La lunga ombra della Spd: il declino del più antico partito socialdemocratico d'Europa
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Redazione Interno
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Alle sei di una fredda domenica invernale, quando gli schermi televisivi hanno iniziato a mostrare le prime proiezioni, un silenzio malinconico e rassegnato si è diffuso tra i membri del partito socialdemocratico tedesco, il più antico d'Europa. Questo silenzio ha parlato forte, sotto lo sguardo severo della statua di Willy Brandt, testimone di un passato glorioso. Fondato nel 1875, questo partito ha resistito alle tempeste della storia, dalla clandestinità sotto Bismarck, al crollo della Repubblica di Weimar, passando per il nazismo e l'Ora Zero del 1945.
La svolta elettorale in Germania non ha però portato il trionfo sperato da Friedrich Merz. I cristiano-democratici, con il 28,5% secondo gli exit poll, hanno sì vinto le elezioni, ma non sono riusciti a ottenere il risultato sperato. Al contrario, i socialdemocratici di Olaf Scholz hanno subito un crollo storico, scendendo al 16,5%. L'estrema destra dell'AfD, invece, ha quasi raddoppiato i voti, raggiungendo il 20,7%. L'affluenza alle urne è stata dell'84%, un record dai tempi della riunificazione tedesca nel 1990.
La Germania si trova ora di fronte a un rompicapo politico. I popolari, primo partito, non hanno raggiunto il trenta per cento sperato da Friedrich Merz, presentandosi come l'unica alternativa al caos e la speranza di ripresa dalla crisi. Hanno convinto, sì, ma senza entusiasmare. L'AfD ha ottenuto un'affermazione clamorosa, con un 20% che significa consensi stratosferici nella Germania orientale.
In attesa dei dati definitivi sui flussi elettorali e delle analisi del voto nelle singole regioni, è evidente che il consenso dei tedeschi dell'Est per l'AfD ha giocato un ruolo significativo. Questo partito di estrema destra, già fortemente radicato nel 2021, ha dimostrato di poter capitalizzare sul malcontento legato alle disuguaglianze economiche e sociali tra la Germania occidentale e quella orientale.




