Arresti, accuse e veleni: è l’annus horribilis del Centrodestra
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Redazione Interno
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I festeggiamenti, tenuti con tono dimesso, per la tenuta della maggioranza che ha scongiurato una sfiducia a Renato Schifani, rischiano di apparire come un tentativo di distogliere lo sguardo dalla tempesta giudiziaria che investe il centrodestra siciliano, la quale, come un iceberg nascosto, minaccia di compromettere la rotta di una coalizione data per solida. Quello che emerge, al di là delle metafore, è un clima di tensione senza precedenti, alimentato da inchieste che scavano in meccanismi opachi e rapporti incrociati tra politica, management sanitario e imprenditoria, i quali, sebbene non tocchino direttamente la figura del governatore, ne lambiscono l’area di influenza e ne mettono in discussione gli equilibri.
Appalti e corruzione nella Sanità, tra ridimensionamento e nuove piste
L’idea che la politica possa aver orientato gare d’appalto e distribuzione di posti di lavoro, così come il sospetto che imprenditori abbiano erogato denaro per accreditarsi presso la pubblica amministrazione, costituiscono il nucleo delle accuse che hanno portato il gip di Palermo a emettere un’ordinanza di custodia cautelare. In essa, che ha condotto ai domiciliari il manager della sanità Roberto Colletti e il primario Antonio Iacono insieme a Totò Cuffaro, si delineano condotte che, secondo gli investigatori, avrebbero alterato il regolare funzionamento degli affidamenti. Tali vicende, peraltro, non sembrano circoscritte a un solo ambito territoriale, ma rivelano connessioni che travalicano i confini regionali, indicando una possibile ramificazione di pratiche discutibili.
Cuffaro ai domiciliari
La posizione di Totò Cuffaro, secondo quanto sostenuto dai suoi legali, risulterebbe ridimensionata dal provvedimento giudiziario, il quale avrebbe escluso il reato più grave di associazione per delinquere e riqualificato parte delle accuse originarie. La difesa, infatti, sottolinea come il gip abbia accolto le loro argomentazioni, limitando i capi d’imputazione sostanzialmente a un episodio contestato di corruzione e a un’ipotesi di traffico di influenze illecite. Questo ridisegno dell’inquadramento giuridico, se da un lato alleggerisce il peso delle imputazioni, dall’altro non cancella la sostanza delle condotte poste sotto esame, che rimangono al centro di un procedimento il cui iter è ancora tutto da definire.
L’archiviazione per Ferdinando Aiello
Un capitolo a sé, che dimostra come l’inchiesta proceda per distinti gradi di approfondimento e non sempre confermi le ipotesi iniziali, è quello riguardante l’ex deputato Ferdinando Aiello. Con un’ordinanza di 228 pagine, depositata in dicembre, il giudice ha infatti rigettato la richiesta di misure cautelari a suo carico avanzata dalla Procura, ritenendo insussistenti gli indizi di coinvolgimento nel presunto “sistema” legato a un appalto dell’Asp di Siracusa. Una decisione che, pur scagionando l’esponente politico da specifiche accuse nell’ambito di questa vicenda, non implica un giudizio complessivo sulla tenuta delle indagini, le quali continuano a svilupparsi lungo piste multiple e non ancora del tutto esplorate.




