressa. Il nodo delle primarie, però, resta al centro di un confronto che coinvolge i vertici nazionali e locali del Partito democratico.
È atteso a Milano Igor Taruffi, responsabile organizzativo del Pd nazionale e stretto collaboratore della segretaria Elly Schlein, per un confronto con i vertici cittadini e regionali dem.
Nell’attesa di capire se e quando si terrà la consultazione, il campo del centrosinistra si presenta affollato. Oltre a Calabresi, il nome più accreditato per la corsa a Palazzo Marino è quello di Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione, che non ha mai dichiarato ufficialmente la propria candidatura ma conduce da mesi una campagna elettorale sostanziale sul territorio.
Il quadro include anche figure interne all’amministrazione comunale, come la vicesindaca Anna Scavuzzo e gli assessori Lorenzo Pacini ed Emmanuel Conte, oltre a candidature civiche come quella di Tommaso Goisis.
Majorino non cede. Interpellato sulla proliferazione di candidature, ha commentato: «La volontà di diversi rappresentanti del mondo civico di mettersi in gioco mi pare un fatto molto positivo. Sono convinto che la nostra sarà un’alleanza forte e ampia».
Una posizione che, senza esplicitare una candidatura, delinea il perimetro di una competizione interna che potrebbe protrarsi a lungo, anche perché da Roma filtrano indicazioni su una certa prudenza della segretaria dem, che prima di sciogliere il nodo milanese vorrebbe avere un quadro più chiaro sulle elezioni politiche e su un eventuale election day.
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