Rocchi, le intercettazioni e i "sospiri" degli alti dirigenti: le pressioni dell'Inter finiscono nell'inchiesta archiviata
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Redazione Sport
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Non si placano le polemiche intorno all'inchiesta della Procura di Milano che, dopo mesi di indagini, ha richiesto l'archiviazione per l'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e per l'Inter. Sebbene l'indagine si sia conclusa senza conseguenze penali, il contenuto di alcune intercettazioni emerse nell'ambito del procedimento continua a sollevare interrogativi sui rapporti intercorsi tra la società nerazzurra e il mondo arbitrale.
A dare nuovo slancio alla discussione è un servizio pubblicato dal Corriere della Sera, che riporta il tenore di alcune conversazioni captate dagli inquirenti, rivelando un clima di forti pressioni e malcontento.
Le parole di Rocchi e il ruolo di Marotta e Viglione
Tra i passaggi più significativi emersi dalle intercettazioni, spiccano le frasi pronunciate da Rocchi in un momento di sfogo. L'ex arbitro e designatore, messo sotto controllo telefonico durante le indagini coordinate dal pm Ascione, si sarebbe lasciato andare a un commento piuttosto esplicito nei confronti dell'amministratore delegato dell'Inter, Giuseppe Marotta, e del segretario della Figc, Marco Viglione, quest'ultimo considerato il braccio destro del presidente Gravina.
"Mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni", avrebbe detto Rocchi, riferendosi ai continui contatti ricevuti dai due alti dirigenti. La frase, riportata dal quotidiano, è emblematica del clima di pressione che, secondo gli inquirenti, gravava sulla figura del designatore.
Le stesse intercettazioni rivelano come le pressioni provenissero in particolare dall'area tecnica dell'Inter, con Rocchi che in un'altra occasione avrebbe commentato: "Questi dell'Inter rompono pesantemente". Un'affermazione che conferma l'esistenza di un filo diretto, seppur non formalizzato, tra la società e chi all'epoca ricopriva il ruolo di massima autorità nella designazione arbitrale.
Gli investigatori, come si legge negli atti, hanno accertato che tali sollecitazioni non si configuravano come un "sistema" organico, ma rappresentavano comunque un tentativo di influenzare le scelte tecniche riguardanti le gare dei nerazzurri.
Le intercettazioni e il "muro" della Procura
L'inchiesta, che ha visto l'impegno del pm Ascione e dell'aggiunto Ielo, si è conclusa con una richiesta di archiviazione motivata dall'assenza di reati penalmente rilevanti. Ciononostante, il fascicolo contiene una mole di intercettazioni che sono state trasmesse alla Procura Federale della Figc per valutare eventuali profili di illiceità disciplinare.
Proprio in queste ore, il Corriere della Sera ha gettato luce su un altro aspetto investigativo: la Guardia di Finanza non sarebbe riuscita a installare un'apparecchiatura di intercettazione sul telefono di Rocchi per monitorare le conversazioni relative a WhatsApp, un'informazione che potrebbe avere parzialmente limitato il quadro probatorio a disposizione dei magistrati.
La richiesta di archiviazione, annunciata dalla Procura di Milano con un comunicato ufficiale, chiude di fatto il fronte penale della vicenda. Tuttavia, le carte dell'indagine saranno ora al centro dell'attenzione della giustizia sportiva. La Procura Figc, dopo aver ricevuto gli atti, dovrà valutare se le condotte emerse – al di là della loro rilevanza penale – integrino delle violazioni del codice di giustizia sportiva, passibili di sanzioni per il club meneghino o per i suoi dirigenti.
La vicenda, insomma, potrebbe non essere finita qui, spostandosi semplicemente dall'aula del tribunale a quella del giudice sportivo.
L'inchiesta penale e il trasferimento degli atti alla Figc
Il provvedimento di archiviazione, firmato dai magistrati di Milano, mette fine a una lunga stagione di interrogatori, pedinamenti e audizioni che hanno tenuto banco per mesi. La decisione è stata presa dopo che le indagini non hanno prodotto elementi sufficienti a sostenere l'accusa di un'associazione a delinquere finalizzata a condizionare l'operato arbitrale. In particolare, la Procura ha escluso l'esistenza di un "sistema" strutturato, come invece inizialmente ipotizzato, limitando la contestazione a un generico "concorso" con ignoti, poi identificati come esponenti della società Inter.
L'esito dell'inchiesta, tuttavia, non cancella i contenuti delle conversazioni intercettate che restano agli atti come testimonianza di un clima di forte tensione. Il passaggio degli atti alla Procura Figc rappresenta ora il capitolo successivo di questa storia. A differenza della giustizia penale, quella sportiva si basa su principi di responsabilità oggettiva e violazione del codice etico, per cui anche fatti non penalmente rilevanti potrebbero essere valutati come illeciti disciplinari.
La figura di Marotta, già noto per i suoi trascorsi nel mondo del calcio, e quella di Viglione, in quanto uomo di fiducia del presidente Gravina, sono al centro dell'attenzione per le loro presunte pressioni, che hanno trovato conferma nelle intercettazioni effettuate.




