Zes Unica, il credito d’imposta si sgonfia: alle imprese arriva poco più del 60%
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Redazione Economia
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La promessa, che aveva acceso molte speranze nel tessuto produttivo del Mezzogiorno, si è decisamente scontrata con la complessa realtà dei calcoli tecnici. L’Agenzia delle Entrate, con un atto formale siglato dal direttore Vincenzo Carbone, ha infatti determinato la percentuale effettiva di utilizzo del credito d’imposta per gli investimenti nella Zona Economica Speciale Unica. Il provvedimento, identificato dal numero 570046, stabilisce in maniera definitiva che, di ogni cento euro di agevolazione maturata teoricamente dalle aziende, soltanto 60,3811 potranno essere concretamente utilizzati in compensazione. Una riduzione, questa, che non era immediatamente percepibile nella lettura della norma originaria e che modifica sostanzialmente l’impatto economico della misura.
Il meccanismo che ridimensiona il beneficio
Il credito d’imposta, concepito come volano per attrarre capitali nelle regioni meno sviluppate, presenta infatti un meccanismo di calcolo che ne erode la potenziale portata. La percentuale nominale del beneficio, quella che viene applicata alla base degli investimenti ammissibili, subisce una correzione per determinare l’importo finalmente fruibile. Questo passaggio, tecnicamente necessario per conformarsi alle regole comunitarie in materia di aiuti di stato, è culminato nel coefficiente fissato dall’Agenzia. Ne consegue che un’agevolazione annunciata con una aliquota nominale del 60% si traduce, in ultima analisi, in un sostegno reale che sfiora appena il 36% dell’investimento iniziale. Una differenza non di poco conto, la quale rischia di influenzare le decisioni strategiche delle imprese, costrette a ricalcolare la sostenibilità dei loro progetti.
Le reazioni e il ruolo dei professionisti
Di fronte a questo scenario, che molti operatori economici non hanno mancato di definire deludente, assume un’importanza cruciale il lavoro di accompagnamento svolto dai professionisti del settore. Gli ordini professionali, come quello dei commercialisti di Perugia – in una regione, l’Umbria, il cui recente ingresso nella Zes ha allargato il perimetro dell’iniziativa –, si sono attivati per colmare il divario informativo. L’obiettivo, come sottolineato dagli stessi organismi, è duplice: da un lato formare i propri iscritti sulle intricate procedure necessarie per accedere alle misure, dall’altro fornire alle aziende un supporto qualificato per districarsi nella complessità normativa. Un’azione, questa, divenuta ancor più indispensabile dopo la pubblicazione del provvedimento che ha quantificato il cosiddetto “effetto riduttore” sul credito.
Il contesto e le prospettive operative
La vicenda del credito d’imposta per la Zes Unica si inserisce in un quadro politico-economico in evoluzione, dove le politiche di sviluppo territoriale sono al centro del dibattito. La determinazione della percentuale di fruibilità, sebbene appaia come un mero adempimento tecnico, rappresenta in realtà il punto di congiunzione tra le intenzioni della legge e la loro applicazione pratica. Le imprese, che devono ora fare i conti con un beneficio inferiore alle attese, si trovano nella condizione di dover valutare con maggiore attenzione tutti gli altri fattori che rendono appetibile un investimento in quelle aree. Mentre l’amministrazione finanziaria ha completato il suo compito interpretativo, tocca ora agli investitori, assistiti dai loro consulenti, decidere se e come sfruttare un’agevolazione che, pur ridimensionata, rimane uno degli strumenti principali della politica industriale per il Sud.




