Bruxelles, scontri alla stazione centrale durante la manifestazione sindacale: barricate e idranti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La mattinata di venerdì 9 ottobre a Bruxelles è stata segnata da violenti scontri tra centinaia di giovani mascherati e le forze dell'ordine, in un clima di forte tensione che ha accompagnato la manifestazione nazionale indetta dai sindacati belgi. Gli incidenti si sono concentrati nei pressi della stazione centrale, dove i manifestanti si erano radunati fin dalle prime ore del mattino.

La dinamica degli scontri e la reazione della polizia

Secondo quanto ricostruito dalla polizia di Bruxelles, intorno alle 10:30 si sono create tensioni nei pressi dello scalo ferroviario, dove diverse centinaia di giovani si erano mescolati ai partecipanti al corteo. L'atmosfera è progressivamente degenerata, con lancio di ciottoli, bottiglie di vetro, fuochi d'artificio e immondizia contro gli agenti. La risposta delle forze dell'ordine non si è fatta attendere: cannoni ad acqua e gas lacrimogeni sono stati utilizzati a distanza per disperdere i facinorosi.

Nel corso dei disordini, diversi velocipedi del sistema di bike sharing sono stati dati alle fiamme in place de l'Albertine, generando una densa nube di fumo visibile da diverse zone della città. Il comunicato della polizia locale ha precisato che l'intervento è stato mirato contro i responsabili dei disordini, al fine di ristabilire l'ordine pubblico e garantire la sicurezza dei cittadini, dei manifestanti stessi e dei servizi di emergenza.

Le rivendicazioni dei sindacati e il contesto della protesta

La giornata di mobilitazione era stata organizzata dalle sigle FGTB e CSC, che contestano la politica socio-economica del governo federale guidato da Bart De Wever. Lo slogan scelto per la manifestazione, "Non nelle nostre tasche", riassume la posizione dei lavoratori contro i tagli al bilancio e le misure di austerità. Secondo le stime fornite dagli organizzatori, alla manifestazione hanno partecipato circa 50.000 persone, mentre la polizia ha indicato una cifra compresa tra 30.000 e 50.000.

Il corteo era partito dalla stazione centrale per dirigersi verso l'Esplanade de l'Europe, nei pressi di Bruxelles-Midi. I sindacati chiedono che l'effort richiesto per risanare i conti pubblici non gravi sui lavoratori e sulle famiglie, e propongono alternative che includono una maggiore contribuzione da parte dei grandi patrimoni e delle imprese.

Le conseguenze sui trasporti e i prossimi appuntamenti

La manifestazione ha avuto ripercussioni significative sulla mobilità urbana. La STIB ha annunciato forti perturbazioni sulla rete di metropolitana, tram e autobus, con diverse linee non operative o con frequenze ridotte. Anche il trasporto regionale ha subito contraccolpi: in Vallonia, il réseau LeTec ha segnalato possibili disagi sull'intera rete, mentre in Fiandra la De Lijn ha previsto un servizio alternativo con circa il 60 per cento dei mezzi in circolazione.

Sul fronte aeroportuale, circa 140 voli sono stati cancellati a Brussels Airport, mentre lo scalo di Charleroi ha mantenuto le operazioni, pur con possibili difficoltà di accesso. La mobilitazione sindacale non si esaurisce con la giornata di venerdì: lunedì 12 ottobre è previsto uno sciopero dei servizi pubblici indetto dalla CGSP, alla vigilia del discorso di politica generale del premier De Wever davanti al Parlamento federale.

Il quadro delle finanze pubbliche belghe

Le proteste si inseriscono in un contesto di forte pressione sui conti pubblici del Belgio. Il governo federale è impegnato a individuare risparmi per circa 10 miliardi di euro entro la fine della legislatura, nel 2029, per riportare il deficit su un percorso compatibile con gli impegni europei. Il disavanzo attuale si aggira intorno ai 33 miliardi di euro. Il primo ministro De Wever ha più volte sottolineato che l'effort richiesto sarà "fuori categoria" e che nessuno potrà esserne escluso.

Le misure allo studio includono interventi su pensioni, indicizzazione salariale, flessibilità del tempo di lavoro e possibile revisione delle aliquote IVA, tutte ipotesi che i sindacati considerano linee rosse invalicabili.

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