Marine Le Pen vola nei sondaggi per le presidenziali francesi: al 35,5% e favorita al ballottaggio contro tutti
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Redazione Esteri
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A otto mesi dal primo turno delle elezioni presidenziali francesi, previsto per l'aprile del 2027, la corsa all'Eliseo si infiamma con un dato che sembra ormai consolidato: Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, domina le intenzioni di voto. Secondo l'ultima rilevazione dell'istituto Elabe, condotta per BFMTV e La Tribune Dimanche, la candidata dell'estrema destra raccoglierebbe tra il 34% e il 35,5% dei consensi al primo turno, un vantaggio che nessuno degli sfidanti sembra in grado di erodere.
Un risultato che la proietta come favorita assoluta per il ballottaggio, dove le simulazioni la danno vincente in tutti gli scenari possibili, persino contro l'avversario che, sulla carta, appare il più temibile: l'ex premier Édouard Philippe.
La sfida per il secondo posto: Philippe, Mélenchon e la frammentazione del centro
Se la prima posizione sembra saldamente in mano a Le Pen, il vero campo di battaglia si gioca per l'accesso al ballottaggio, con il secondo posto che diventa un rebus per gli altri schieramenti. L'ultimo sondaggio Ipsos/BVA per Le Parisien, pubblicato il 5 settembre, conferma Édouard Philippe come il candidato meglio posizionato dell'area centrista per raggiungere l'ultimo atto della competizione.
In uno scenario che vede Gabriel Attal, esponente di Renaissance, rinunciare alla corsa, Philippe volerebbe al 19%, staccando nettamente il leader de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, fermo al 15%. La situazione si complica, tuttavia, se il fronte centrista si frammenta: con Attal in campo, Mélenchon (15%) supererebbe di misura Philippe (14,5%), mentre l'ex primo ministro macroniano raccoglierebbe appena il 7,5%, evidenziando come la mancanza di un candidato unico del centro possa aprire scenari imprevedibili.
Una dinamica che preoccupa non poco il campo governativo, alla ricerca disperata di un leader capace di catalizzare il voto moderato per evitare che, a giocarsi la partita finale, siano due candidati considerati estremi.
L'ottimismo del governo e il richiamo alla storia elettorale
Nonostante la netta supremazia di Le Pen nei sondaggi, il ministro francese per gli Affari europei, Benjamin Haddad, esponente di Renaissance, ha voluto gettare acqua sul fuoco, dichiarandosi "piuttosto fiducioso" che l'elettorato francese respingerà l'estremismo al momento del voto.
Intervistato da Euronews, Haddad ha invitato a non fidarsi ciecamente delle rilevazioni, ricordando come nel 2016, all'inizio della sua campagna, Emmanuel Macron si trovasse in posizione ben più arretrata nei sondaggi prima di ribaltare le previsioni e vincere le elezioni del 2017.
Il ministro ha poi insistito sul profondo europeismo dei francesi, contrapposto all'alleanza che Le Pen ha intrattenuto in passato con Vladimir Putin e alle sue storiche posizioni euroscettiche, inclusa la proposta di uscita dall'eurozona, per sostenere che il "no" al populismo sia un tratto distintivo del popolo francese. "I francesi sono profondamente europei", ha ribadito Haddad, sottolineando la distanza tra i valori dell'elettorato e quelli attribuiti alla leader del Rassemblement National.
Il primo duello programmatico al Roland Garros e la sfida dell'economia
La campagna elettorale ha ufficialmente preso il via con il primo vero confronto pubblico tra i candidati, ospitato dal Medef durante la "Rencontre des entrepreneurs de France" allo stadio Roland Garros lo scorso 27 agosto. Sette aspiranti alla presidenza si sono trovati di fronte alla platea degli industriali per discutere di debito pubblico, pensioni e tasse, offrendo al Paese le prime, tangibili differenze programmatiche.
La scelta del palco economico non è casuale: con il tema del "coraggio" come filo conduttore dell'evento, il mondo imprenditoriale ha cercato di porre l'accento sulla necessità di politiche per una "economia forte" e di risposte concrete alle difficoltà del tessuto produttivo locale, in vista di un'eredità politica che si preannuncia complessa da gestire per il prossimo inquilino dell'Eliseo.
I candidati hanno così iniziato a misurarsi non solo nei sondaggi, ma anche su quei dossier caldi che, a primavera, potrebbero rivelarsi decisivi per il verdetto delle urne, mentre la partita per il secondo posto e la tenuta del fronte repubblicano restano le grandi incognite di questa transizione politica.
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