La montatura perfetta: Meloni smaschera il video fake di Conte e l’opposizione affonda nel gossip
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Redazione Interno
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La regola, ormai nota anche ai meno avvezzi al digitale – si pensi alla celebre mamma di Zerocalcare, descritta dal fumettista come la più imbranata del creato quando si tratta di maneggiare uno smartphone – è che chi di social ferisce, di social perisce. A scoprirlo, suo malgrado, è stato Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, il quale ha creduto bene di lanciare l’ennesimo affondo contro Giorgia Meloni attraverso un video pubblicato su X.
Nel filmato, corredato dalla scritta “Fatevi sotto, non temiamo nulla”, l’ex presidente del Consiglio riprendeva stralci del suo intervento alla Camera, avvenuto due giorni prima, alternandoli a primi piani della premier che, con espressioni corrucciate o distratte, sembrava ascoltarlo in tempo reale. Peccato che la realtà, come spesso accade quando si fa un uso troppo disinvolto del montaggio, fosse radicalmente diversa: mentre Conte arringava l’aula, Meloni si trovava al Quirinale, impegnata nella tradizionale colazione di lavoro con il capo dello Stato in vista del Consiglio europeo.
Una discrepanza temporale che trasforma quel video, nelle intenzioni apparentemente provocatorio, in un clamoroso episodio di disinformazione.
“Ero al Colle, lei mistifica”: la replica secca della premier
La presidente del Consiglio, che in passato ha già messo in guardia sui pericoli dell’intelligenza artificiale applicata alla politica, non ha lasciato passare nemmeno un minuto prima di ribattere a tono. La sua replica, affilata e puntuale, mira a smontare pezzo per pezzo l’artificio retorico pentastellato.
“Presidente Conte, mi spiega come avete fatto a montare le mie espressioni sul video del suo intervento, considerato che in quel momento io ero al Quirinale e quindi non in Parlamento?” ha scritto la premier su X, aggiungendo un passaggio destinato a fare discutere: “Lo chiarisco solo per ricordare a tutti quanto la vostra politica si fondi su mistificazioni della realtà e fake news”. Un attacco frontale che non solo mette in dubbio la buona fede del diretto interessato, ma estende il giudizio all’intera strategia comunicativa del Movimento.
Del resto, proprio nelle ore precedenti, l’aula era già stata teatro di un acceso battibecco, quando un deputato pentastellato aveva accusato la premier di aver “indossato le ginocchiere” di fronte a Trump e Netanyahu, una frase giudicata sessista e volgare dalle fila di Fratelli d’Italia. L’episodio del video, dunque, si inserisce in un clima di tensione già rovente, dove la sostanza del confronto politico rischia di soccombere sotto il peso di provocazioni troppo costruite.
Conte si giustifica: “Era una contestualizzazione, non mi intimidite”
Accusato di aver confezionato un fake, Giuseppe Conte non ha chiesto scusa né ha ammesso l’errore, optando invece per una strategia di rovesciamento dell’accusa. In una lunga controreplica, il leader M5S ha infatti rivendicato la liceità del montaggio, definendolo una semplice “contestualizzazione” necessaria per “precisare che quelle domande e richieste di chiarimenti erano rivolte” alla presidente.
“Cara Meloni”, ha scritto sarcasticamente l’ex premier, “non avrei mai immaginato che, tra crollo del potere d’acquisto, Italia fanalino di coda sulla crescita e stazioni di carburante come gioiellerie, lei riuscisse a trovare il tempo per seguire i miei social”. Con tono pungente, Conte ha poi accusato la presidente del Consiglio di volerla “buttare in caciara”, utilizzando il casus belli del video come un diversivo per evitare di rispondere ai veri problemi del paese.
Secondo la sua ricostruzione, la premier era “tenuta ad ascoltare non solo gli interventi di maggioranza ma anche di opposizione”; il fatto che lei si fosse allontanata prima del suo discorso dimostrerebbe, a suo dire, una scarsa considerazione per il ruolo del Parlamento. Tuttavia, la scelta di Conte di difendere l’indifendibile – ammettendo implicitamente la finzione del montaggio – rischia di indebolire ulteriormente la sua posizione, trasformando una denuncia politica in una questione di credibilità personale.
La guerra a colpi di pixel e la perdita di sostanza nel dibattito
Osservando la scena politica nelle ultime quarantotto ore, si ha la netta sensazione che il dibattito pubblico sia scivolato su un piano inclinato fatto di tecnicismi da redazione web. L’attenzione si è concentrata sui tempi di montaggio, sulla geolocalizzazione dei primi piani di Meloni (che la ritraggono seduta ai banchi del governo, anche se in una circostanza diversa) e sulla sapienza dei social media manager.
Si perde così di vista, forse volutamente, il nocciolo del discorso di Conte, che pure aveva puntato il dito su questioni spinose come il caro-carburanti, i ritardi infrastrutturali sul Ponte sullo Stretto e l’aumento della pressione fiscale. Invece di ottenere un contraddittorio su questi temi – che pure sarebbero potuti diventare agenda politica – il leader pentastellato si trova ora a difendersi dall’accusa di diffondere “notizie false”.
D’altra parte, la reazione della presidente del Consiglio è altrettanto rivelatrice: concentrandosi sull’errore formale del video, Meloni evita di replicare punto su punto alle accuse di fallimento sulle riforme e di paragone con il comandante Schettino. Lo scontro, insomma, si risolve in una sorta di “dissing” a distanza, dove la musica conta più delle parole e dove, in assenza di un arbitro, ogni colpo è permesso pur di non perdere il favore dell’algoritmo.




