Ragazza stuprata a Prato dopo essere stata drogata con una minestra
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Redazione Interno
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"Quella minestra insieme, poi non ricordo più nulla". Sono le parole, frammentate e dense di angoscia, con cui una 24enne ha ricostruito l'inizio dell'incubo vissuto a Prato, dove i carabinieri hanno tratto in arresto un uomo di 59 anni, già noto alle forze dell'ordine. L'imputato, che lavora in un caffè pasticceria, è accusato di aver violentato la giovane collega dopo averle somministrato di nascosto, in una zuppa, la cosiddetta droga dello stupro, una sostanza incolore e insapora che annulla la volontà e la memoria.
L'incubo nel camper dopo la pausa pranzo
La dinamica, ricostruita dagli investigatori, appare sinistra nella sua semplicità. Dopo la pausa pranzo, trascorsa in compagnia del titolare, i ricordi della ragazza, assunta da pochi giorni in una piccola ditta che ripara macchine da caffè, si sono improvvisamente annebbiati fino a svanire. Il risveglio, ore dopo, è avvenuto in un camper, con indosso abiti diversi da quelli che portava al lavoro, in un contesto che le era del tutto estraneo. La consapevolezza dell'accaduto, unita alla sensazione di smarrimento e di violazione, ha quindi spinto la giovane a denunciare l'accaduto, fornendo ai militari gli elementi, seppur confusi, per avviare le indagini.
Le prove decisive delle telecamere
A inchiodare l'uomo, il cui nome è Riccardo Vannucchi, sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti all'interno della ditta. Quelle riprese, che i carabinieri hanno sequestrato e analizzato, hanno permesso di confermare il racconto della vittima, documentando i movimenti dell'imputato e il momento in cui avrebbe adulterato il pasto. Le registrazioni, considerate prove fondamentali, mostrano infatti l'uomo mentre versa un liquido nella minestra che avrebbe poi offerto alla dipendente, un gesto deliberato che precede di poco la totale perdita di coscienza della giovane.
Un passato che ritorna
L'indagine ha anche portato alla luce un inquietante precedente nella biografia dell'arrestato, che risale a diciotto anni fa. In quel caso, l'uomo fu coinvolto in un episodio di violenza sessuale ai danni di un'altra ragazza, un fatto che, sebbene lontano nel tempo, sembra tracciare una linea di continuità con l'aggressione recente. Questo dettaglio, mentre il procedimento giudiziario segue il suo corso, aggiunge un tassello cruciale al profilo dell'indagato, senza che ciò pregiudichi, naturalmente, il suo diritto a un equo processo.
Il fenomeno delle aggressioni chimiche
L'episodio di Prato riporta drammaticamente l'attenzione sul fenomeno delle violenze sessuali commesse sotto l'effetto di sostanze psicotrope somministrate a insaputa delle vittime, un metodo che rappresenta circa l'1% del totale degli stupri ma che lascia segni profondi per il tradimento della fiducia e l'annullamento della persona. L'uso di queste droghe, che spesso sfugge alle rilevazioni tossicologiche se non cercato espressamente e tempestivamente, complica non poco il lavoro investigativo e il percorso giudiziario, rendendo la parola della vittima, quando riesce a emergere dal vuoto di memoria, l'elemento centrale su cui costruire l'accusa.




