Dacia Striker, la sfida alla Skoda Octavia parte da sotto i 25.000 euro
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Redazione Economia
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Il segmento C, quello delle compatte per intenderci, è un campo minato. Ci provano in tanti, ma pochi riescono a imporsi davvero. Dacia, forte dei risultati ottenuti con Bigster – e quel “ce l’abbiamo fatta splendidamente” detto dalla numero uno Katrin Adt risuona ancora come un mantra negli uffici di Bucarest – ci riprova, e lo fa con un’arma inedita. Si chiama Striker, nome in codice C-Neo, ed è la scommessa più ambiziosa del marchio romeno. Non è un SUV, non è una station wagon classica, ma una crasi tra le due tipologie, una di quelle auto che i progettisti amano definire “crossover” e che, guardando le prime immagini, sembra aver preso le linee tese di una berlina per sposarle con l’altezza da terra di un Duster. Lunga 4,62 metri, e dunque leggermente più del fratello Bigster, la Striker punta a cannibalizzare vendite a chi finora guardava con interesse alla Skoda Octavia Wagon o alla Peugeot 308 SW.
Un design che rompe con gli stereotipi del marchio
Chi si aspetta la classica Dacia spartana e dal look squadrato, resterà spiazzato. Osservando il frontale, con quei gruppi ottici a “boomerang” e una firma luminosa che ricorda certe coreane, si fatica a trovare un parente stretto con la Sandero. C’è una banda nera lucida che attraversa tutto il portellone, unendo i fari posteriori a forma di T, e il gioco di superfici sulla fiancata è molto più elaborato del solito. Certo, i paraspruzzi in plastica grezza e i passaruota pronunciati ci ricordano che il Dna è quello, ma l’insieme è decisamente più europeo, più Renault, se vogliamo. L’abitacolo, per ora solo intravisto attraverso il maxi tetto panoramico, dovrebbe riprendere la filosofia del Bigster: schermo centrale, volante a tre razze e, probabilmente, quelle soluzioni “YouClip” per agganciare accessori che tanto piacciono alle famiglie. Ma non aspettatevi sette posti: Striker nasce come cinque posti puri, per non rubare scena a Jogger.
Motori: full hybrid, 4x4 e Gpl per una sfida multi-energia
Sotto il cofano, la strategia è chiara. Si parte con il benzina, declinato in varie forme, ma il pezzo forte sarà l’ibrido. La versione full hybrid, con ogni probabilità, utilizzerà il noto 1.8 litri da 155 cavalli già visto su Bigster, abbinato a un cambio automatico. Ma la vera novità, quella che fa alzare più di un sopracciglio, è la variante ibrida a trazione integrale. Un’architettura, questa, che combina il termico davanti a un motore elettrico posteriore, regalando alla Striker una capacità di trazione inedita per una wagon. Non si tratta di un fuoristrada, sia chiaro, ma di quella spinta in più per chi deve affrontare strade bianche o fondo viscido. E poi c’è il Gpl, il cavallo di battaglia di Dacia, che verrà offerto per tenere bassi i costi d’esercizio. Una strategia, quella multi-energia, che permette a Dacia di coprire tutto lo spettro della domanda senza investire tutto sull’elettrico puro, almeno per ora.
Prodotta in Turchia, in vendita entro l’anno
La produzione non avverrà in Romania, ma nello stabilimento Renault di Bursa, in Turchia. Una scelta logistica, probabilmente, legata alle linee già utilizzate per Duster e per il nuovo Boreal. La presentazione completa è attesa per giugno, mentre l’arrivo nelle concessionarie europee è previsto per la seconda metà dell’anno, verosimilmente in autunno. Il listino, e questo è forse il dettaglio più interessante, partirà da una cifra inferiore ai 25.000 euro. Una soglia psicologica importante, che posiziona Striker ben al di sotto della concorrenza diretta: la Octavia Combi, in Germania, parte da quasi 30.000 euro. Certo, per avere la versione full hybrid o il 4x4 bisognerà mettere mano al portafoglio, ma la forbice di prezzo, come da tradizione Dacia, resterà comunque competitiva. L’obiettivo, dichiarato nel piano strategico del gruppo, è spingere la quota di vendite nel segmento C fino a un terzo del totale entro il 2030, sfruttando proprio modelli come questo Striker e il già citato Bigster per attirare una clientela che finora non aveva considerato il marchio.
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