La volata Champions è un rebus a tre (anzi quattro) facce: calendari incrociati e gli scenari di una rimonta possibile
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Tra 270 minuti di gioco e tre fine settimana di passione, la corsa che vale la qualificazione alla prossima Champions League si è trasformata in un rompicapo dai contorni quasi geometrici. Se il Napoli sembra aver ormai saldamente in pugno il secondo posto (con 70 punti all'attivo, frutto di un cammino solido e privo di particolari scossoni), dietro ai partenopei – e all'Inter ormai irraggiungibile in vetta – la mischia per gli ultimi due biglietti disponibili per la massima competizione europea si è fatta serrata, coinvolgendo ben quattro squadre racchiuse in un fazzoletto di appena cinque lunghezze. Stiamo parlando, nell'ordine, del Milan (67), della Juventus (65), della Roma (64) e del sorprendente Como (62): una situazione di equilibrio tale che ogni singolo risultato, ogni episodio destinato a verificarsi tra sabato e domenica, peserà come un macigno sulla definizione degli organici del prossimo anno.
L’effetto della trentacinquesima e il peso specifico dei fattori campo
L’ultimo weekend di campionato ha avuto il merito di riaprire completamente i giochi, laddove sembrava essersi ormai cristallizzata una gerarchia. La sconfitta del Milan sul campo del Sassuolo (un ko che ha tolto certezze ai rossoneri, resi improvvisamente vulnerabili in trasferta) è stato il principale colpo di scena, un’occasione sprecata che ha permesso alle inseguitrici di riavvicinarsi pericolosamente. A ciò si è aggiunto il contemporaneo pareggio della Juventus contro il Verona e quello del Como con il Napoli, spartizione di punti che ha avuto un solo grande beneficio: la clamorosa rimonta della Roma. I giallorossi, vincendo per 4-0 contro la Fiorentina, hanno dimostrato una condizione fisica e di gioco superiore a quella delle rivali, recuperando quell’inerzia psicologica che spesso, in queste fasi di campionato, vale più della differenza reti.
Analizzando i calendari residui, emerge chiaramente come la gestione delle energie e il “fattore San Siro” possano giocare un ruolo determinante. Il Milan potrà contare su due partite casalinghe su tre (Atalanta e Cagliari, intervallate dalla trasferta di Genova), un vantaggio non indifferente per una squadra che cerca riscatto dopo l’amaro stop esterno. Situazione più complessa per la Juventus, chiamata a superare l’ostacolo di un doppio impegno tutt’altro che banale: la trasferta di Lecce e il derby della Mole contro un Torino sempre ostico in questo tipo di confronti, senza dimenticare la gara interna con la Fiorentina. Quanto alla Roma, reduce da una striscia di risultati positivi, ritrova giocatori chiave come Soulé, Koné e l’argentino Dybala: la loro riaggregazione al gruppo, dopo i problemi fisici che ne hanno condizionato la seconda parte di annata, sta restituendo ai capitolini quella profondità di organico che era mancata nei mesi precedenti.
L’incrocio dei destini tra derby e insidie salvezza
Se per Milan e Como gli impegni sembrano, a prima vista, più morbidi sulla carta, la realtà del calcio di fine stagione nasconde insidie specifiche legate alla motivazione delle avversarie. Il Como, guidato da Fabregas, affronterà Verona, Parma e Cremonese: tre squadre che, a seconda dei risultati delle prossime ore, potrebbero giocarsi la salvezza o presentarsi all’appuntamento con la testa già rivolta alle vacanze. Proprio questa variabile – l’atteggiamento di chi non ha più obiettivi o lotta per non affondare – potrebbe favorire la squadra lariana in un finale di stagione che la sta proiettando verso traguardi storici.
Pesano, invece, come macigni gli ostacoli che attendono le grandi tradizionali. Per la Roma l’appuntamento clou sarà il derby con la Lazio, un match che in questo frangente non rappresenta solo una questione di prestigio cittadino ma una vera e propria finale per tenere aperto il discorso Champions. La posta in palio è altissima per Gasperini, il quale ha dichiarato pubblicamente a febbraio quanto la mancata partecipazione alla Coppa dei Campioni per la sua squadra rappresenti una ferita profonda e un obiettivo dichiarato di riscatto professionale. Allo stesso modo, la Juventus dovrà vedersela con i granata nel segno della tradizione, un incrocio storicamente equilibrato dove la tattica e l’agonismo sovrastano spesso la tecnica.
L’aritmetica delle possibilità e gli scenari di parità
A tre giornate dal termine, la distanza tra la terza posizione (Milan) e la sesta (Como) è di soli cinque punti, una forbice che rende matematicamente possibili combinazioni di ogni tipo. Per il Milan la matematica della qualificazione è semplice seppur insidiosa: servono almeno due vittorie su tre per blindare il piazzamento senza guardare a ciò che accade altrove. La Juve di Spalletti, da parte sua, ha bisogno di raccogliere almeno otto punti, ma la pressione di dover vincere due partite su tre potrebbe tradursi in un’arma a doppio taglio per una squadra che nelle ultime uscite ha faticato a esprimere un calcio fluido e concreto.
Nell’ipotesi di arrivo a pari punti tra più compagini (scenario non così improbabile vista la frammentazione dei risultati), non sarà la differenza reti generale a stabilire le eliminate, quanto piuttosto la cosiddetta “classifica avulsa” basata sugli scontri diretti. Un aspetto, questo, che potrebbe rivelarsi una spada di Damocle soprattutto per la Juventus, il cui rendimento negli incroci con le dirette concorrenti non è stato esaltante. In questa volata serrata, la resilienza mostrata dalla Roma nell’ultimo mese appare, al momento, il fattore imprevedibile capace di rivoluzionare i pronostici della vigilia.




