Milano, arrestato un 19enne per violenze sessuali su minorenni: pedinava le vittime in monopattino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
I carabinieri del Nucleo operativo di Milano Porta Monforte hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, disposta dal gip del capoluogo lombardo, nei confronti di un diciannovenne di nazionalità ecuadoriana, ritenuto responsabile di due distinti episodi di violenza sessuale a danno di altrettante minorenni. I fatti, che hanno sollevato allarme per il metodico e ripetitivo modus operandi, risalgono allo scorso agosto e settembre, trovando il loro epilogo giudiziario con l’arresto avvenuto il tredici dicembre. Le indagini, coordinate dalla Procura di Milano, si sono sviluppate a seguito delle denunce presentate dalle giovani vittime, le cui drammatiche testimonianze hanno permesso di ricostruire una dinamica criminale inquietante nella sua pianificazione.
Il modus operandi: dal pedinamento in metro all'agguato al portone
Ciò che ha unito le due aggressioni, consumatesi in comuni del hinterland milanese e in un quartiere della città, è stata la scelta delle vittime e la fredda metodologia adottata. L’indagato, muovendosi su un monopattino elettrico, selezionava ragazze minorenni che viaggiavano da sole nelle stazioni della linea M2 della metropolitana, avendo individuato in particolare gli scali di Gorgonzola e Crescenzago come suoi terreni di caccia. Da lì, mantenendo una distanza calcolata per non destare sospetti, iniziava un pedinamento silenzioso, seguendo le ignare giovani fino all’ingresso del loro condominio. L’agguato, caratterizzato da una violenza brutale, scattava nel momento di massima vulnerabilità, ovvero quando la vittima, dopo aver aperto il portone di casa, si trovava nella penombra dell’androne e credeva di essere ormai al sicuro.
Le violenze: la prima a Bussero, la seconda a Milano
La prima aggressione è avvenuta a Bussero, nella cintura est di Milano, il dodici agosto dello scorso anno. La seconda, a distanza di poco meno di un mese, si è consumata invece nel capoluogo, il dieci settembre, a conferma di un’escalation che ha spinto gli investigatori a un lavoro serrato per scongiurare il ripetersi di altri episodi. Le indagini, condotte con perizia dagli specialisti del comando provinciale dei carabinieri, si sono avvalse sia dell’analisi delle immagini di videosorveglianza – che in alcuni tratti hanno immortalato il pedinamento – sia del riscontro di elementi materiali, come alcuni indumenti, utili a comporre il quadro probatorio. L’identificazione del sospettato, giunta dopo settimane di accertamenti, ha permesso alla magistratura inquirente di chiedere e ottenere una misura cautelare, ritenendo concreti i rischi di reiterazione del reato.
L'esecuzione della custodia cautelare e le indagini
L’esecuzione dell’ordinanza, che ha posto fine alla libertà del giovane ecuadoriano, rappresenta il punto di arrivo, per ora, di un’inchiesta che ha dovuto affrontare la delicatissima materia delle violenze sessuali, soprattutto quando a subirle sono adolescenti. Gli inquirenti, concentrandosi sui dettagli forniti dalle due ragazze, hanno potuto constatare come le dinamiche fossero sovrapponibili in ogni passaggio, dal luogo di individuazione della preda sino alla modalità dell’assalto, lasciando poco spazio al dubbio sulla paternità dei due crimini. La custodia ai domiciliari, misura meno afflittiva della carcerazione ma pur sempre limitativa della libertà personale, è stata applicata in attesa che il processo faccia il suo corso e accerti le responsabilità dell’imputato, il quale dovrà rispondere delle accuse che gli vengono contestate.




