La Juventus blinda Spalletti, ma il mercato dipende dalla Champions

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La dirigenza della Juventus, nonostante le voci di un possibile valzer di panchine che coinvolgerebbe diverse big della Serie A, ha ormai trovato l’accordo per il rinnovo di Luciano Spalletti. Il tecnico toscano, subentrato a stagione in corso a Igor Tudor, è pronto a legarsi al club bianconero con un contratto, come si suol dire, “intelligente”, che dovrebbe portare la sua firma a prescindere dall’esito della corsa alla qualificazione per la prossima Champions League. La fumata bianca, attesa ormai da giorni, potrebbe arrivare nel corso della sosta per le nazionali, un momento simbolico che coinciderebbe con gli impegni dell’Italia per le qualificazioni mondiali.

Sul tavolo delle trattative, condotte dall’amministratore delegato Damien Comolli e da Giorgio Chiellini, ci sarebbero due distinte opzioni contrattuali, entrambe volte a garantire stabilità al progetto tecnico ma con sfumature diverse per quanto riguarda l’aspetto economico e la durata. La prima, e al momento la più quotata, prevede un prolungamento fino al 30 giugno 2027, con un’opzione a favore della società per un’ulteriore stagione; in questo scenario, l’ingaggio di Spalletti subirebbe un sostanziale raddoppio, passando dagli attuali 3 a circa 6 milioni di euro a stagione, cui potrebbero aggiungersi bonus legati ai risultati. La seconda ipotesi, invece, sarebbe quella di un biennale secco fino al 2028, ma con un ingaggio leggermente inferiore, attestandosi sui 5 milioni annui. Una scelta, quella della durata, su cui l’ex ct azzurro starebbe riflettendo, memore forse di pregresse esperienze in cui vincoli pluriennali si sono rivelati meno positivi.

Il nodo Champions e la strategia di mercato low cost

Se il futuro dell’allenatore non è in discussione, lo stesso non si può dire per l’entità del budget che verrà messo a sua disposizione per rinforzare la rosa. Il raggiungimento o meno del quarto posto, e della conseguente partecipazione alla prossima edizione della “coppa dalle grandi orecchie”, rappresenta uno snodo cruciale: la qualificazione garantirebbe infatti alle casse bianconere un introito garantito non inferiore ai 70 milioni di euro. Una pioggia di denaro che farebbe la differenza tra un mercato di riparazione e uno in cui poter acquistare giocatori di primissimo livello. Nomi come Leon Goretzka del Bayern Monaco o Bernardo Silva del Manchester City, entrambi in scadenza e dunque svincolabili a parametro zero, sono da tempo nel mirino, ma per convincerli a sposare il progetto serve l’attrattiva della massima competizione europea. In assenza di quei fondi, la dirigenza dovrà inevitabilmente orientarsi su profili low cost e soluzioni tampone.

L’attacco, da Pellegrino all’ipotesi Dzeko, e il rebus Vlahovic

Proprio nel reparto avanzato si concentrano le maggiori attenzioni in ottica mercato. La coppia formata da Jonathan David e Loïs Openda, pur con le loro indiscusse qualità, non ha pienamente convinto, mostrando limiti strutturali soprattutto in termini di fisicità e presenza in area. La dirigenza, guidata dal ds Giovanni Manna, ha quindi tracciato una lista di obiettivi per regalare a Spalletti un centravanti più “classico”. Il preferito, a gennaio, sembrava essere Mateo Pellegrino del Parma: l’argentino piace molto, ma il club ducale lo valuta attorno ai 30 milioni e non intende privarsene facilmente. Tra le soluzioni percorribili, invece, spicca il nome di Edin Dzeko. Il bosniaco, in uscita dalla Fiorentina e ormai quarantenne, rappresenterebbe l’opzione low cost per eccellenza, garantendo esperienza e un feeling già rodato con Spalletti dai tempi della Roma. Un’altra pista porta ad Artem Dovbyk, in partenza dalla Roma, ma l’operazione sarebbe più complessa.

Parallelamente alla caccia al nuovo bomber, in casa Juventus si valuta il futuro di Dusan Vlahovic. Il serbo, il cui contratto è in scadenza, potrebbe non essere ceduto a parametro zero. Anzi, l’idea di un rinnovo al ribasso sta prendendo piede: Spalletti, storicamente, è un tecnico che esalta le caratteristiche del suo centravanti, e con lui Vlahovic potrebbe tornare a essere il finalizzatore da 20 gol a stagione che era ai tempi della Fiorentina. In un campionato povero di grandi bomber, tenerlo e rilanciarlo potrebbe rivelarsi la scommessa più sensata.

Rivoluzione tra i pali: Perin promosso, ma a giugno addio

Se in attacco si cerca un uomo d’area, un cambiamento radicale è già stato deciso per quanto riguarda il reparto dei portieri. Michele Di Gregorio, arrivato la scorsa estate con grandi aspettative, non è riuscito a replicare le prestazioni viste a Monza, complice anche qualche incertezza di troppo in partite delicate come quelle contro Inter e Como. La società ha quindi optato per un avvicendamento: per il finale di stagione, la porta sarà affidata a Mattia Perin, con l’obiettivo di togliere un po’ di pressione dalle spalle dell’ex Monza. Tuttavia, questa promozione ha il sapore di una concessione al momento. Secondo quanto riportato, infatti, sia Di Gregorio che Perin potrebbero lasciare Torino al termine dell’annata. Il primo verrebbe messo sul mercato per recuperare i circa 11 milioni del suo valore residuo, il secondo, a 33 anni, cerca una squadra in cui giocare con continuità. La rivoluzione totale tra i pali prevede l’arrivo di un nuovo portiere titolare di esperienza, con nomi come Vicario o Carnesecchi nella lista, e di un secondo di affidabilità, lasciando il solo Pinso - glio come reduce della vecchia guardia.

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