Tregua tra India e Pakistan regge, ma i deputati indiani criticano Trump
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Redazione Esteri
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Nonostante le reciproche accuse di violazioni, il cessate il fuoco tra India e Pakistan sembra resistere, con segnali di normalizzazione che arrivano dalle zone più calde del confine. Secondo il Times of India, la situazione appare tranquilla a Srinagar, Akhnoor, Rajouri e Poonch, oltre che nella città di Jammu, dopo una giornata segnata da intensi bombardamenti provenienti dal territorio pakistano.
L’accordo, raggiunto ieri grazie alla mediazione statunitense, aveva posto fine – almeno formalmente – a settimane di scontri che hanno causato 66 vittime civili. La crisi era esplosa il 22 aprile, quando un attentato terroristico in Kashmir aveva ucciso 26 turisti indiani, spingendo Nuova Delhi a lanciare l’“Operazione Sindoor”, una serie di raid aerei oltre confine contro presunti gruppi sostenuti da Islamabad.
Ma la tregua, annunciata con enfasi da Donald Trump su Truth Social – dove il presidente americano aveva scritto di un «PIENO E IMMEDIATO CESSATE IL FUOCO» – è durata poche ore. Nella notte, colpi di contraerea hanno squarciato il cielo di Srinagar, in risposta a quello che le autorità indiane hanno definito l’avvistamento di droni pakistani. Omar Abdullah, primo ministro di Jammu e Kashmir, ha confermato le esplosioni, affermando senza mezzi termini: «Questo non è un cessate il fuoco».
La fragile calma arriva dopo che il Pakistan aveva lanciato l’operazione «Bunyan-un-marsoos», una risposta militare su media scala minacciata da giorni. Se da un lato le parti sembrano voler evitare un’ulteriore escalation, dall’altro la diffidenza reciproca resta palpabile. Intanto, a Nuova Delhi, diversi deputati hanno criticato Trump per aver reso pubblico l’accordo prima di un annuncio ufficiale da parte dei governi coinvolti, interpretando la mossa come un’ingerenza nella sovranità nazionale.




