Monopattino e incidenti, giovani maschi prime vittime
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Redazione Interno
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La notte milanese, quella che trasforma viale dell’Innovazione in una scenografia di ordinaria follia urbana, ha spezzato un’altra vita: Eros Gagliardi, 18 anni, tifoso del Milan e sopravvissuto a una miocardite, è morto dopo lo schianto del monopattino su cui viaggiava come passeggero contro un’auto. A bordo del mezzo, condotto da un ventenne, non vi era traccia di caschi, e i rilievi della polizia locale parlano chiaro: una mancata precedenza da parte del monopattino all’incrocio, un impatto fatale per il giovane, mentre l’automobilista, una 21enne, è risultata negativa ai test.
Non si tratta, purtroppo, di un episodio isolato; al contrario, questa tragedia – la sesta del 2026 – si inserisce perfettamente in un identikit tracciato dai dati raccolti dall’Osservatorio Sapidata-Asaps, che fotografa un fenomeno in costante e drammatica crescita. Dal 2020, i morti sono stati 97: iniziando con 1 decesso in quell’anno, si è passati a 9 nel 2021, 16 nel 2022, 21 nel 2023, 23 nel 2024, 21 nel 2025, fino ai 6 già registrati nei primi mesi di questo 2026.
L’identikit romano e la distrazione fatale
A confermare la tendenza, spostando lo sguardo da Milano a Roma, arriva una recente indagine condotta dagli Ortopedici e Traumatologi Ospedalieri d’Italia (Otodi) e pubblicata sul ‘Journal of Orthopaedic Reports’, che ha analizzato gli accessi al pronto soccorso in due trauma center della Capitale dal 2018 al 2024.
Marco Mugnaini, presidente nazionale Otodi e fra gli autori della ricerca – il quale ha tenuto a precisare che i risultati sono estendibili a tutte le città italiane dove il mezzo è diventato virale – delinea un profilo preciso: la vittima-tipo è un uomo (il 71% dei casi) con un’età compresa tra i 15 e i 35 anni (70%), e il momento più critico della settimana è il venerdì.
Ma cosa provoca esattamente questi infortuni? Nel 78% dei casi si tratta di cadute, spesso dovute a una combinazione letale di fattori: pavimentazione irregolare (e qui i sanpietrini romani giocano un ruolo nefasto), superfici scivolose e, dulcis in fundo, la distrazione del conducente, spesso intento a consultare il cellulare o il navigatore.
L’assenza del casco e le fratture che pesano sul sistema sanitario
Se le cadute rappresentano la causa scatenante, l’assenza di dispositivi di protezione – il casco in primis – trasforma un incidente potenzialmente banale in una tragedia annunciata. Dei 441 pazienti esaminati nello studio romano, solo 36 indossavano il copricapo, una percentuale talmente bassa (meno dell’8%) da rasentare l’inesistenza.
Le conseguenze, sul corpo umano, sono devastanti e ben documentate: il 79% dei feriti ha riportato lesioni ortopediche, con una valanga di fratture e lussazioni che colpiscono prevalentemente polso, radio, clavicola e caviglia; un ulteriore 24% ha subito traumi cranio-facciali o lesioni alla testa.
Circa una frattura su quattro, aggiungono gli ortopedici, ha reso necessario un intervento chirurgico, un dato che fa suonare un campanello d’allarme non solo per la salute pubblica – il presidente Mugnaini parla di un “impatto rilevante” sui pronto soccorso – ma anche per i costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Eppure, nonostante l’evidenza dei numeri, la situazione nelle città italiane – come denuncia Assoutenti – assomiglia sempre più a un “far west”: a fronte dei divieti, il trasporto di passeggeri (come nel caso di Eros Gagliardi) e la guida senza casco sono violazioni sistematiche, e le multe sono talmente poche da rendere qualsiasi norma sostanzialmente inefficace.
La scadenza di maggio e l’urgenza di infrastrutture sicure
In questo scenario, quello che emerge con chiarezza è un divario profondo tra la diffusione virale del monopattino come mezzo di trasporto – spesso pubblicizzato come green e innovativo – e la pericolosità oggettiva del suo utilizzo in un contesto urbano spesso ostile.
Il dato che emerge dalle ricerche, infatti, non lascia spazio a interpretazioni: senza infrastrutture dedicate, con una manutenzione stradale carente (le buche e i sanpietrini sono un pericolo costante) e un’assenza quasi totale di senso di responsabilità individuale, il monopattino si trasforma in una trappola mortale. Da qui la stretta del nuovo Codice della Strada, con l’obbligo di casco, assicurazione e targa che – a partire dal 16 maggio di quest’anno – diventa ufficialmente esecutivo per tutti i mezzi.
Tuttavia, come spesso accade, la normativa da sola non basta: perché sia efficace, servono controlli serrati e una presa di coscienza collettiva che, a giudicare dai numeri degli ultimi anni, è ancora lontanissima dal realizzarsi.




