Keir Starmer si dimette: due anni difficili per il Labour e l’ascesa di Andy Burnham
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Keir Starmer ha lasciato l’incarico di primo ministro britannico il 22 giugno, chiudendo una fase politica iniziata nel luglio 2024 quando, appena entrato al numero 10 di Downing Street, aveva promesso di ricostruire la Gran Bretagna “mattone dopo mattone” dopo 14 anni di governi conservatori. A distanza di due anni, quella immagine è diventata il simbolo opposto della sua esperienza a capo dell’esecutivo. I mattoni evocati all’inizio del mandato sembrano essergli crollati addosso, non per un singolo evento improvviso ma per una successione di difficoltà, errori, sfortune e tensioni che hanno accompagnato quasi fin dall’inizio il percorso del governo laburista.
Dal ritorno del Labour alle dimissioni di Starmer
L’arrivo di Starmer a Downing Street aveva rappresentato una svolta politica dopo un lungo periodo di dominio dei Tory. L’obiettivo dichiarato era quello di avviare una fase di ricostruzione nazionale e segnare una netta discontinuità rispetto ai governi precedenti. Tuttavia, il quadro che emerge a giugno 2026 è molto diverso da quello delineato all’inizio del mandato. Le difficoltà si sono accumulate progressivamente e il progetto politico presentato nel 2024 non è riuscito a consolidarsi come previsto. Le dimissioni del premier hanno così aperto una nuova fase di incertezza per il Labour e per l’intero sistema politico britannico.
La vicenda di Starmer si inserisce inoltre in una stagione caratterizzata da una forte instabilità ai vertici del governo del Regno Unito. Dalla Brexit in poi, il numero dei primi ministri che si sono succeduti è aumentato rapidamente. Dopo il referendum che portò alle dimissioni di David Cameron, il Paese ha visto alternarsi sei capi di governo in meno di dieci anni. Tra questi figurano cinque leader conservatori e un solo laburista, proprio Starmer, che è diventato l’ultimo premier a lasciare l’incarico. Questo dato evidenzia la frequenza dei cambiamenti politici che hanno segnato il Regno Unito nell’ultimo decennio.
Andy Burnham e la rivincita politica del Nord
Le dimissioni di Starmer hanno immediatamente spostato l’attenzione su quello che viene indicato come il suo possibile successore: Andy Burnham. Il deputato laburista è una figura molto nota nella politica britannica grazie al suo lungo passato da sindaco di Manchester. Nel dibattito pubblico britannico viene spesso definito il “Re del Nord”, un soprannome che richiama il forte legame con una parte del Paese che da sempre rivendica una propria identità distinta rispetto a Londra. La sua eventuale ascesa alla guida del governo rappresenterebbe un cambiamento significativo negli equilibri interni del Labour e nella rappresentazione geografica del potere politico britannico.
La figura di Burnham è legata a una narrazione che supera i confini della politica nazionale e richiama una contrapposizione storica tra la capitale e le regioni settentrionali dell’Inghilterra. Londra e il Nord vengono spesso descritti come mondi differenti, caratterizzati da sensibilità, paesaggi e tradizioni diverse. Anche il linguaggio e l’immaginario collettivo riflettono questa distanza. Non a caso, nel racconto popolare e sportivo britannico ricorre spesso l’idea di un Nord percepito dai londinesi come un luogo duro e distante. In questo contesto, il successo politico di Manchester e di figure come Burnham assume un valore che va oltre il semplice risultato elettorale.
La centralità del Nord emerge anche attraverso episodi simbolici che hanno segnato la vita pubblica britannica. Nel 2005, ad esempio, la Royal Ascot, storica competizione ippica che si svolge tradizionalmente alla presenza della famiglia reale nella terza settimana di giugno, venne trasferita per una sola edizione a York, nel cuore dello Yorkshire. Un evento eccezionale che richiamò l’attenzione su territori spesso considerati lontani dai principali centri del potere. Nella fase aperta dalle dimissioni di Starmer, questo tema torna con forza nel dibattito politico, alimentando l’idea di una possibile rivincita del Nord attraverso la leadership di Burnham.
Accanto alla prospettiva di un nuovo leader laburista, l’attenzione dei media britannici si è concentrata anche sugli aspetti più personali e simbolici legati al cambiamento. La possibile successione di Burnham è stata infatti raccontata come l’arrivo sulla scena nazionale di una figura capace di rompere alcuni cliché consolidati associati ai vertici della politica britannica. In questo quadro, le dimissioni di Starmer non rappresentano soltanto la fine di un governo, ma anche l’apertura di una fase in cui il confronto tra Londra e il Nord torna a occupare uno spazio centrale nel racconto del Regno Unito contemporaneo.




