Vajont, 61 anni dopo, il ricordo di una tragedia
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Redazione Interno
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Il 9 ottobre 1963, alle 22:39, una frana di 260 milioni di metri cubi di roccia si staccò dal Monte Toc e precipitò nel bacino artificiale della diga del Vajont, situata al confine tra Veneto e Friuli. Questo evento catastrofico generò un'onda di 50 milioni di metri cubi d'acqua che si abbatté sulla cittadina di Longarone e sui paesi circostanti, provocando la morte di 1917 persone. La tragedia del Vajont, uno dei peggiori disastri ambientali causati dall'uomo, rimane ancora viva nella memoria non solo della popolazione locale, ma di tutta Italia.
Il Presidente del Senato, La Russa, ha ricordato questo tragico evento, sottolineando come la natura abbia voluto darci una lezione. Durante le cerimonie commemorative, tenutesi a Longarone, erano presenti molti familiari delle vittime, nonché numerosi sopravvissuti che, con le lacrime agli occhi, hanno rievocato quella notte e i giorni successivi. Le immagini di devastazione e desolazione, che seguirono l'onda distruttiva, sono impossibili da dimenticare.
In occasione del 61esimo anniversario del disastro, l'Associazione culturale Rosse Torri, il Circolo Legambiente Dora Baltea e lo Zac hanno organizzato una serata di riflessione e memoria intitolata "Strano sto vento... - Vajont 60 anni + 1 dopo". La lettura scenica, con la partecipazione di Irma Cannatella, Nicola Giglio, Giovanna Mazza e Simonetta Valenti, si terrà oggi, mercoledì 9 ottobre, alle 21:00 allo Zac di Ivrea. Questo evento mira a mantenere viva la memoria della tragedia e a riflettere sull'attualità dello sfruttamento delle risorse naturali.
Il disastro del Vajont, causato da una combinazione di errori umani e negligenza, rappresenta un monito per le generazioni future. La frana, infatti, era stata preceduta da numerosi segnali di instabilità del terreno, che furono ignorati o sottovalutati.
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