Putin avverte l'Europa: “Truppe in Ucraina significano guerra diretta”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un avvertimento senza margini di ambiguità. Dal vertice dei BRICS a New Delhi, Vladimir Putin ha fissato una linea rossa: qualsiasi dispiegamento di forze militari europee in territorio ucraino verrebbe considerato da Mosca come un atto di guerra contro la Federazione russa. La formula usata dal capo del Cremlino non lascia spazio a interpretazioni: “L'invio di truppe europee in Ucraina significherebbe entrare in guerra con la Russia”.

La soglia invalicabile del Cremlino

La dichiarazione, pronunciata venerdì 11 settembre alla vigilia del summit, non distingue tra reparti da combattimento, istruttori militari o forze di supervisione destinate a operare solo dopo un cessate il fuoco. Nella prospettiva russa, la mera presenza organizzata di soldati occidentali trasformerebbe il confronto in uno scontro diretto tra Mosca e gli Stati coinvolti.

A questo monito Putin ha affiancato una dichiarazione di tono opposto: la Russia, ha sostenuto, “non ha intenzione di minacciare l'Europa”, aggiungendo che “nessuno si rende conto che non abbiamo alcun motivo per entrare in conflitto con l'Europa”.

La cornice scelta per l'ultimatum non è casuale. Il 18mo vertice dei BRICS si tiene a Nuova Delhi il 12 e 13 settembre, sotto la presidenza indiana, e riunisce gli undici Stati membri che rappresentano il 49,5 per cento della popolazione mondiale, il 40 per cento del prodotto interno lordo globale e il 26 per cento del commercio internazionale.

Nei colloqui bilaterali con il premier indiano Narendra Modi, Putin ha rimarcato i solidi legami economici ed energetici tra i due Paesi, a dimostrazione — nella lettura del Cremlino — del ruolo ancora centrale della Russia nello scacchiere globale nonostante le sanzioni occidentali.

Il cantiere della forza multinazionale

Il monito di Mosca si rivolge direttamente ai preparativi della Coalizione dei volenterosi, guidata da Regno Unito e Francia. I due Paesi stanno definendo l'architettura della Multinational Force for Ukraine, la cui catena di comando è stata affidata il 24 luglio 2026 a un generale britannico con quartier generale operativo a Parigi.

Le comunicazioni ufficiali della Coalizione — diffuse il 13 luglio e confermate il 24 agosto — precisano che il dispiegamento non è previsto nell'attuale fase di combattimento: l'eventuale contingentamento, a carattere esclusivamente difensivo, verrebbe attivato solo dopo un cessate il fuoco credibile e su formale richiesta del governo di Kiev, con il compito di garantire la sicurezza aerea, marittima e terrestre dell'Ucraina.

Dal punto di vista del diritto internazionale, Kiev ha pieno titolo sovrano a richiedere assistenza militare esterna per la protezione dei propri confini. La contesa anticipa il nodo centrale di qualsiasi trattativa di pace: chi e con quali modalità assicurerà la sicurezza dell'Ucraina a guerra conclusa. Se per Kiev e gli alleati una presenza militare sul terreno è ritenuta indispensabile a prevenire nuove aggressioni, per il Cremlino rappresenta il tentativo di integrare di fatto l'Ucraina nell'architettura difensiva occidentale.

Le condizioni di Mosca e il pressing di Kiev

Sul fronte diplomatico, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha espresso l'auspicio di un nuovo incontro trilaterale con i negoziatori americani. “Restiamo aperti ai negoziati”, ha dichiarato Peskov in un'intervista a Izvestia, “speriamo che, come è stato detto con i negoziatori americani, nel prossimo futuro potremo riunirci di nuovo in tre e continuare il dialogo”. Le condizioni di Mosca, ha precisato, restano quelle note, così come quelle che la Russia definisce le cause dell'“operazione militare speciale”.

Parallelamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivolto un appello diretto a Donald Trump perché vengano adottate “subito” sanzioni severe contro la Russia, con l'obiettivo di ostacolarne la capacità di produrre missili balistici. “Le misure volte a limitare la produzione di missili balistici e armi correlate devono essere prese senza indugio”, ha dichiarato Zelensky durante il forum Yalta European Strategy a Kiev, aggiungendo di non comprendere “perché le decisioni non possano essere prese rapidamente”.

L'Ucraina, che lamenta una carenza di mezzi antiaerei per contrastare i missili russi, teme l'arrivo dell'inverno e nuove offensive contro le proprie infrastrutture energetiche, come già accaduto nel 2025.

Il precedente tedesco e la lettura di Putin

Putin ha rifiutato di commentare la vittoria del partito Alternativa per la Germania alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, definendola una questione interna tedesca. Ha tuttavia osservato che “gli attuali sviluppi in Europa affondano le radici negli errori sistemici commessi dai globalisti occidentali nei settori della politica, della sicurezza e dell'economia”.

In precedenza, il leader russo aveva sostenuto che i leader europei “spaventano la popolazione con una minaccia immaginaria proveniente dalla Russia”, aggiungendo che “questa minaccia non esiste e non è mai esistita”.

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