Trump: «Errore espellere la Russia dal G8». Zelensky a Lukashenko: «Rimuova i ripetitori dei droni o ci pensiamo noi»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito “un errore” l’espulsione della Russia dal G8, un gruppo che all’epoca dei fatti era ancora il G8 prima della svolta di Crimea e che oggi, con l’esclusione di Mosca, si riunisce come G7. A margine di un trasferimento a Camp David, Trump ha dichiarato di aver gestito otto conflitti in passato e di ritenere, inizialmente, che la guerra tra Russia e Ucraina fosse la più semplice da risolvere, salvo poi ammettere che le complessità sul campo e le posizioni dei contendenti rendono la partita assai più ardua del previsto.

“Pensavo fosse più facile far finire questa guerra, ma ci riuscirò”, ha detto, senza aggiungere dettagli sulle tempistiche o sui possibili canali negoziali che intende attivare. Nel frattempo, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ribadito che Trump appare pronto a riprendere un dialogo diretto con Mosca, mentre gli europei, a suo giudizio, starebbero solo fingendo di voler trattare per guadagnare tempo e prepararsi a uno scontro armato su larga scala entro il 2030.

L’ultimatum di Zelensky alla Bielorussia sui ripetitori per droni

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un duro avvertimento al leader bielorusso Alexander Lukashenko, concedendogli una settimana di tempo per rimuovere i sistemi ripetitori installati sulle torri bielorusse, che – secondo Kiev – vengono utilizzati per guidare gli attacchi dei droni russi contro le città ucraine. La minaccia è chiara: se Lukashenko non provvederà autonomamente allo smantellamento di quelle apparecchiature, sarà l’Ucraina a farlo, con modalità non meglio specificate ma che lasciano intendere un’azione diretta sul terreno.

Zelensky ha sottolineato che le apparecchiature, posizionate lungo due oblast al confine con l’Ucraina, sono strumenti che consentono di colpire obiettivi civili, e ha ribadito che per Kiev non fa differenza se i ripetitori siano russi o bielorussi, perché ciò che conta è l’effetto letale che producono sulla popolazione ucraina. Le parole del presidente arrivano in un momento di estrema tensione, con la Bielorussia che si trova sempre più schiacciata nel ruolo di alleato logistico della Russia, pur senza essere ufficialmente in guerra contro l’Ucraina.

Attacco su Kharkiv e chiusura degli aeroporti di Mosca

La notte scorsa la Russia ha sferrato un attacco aereo su Kharkiv, colpendo il quartiere di Kholodnohirsky con bombe che hanno causato almeno cinque vittime civili, tra le quali figura anche un bambino, secondo le prime ricostruzioni dei soccorritori. Le operazioni di salvataggio sono ancora in corso perché non si esclude che sotto le macerie dell’edificio distrutto possano esserci altre persone, e il bilancio delle vittime potrebbe quindi aggravarsi nelle prossime ore.

L’offensiva aerea si inserisce nella consueta strategia russa di colpire le retrovie ucraine per indebolire il morale della popolazione e danneggiare le infrastrutture, ma ha anche un effetto politico immediato, perché alimenta la richiesta di Kiev di ottenere più sistemi di difesa aerea dai partner occidentali.

Sul fronte opposto, la Russia ha subito una massiccia ondata di attacchi con droni ucraini che ha costretto le autorità di Mosca a chiudere tutti e quattro gli aeroporti della capitale – Sheremetyevo, Vnukovo, Domodedovo e Zhukovsky – per motivi di sicurezza, come annunciato dal ministero dei Trasporti russo su Telegram.

La chiusura, definita una misura necessaria per garantire la sicurezza del volo, blocca sia le partenze che gli arrivi e rappresenta un segnale della crescente capacità ucraina di colpire nel profondo del territorio nemico, dopo mesi in cui i droni hanno già raggiunto obiettivi strategici come raffinerie e depositi di carburante.

La lettura di Lavrov e le crepe nel fronte occidentale

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha offerto la sua interpretazione della situazione internazionale, sostenendo che gli europei fingano di voler negoziare con la Russia mentre in realtà si stanno preparando a un conflitto diretto entro il 2030, e che invece Donald Trump sia sinceramente intenzionato a riprendere il dialogo per trovare una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina.

Lavrov ha espresso scetticismo sulla durata dell’unità tra Stati Uniti ed Europa, emersa durante il vertice del G7 di Evian, e ha ribadito che Mosca è disposta a parlare con Trump, considerandolo un interlocutore più pragmatista rispetto ai leader europei. Questa posizione riflette la strategia russa di cercare di dividere l’Occidente, scommettendo su un approccio bilaterale con Washington che possa aggirare le posizioni più dure degli alleati europei, preoccupati da una possibile pace negoziata che lascerebbe l’Ucraina in una posizione di debolezza.

Nel frattempo, sul terreno la guerra continua a mietere vittime e a distruggere città, mentre le diplomazie parallele – quella pubblica e quella riservata – si muovono su binari che solo in apparenza convergono verso un cessate il fuoco.

Le implicazioni militari e diplomatiche dell’ultimatum

L’ultimatum di Zelensky a Lukashenko non è solo un avvertimento verbale, ma contiene una potenziale escalation che coinvolgerebbe direttamente la Bielorussia, finora rimasta ai margini del conflitto attivo pur ospitando truppe e sistemi russi sul proprio territorio. La rimozione dei ripetitori, se non avverrà per via politica, potrebbe tradursi in un’operazione militare ucraina oltre confine, un passo che Kiev finora ha evitato per non allargare il fronte e per non dare a Mosca un pretesto per coinvolgere formalmente Minsk nel conflitto.

La scelta di rendere pubblica la minaccia, invece di agire in segreto, suggerisce che Zelensky punti a esercitare una pressione internazionale su Lukashenko, cercando di isolarlo e di mostrare alla comunità internazionale la complicità bielorussa nei bombardamenti contro i civili.

D’altro canto, la chiusura degli aeroporti di Mosca a causa dell’ondata di droni dimostra che l’Ucraina ha la capacità di mettere in difficoltà la logistica russa, colpendo non solo obiettivi militari ma anche infrastrutture civili strategiche, e questo potrebbe spingere il Cremlino a rivedere le proprie tattiche di difesa aerea, già messe a dura prova dai continui attacchi nei mesi scorsi.

La guerra, insomma, si gioca sempre di più su più tavoli: quello militare, quello energetico, quello diplomatico, e ora anche quello della minaccia diretta a un paese vicino che fino a oggi era rimasto in una sorta di limbo belligerante.

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