Referendum giustizia, Majorino: “Porta in faccia al governo di Meloni e La Russa”
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Redazione Interno
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La lunga notte del referendum sulla giustizia, che ha consegnato un secco no alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, si è trasformata in un terreno di celebrazioni trasversali, dove le voci del centrosinistra e quelle del mondo giudiziario – pur con toni e accenti diversi – hanno rivendicato una vittoria che, nei fatti, ha segnato un duro scacco per la maggioranza di governo. Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale del Partito democratico in Lombardia, non ha usato mezzi termini nel commentare l’esito della consultazione. Il risultato, ha dichiarato, rappresenta un messaggio inequivocabile: una grande mobilitazione popolare a difesa della Carta costituzionale, che si configura come “una porta in faccia” al governo guidato da Giorgia Meloni e al presidente del Senato, Ignazio La Russa.
L’entusiasmo, tra i ranghi del fronte del No, era palpabile già nelle prime battute dello spoglio. Al “Comitato Società Civile per il No al referendum costituzionale”, riunito al Centro Congressi Frentani a Roma, un piccolo applauso ha salutato i primi exit poll che indicavano il vantaggio, sebbene inizialmente sul filo, per la posizione contraria alla riforma. In quella sede, dove l’attesa si mescolava a un cauto ottimismo, si attendeva l’arrivo di figure di spicco come il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, e Giovanni Bachelet, presidente del comitato stesso, a testimoniare la compattezza di una coalizione che ha fatto della difesa dell’assetto attuale della magistratura il proprio cavallo di battaglia.
Ma se la politica ha cercato di incassare il risultato, è stato il mondo della magistratura a rivendicare con maggiore decisione la paternità della mobilitazione. In un clima che ha visto l’Associazione nazionale magistrati (Anm) predicare ufficialmente umiltà nelle fasi precedenti al voto, le dichiarazioni a caldo di un magistrato impegnato nella campagna hanno rivelato un sentimento ben diverso. “Adesso i partiti politici fanno a gara ad intestarsi la vittoria ma a vincere siamo stati noi”, ha affermato, rivendicando la lunga trafila di iniziative intraprese per spiegare ai cittadini “le criticità della riforma”. Un’affermazione che sottolinea la volontà del giudiziario di presentarsi non come semplice osservatore, bensì come attore principale di una battaglia condotta sin dall’inizio.
Il responso delle urne ha trovato eco anche sul territorio, laddove i comitati locali avevano lavorato nei mesi precedenti per contrastare la riforma. Il Comitato Cremasco per il No ha accolto l’esito con “profonda soddisfazione”, sottolineando in una nota come si tratti di un “passaggio rilevante” non solo dal punto di vista politico, ma soprattutto “sotto il profilo civico e democratico”. L’analisi del comitato si è soffermata sulla qualità del confronto pubblico e sull’ampia partecipazione, elementi ritenuti indicativi di una volontà collettiva di deliberare con consapevolezza su un tema ritenuto cruciale per l’ordinamento repubblicano. In quest’ottica, il risultato è stato interpretato come una conferma della capacità di mobilitazione spontanea al di fuori degli schemi tradizionali della politica.
La geografia del consenso e la tenuta del fronte del No
A prevalere, in definitiva, è stata una visione che ha saputo unire, nei fatti, istanze progressiste e rative. Se Majorino ha parlato di una bocciatura nei confronti dell’esecutivo, attribuendole un significato squisitamente politico, il fronte giudiziario ha preferito insistere sulla natura trasversale del consenso raccolto. La sfida, per i promotori del No, era quella di mantenere alta l’attenzione su una materia complessa – la separazione delle carriere tra pm e giudici – spesso percepita come lontana dalla sensibilità quotidiana degli elettori. La riuscita di questa operazione, testimoniata dall’afflusso alle urne e dalla nettezza del risultato, ha restituito l’immagine di un paese spaccato tra chi considera la riforma un necessario ammodernamento e chi, al contrario, vi ha letto un tentativo di indebolimento dell’autonomia della magistratura.
Le reazioni nel quartier generale del comitato romano
Al Centro Congressi Frentani, il clima è rimasto teso fino alla certificazione dei dati definitivi, nonostante i primi segnali fossero confortanti. I volontari e i rappresentanti delle associazioni riunite nel comitato hanno seguito il flusso dei dati con l’attenzione di chi sa che ogni singola sezione poteva ribaltare gli equilibri. L’arrivo atteso di Landini e Bachelet, avvenuto in serata, ha dato la misura di come il fronte del No abbia cercato di presentarsi come un’entità organica, capace di dialogare tanto con il sindacato quanto con la società civile organizzata. L’applauso che ha accompagnato la proiezione dei primi exit poll, seppur circoscritto, è stato il segnale di una consapevolezza: quella di aver scongiurato, almeno per questa tornata, una modifica costituzionale avversata.
L’interpretazione della magistratura e il ruolo dei comitati locali
La voce del magistrato anonimo, filtrata tra i corridoi delle sedi romane, ha messo in luce la volontà di non cedere il passo alla politica sul piano dell’interpretazione del risultato. “Ci abbiamo creduto sin dall’inizio e ci siamo mossi prima di tutti”, ha ribadito, in una sorta di promemoria rivolto ai partiti che nelle ultime settimane avevano scalato la campagna referendaria. Un’affermazione, questa, che trova riscontro nell’attività capillare svolta dalle associazioni giudiziarie nei circoli e nei fori, un lavoro di base che i comitati locali, come quello cremasco, hanno saputo integrare con iniziative territoriali. La nota diffusa dal comitato lombardo, con il suo richiamo alla “volontà della comunità di informarsi” – sebbene il termine venga qui impiegato in un contesto descrittivo di una realtà territoriale circoscritta – evidenzia proprio quella capacità di radicamento che, agli occhi dei promotori, ha fatto la differenza rispetto a una campagna per il Sì ritenuta più debole sul piano della mobilitazione popolare.




