Putin avverte l'Europa: «Truppe a Kiev significano guerra alla Russia»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dal vertice dei Brics a New Delhi, Vladimir Putin ha lanciato un avvertimento diretto ai Paesi europei: qualsiasi dispiegamento di truppe sul territorio ucraino «equivale a una guerra contro la Russia». Il presidente russo, citato dalle agenzie, ha sostenuto che Mosca non rappresenta una minaccia per l'Europa, ma ha posto una linea rossa netta sull'invio di forze militari a supporto di Kiev. La dichiarazione arriva mentre i negoziati per una soluzione del conflitto restano in una fase di stallo, con gli inviati americani impegnati in una complessa navetta diplomatica tra Mosca e Kiev.

La rivendicazione smentita sul campo

La guerra delle narrazioni non risparmia nemmeno la geografia. Il 1° settembre Putin aveva annunciato con soddisfazione la conquista di Sviatohirsk, nella regione di Donetsk, inserendola tra i quattordici insediamenti caduti sotto controllo russo. Pochi giorni dopo, il comandante ucraino Andriy Biletsky, alla guida del Terzo Corpo d'Armata, ha registrato un video messaggio proprio dal centro della città, con alle spalle il monastero della Lavra.

Nel filmato, diffuso sui canali ufficiali, Biletsky invita la dirigenza politico-militare russa a «togliersi i nasi da clown» e a smettere di rendersi ridicola, precisando che la 60ª Brigata meccanizzata controlla pienamente l'abitato, che di fatto costituisce la retrovia ucraina. La smentita è stata recepita persino da fonti filo-Cremlino, tanto che l'Institute for the Study of War ha rilevato come un blogger militare allineato a Mosca abbia ammesso l'evidenza, puntando il dito contro la cultura della disinformazione diffusa tra i comandi russi.

La diplomazia parallela degli inviati americani

Sul piano negoziale, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha espresso l'auspicio di una ripresa del formato trilaterale che coinvolga Russia, Ucraina e Stati Uniti. Parlando ai media indiani prima del summit, Peskov ha definito «costruttivo» e «estremamente franco» l'incontro avuto a Mosca il 5 settembre con gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, i quali hanno poi proseguito la loro missione a Kiev il giorno successivo.

Il portavoce ha aggiunto che Mosca apprezza gli sforzi di mediazione, pur precisando che le condizioni di fondo del Cremlino non sono cambiate e che Kiev appare «provocata in larga misura da alcuni Paesi europei» che non hanno abbandonato l'idea di una sconfitta strategica della Russia. Peskov ha anche sottolineato come sia ancora «troppo presto» per parlare di una data o di una sede precise per un eventuale nuovo round negoziale.

Il pressing di Zelensky sulle sanzioni

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky continua a fare pressing sull'amministrazione americana per ottenere un pacchetto sanzionatorio più incisivo contro Mosca. In diverse dichiarazioni pubbliche, Zelensky ha ribadito che l'Ucraina si aspetta misure forti da Washington e Bruxelles, sostenendo che i ritardi nell'adozione di nuove sanzioni finiscono per rallentare la pressione sul Cremlino.

Il leader ucraino ha anche espresso sostegno alla linea di Trump, che ha subordinato l'inasprimento delle sanzioni alla cessazione degli acquisti di energia russa da parte dei Paesi della NATO, e ha auspicato che gli Stati Uniti compiano passi autonomi senza attendere che l'Europa si muova compatta.

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