La prima power unit della Red Bull fa 196 giri a Barcellona, mentre la nuova RB22 mostra un’anima aggressiva
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Redazione Sport
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La prima giornata di test sul circuito di Catalogna, che ha visto le nuove monoposto 2026 muovere i primi passi, è stata dominata dalla curiosità attorno a un componente meccanico la cui evoluzione segnerà profondamente la stagione che verrà. Tutti gli occhi, infatti, erano puntati sul debutto della DM01, la power unit sviluppata internamente da Red Bull Powertrains con la collaborazione di Ford, la quale ha totalizzato ben centonovantasei giri accumulando dati preziosi per l’affidabilità. Nonostante gli ingegneri abbiano sottolineato come l’unità non sia ancora perfetta, quel numero di chilometri percorsi rappresenta un punto di partenza incoraggiante per un progetto completamente nuovo, il quale deve garantire prestazioni e solidità in un panorama tecnico radicalmente mutato.
Quello della power unit, il cui sviluppo è stato seguito con particolare attenzione durante lo shakedown, costituisce soltanto uno dei fronti aperti per la scuderia di Milton Keynes. Parallelamente, la squadra ha svelato al mondo la RB22, la vettura che dovrà difendere il dominio maturato negli ultimi cicli regolamentari e che è stata progettata – dopo otto titoli mondiali costruttori consecutivi – dal direttore tecnico Pierre Waché. La monoposto, concepita intorno al nuovo pacchetto propulsivo e al regolamento del 2026, ha immediatamente mostrato un approccio tecnico marcatamente personale, il quale si discosta in alcuni punti significativi dalle soluzioni adottate dalla maggior parte dei concorrenti.
Mentre molte delle altre case hanno optato per le sospensioni push road, la Red Bull sembra aver imboccato una strada differente, sviluppando concetti che appaiono piuttosto estremi e che rimandano, in un certo qual modo, a filosofie care al passato. La vettura, presentata prima in rendering e poi nella sua forma reale sulla pista, possiede un’impronta aggressiva e alcune soluzioni finora considerate uniche, le quali delineano una personalità tecnica decisamente marcata. Si tratta, in definitiva, di una macchina che – pur non essendo più figlia della mente di Adrian Newey – continua a cercare la via dell’innovazione ardita, una scelta che comporta rischi ma anche potenziali vantaggi competitivi.




