L’Europa e la crisi dell’Occidente: due immagini che raccontano un declino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quei due fotogrammi alla Casa Bianca resteranno a lungo nella memoria collettiva. Il primo ritrae Donald Trump, lavagna in mano nel Giardino delle Rose, mentre annuncia una guerra commerciale che rischia di sconvolgere gli equilibri globali. Il secondo mostra Volodymyr Zelensky, umiliato nello Studio Ovale da un’amministrazione che sembra aver smarrito ogni senso di misura. Scene che, se lette insieme, disegnano il tramonto di un’egemonia occidentale ormai in frantumi.

Aldo Ferrari, docente all’università Ca’ Foscari di Venezia e esperto di geopolitica, non ha dubbi: «Trump sta accelerando l’avvento di un’era post-occidentale». Con una politica fatta di dazi, provocazioni e rotture unilaterali, il presidente americano ha scosso il sistema internazionale più di chiunque altro negli ultimi decenni. Un terremoto che non riguarda solo l’economia, ma l’essenza stessa dell’alleanza transatlantica. L’Europa, dal canto suo, sembra incapace di reagire, divisa tra tentennamenti e speranze vane.

L’egemonia statunitense non è mai stata solo questione di trattati o basi militari. Si è costruita nel tempo attraverso il controllo delle tecnologie, delle reti digitali e di un’intelligence che ha plasmato gli eventi globali. Oggi, però, quella leadership appare svuotata. Trump non parla più di protezione, ma la mette sul mercato; non invoca solidarietà, pretende obbedienza. E mentre l’America perde faccia e autorevolezza, le borse crollano e i governi cercano di calcolare i danni.

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