Red Bull sorprende i rivali con la guidabilità della sua RB22, non solo con la potenza della power unit
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Redazione Sport
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Il primo appuntamento con i test prestagionali di Formula 1, che si sta svolgendo in questi giorni sul tracciato di Sakhir in Bahrain, ha offerto ai tecnici e agli addetti ai lavori una serie di spunti di riflessione piuttosto chiari, sebbene sia doveroso ricordare come i cronometri, in questa fase embrionale della stagione, non raccontino mai l’intera verità. Ciò che emerge con una certa evidenza, al di là dei tempi sul giro, è l’impressione destata dalla nuova nata di Milton Keynes, la RB22, che ha fatto centro non soltanto per le prestazioni della sua unità motrice, come molti si aspettavano, ma anche e soprattutto per le sue caratteristiche di guidabilità, un aspetto, quest’ultimo, che ha colpito in modo particolare gli osservatori presenti nel paddock.
C’è chi, come il direttore tecnico della scuderia austriaca, Pierre Waché, prova a gettare acqua sul fuoco dell’entusiasmo, cercando di ridimensionare i facili entusiasmi e ricordando a tutti come sia ancora prematuro parlare di gerarchie definite. Il francese, intervistato al termine delle prime tornate, ha sottolineato come la squadra da lui diretta abbia semplicemente svolto un lavoro di preparazione alla sessione in Medio Oriente più meticoloso rispetto ad altri, riuscendo a mettere in pista una vettura sostanzialmente pronta e affidabile fin dal primo giorno. Da qui, ha tenuto a precisare Waché, a considerare la Red Bull come la forza dominante ce ne corre, invitando alla calma e ribadendo che, a suo giudizio, la squadra è al momento la quarta forza in ordine di importanza, un’affermazione, la sua, che sa tanto di tentativo di abbassare le aspettative e di tenere lontani i riflettori.
Il mistero della power unit e le voci di un vantaggio tecnico
Se Waché prova a minimizzare, i dati rilevati in pista e le dichiarazioni dei diretti concorrenti dipingono un quadro leggermente differente. La Power Unit realizzata internamente dal reparto motori di Milton Keynes, un progetto ambizioso nato dalle ceneri della collaborazione con Honda, ha mostrato sin dall’avvio dei test numeri decisamente interessanti sul fronte del deployment, ovvero sulla capacità di gestire e scaricare a terra l’energia elettrica in fase di accelerazione. Le velocità di punta raggiunte dalla RB22, specialmente sul primo dei lunghi rettilinei del circuito di Sakhir, sono parse sensibilmente superiori rispetto a quelle della concorrenza, un margine che, sebbene si sia più che dimezzato nel corso della seconda giornata di prove, ha lasciato il segno negli ingegneri degli altri team, i quali hanno iniziato a interrogarsi su cosa realmente bolle in pentola a Milton Keynes.
Questa impressione di superiorità, per quanto ancora tutta da verificare su piste con caratteristiche differenti, è stata raccolta e amplificata dalle parole di alcuni protagonisti. Se George Russell, pilota Mercedes, ha parlato di una power unit che al momento sembra in grado di fare la differenza, ammettendo una certa supremazia del pacchetto motoristico austriaco, è interessante notare come anche altri addetti ai lavori, pur con la dovuta cautela, abbiano iniziato a fare i conti con questa nuova realtà. Tutt’intorno, la mera questione dei cavalli sembra essere solo una parte della storia, perché ciò che rende la RB22 particolarmente intrigante agli occhi degli avversari è la naturalezza con cui sembra in grado di sfruttare questo potenziale, senza imporre compromessi di guida al pilota, un aspetto che in una nuova era regolamentare come questa, con power unit completamente ripensate, rappresenta un vantaggio non da poco.
La cautela dei diretti interessati e il controcanto di Russell
Nonostante i segnali incoraggianti, in casa Red Bull l’atteggiamento prevalente è quello di una prudenza quasi maniacale. Waché, infatti, nel suo tentativo di riallineare le aspettative, ha voluto sottolineare come stupirsi per la messa a punto di una start up motoristica che riesce a essere subito competitiva possa essere comprensibile, ma che ciò non deve trarre in inganno riguardo ai reali valori in campo. Il tecnico francese sembra quasi insinuare che alcune delle dichiarazioni provenienti dagli altri box, forse troppo entusiastiche nel riconoscere i meriti del neonato reparto motori, possano nascondere finalità politiche, strategie comunicative messe in atto per spostare l’attenzione o per creare aspettative difficili da gestire. La sostanza, per Waché, è che il lavoro è appena iniziato e che le gerarchie emerse da questi primi giorni di test non potranno che essere stravolte quando tutti avranno risolto i problemi iniziali e inizieranno a spingere realmente.
Parallelamente alla cautela ufficiale proveniente dal muretto Red Bull, c’è chi, come George Russell, prova a fornire una lettura più realistica di quanto visto in pista. Il britannico, dopo aver completato la sua mattinata di lavoro con un miglior crono di tutto rispetto, ha condiviso le sue impressioni sulle nuove monoposto, rispondendo anche ad alcune precedenti dichiarazioni di Max Verstappen. Russell ha parlato di progressi e di sfide, soffermandosi in particolare sulla necessità di comprendere a fondo il comportamento delle gomme e dei nuovi sistemi aerodinamici. Il suo pensiero, però, torna spesso sulla power unit Red Bull, definita come un punto di riferimento per lo stato di sviluppo attuale, un dato di fatto che, secondo il pilota Mercedes, impone ai rivali un’intensa mole di lavoro da qui all’esordio mondiale di Melbourne.




