Baden-Württemberg, i Verdi tengono: Özdemir verso la guida del Land, crollano SPD e FDP
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Redazione Esteri
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Il responso delle urne in Baden-Württemberg, primo e significativo test del cosiddetto “Superwahljahr” 2026, consegna un verdetto chiaro pur nella ridda di percentuali che si sono assottigliate col procedere dello spoglio: i Verdi, nonostante l’addio del lungo ministro-presidente Winfried Kretschmann, restano il primo partito del Land. La formazione ecologista, che ha retto l’urto di una campagna elettorale durissima, si attesta intorno al trenta per cento, un risultato in leggero calo rispetto alla tornata precedente ma sufficiente, stando alle proiezioni definitive, per mantenere la testa. A rincorrere, con un distacco che si è ridotto a poche frazioni di punto, è la Cdu di Manuel Hagel; il partito democristiano incassa un aumento di consensi superiore ai cinque punti percentuali, una crescita che non basta però a scalzare l’egemonia verde durata un quindicennio. L’analisi dei flussi, e qui sta la novità più dirompente, racconta di un’avanzata impetuosa dell’AfD, che quasi raddoppia le proprie preferenze e si insedia saldamente al terzo posto con circa il diciotto per cento, un dato che rimodella gli equilibri parlamentari e introduce una variabile destinata a pesare nel dibattito politico nazionale.
La parabola di Özdemir e il tracollo dei socialdemocratici
Sarà dunque Cem Özdemir, il cinquantenne nato in Svevia ma con radici anatoliche che ama definirsi “svevo dell’Anatolia”, a raccogliere l’eredità di Kretschmann. La sua candidatura, costruita su un profilo volutamente moderato e talvolta in netto distacco dalle posizioni più radicali dei Verdi federali, ha pagato in termini di fiducia personale, surclassando l’avversario Hagel nella percezione degli elettori. Lo stesso Hagel, nonostante il recupero del partito, esce ridimensionato dalla contesa, complici le polemiche suscitate da un vecchio video in cui, da giovane politico, elogiava in termini discutibili l’aspetto di una studentessa minorenne, un episodio che potrebbe aver inciso sulla fiducia degli indecisi. Se la tornata elettorale incorona Özdemir, essa segna però il tracollo di altri due pilastri del sistema tedesco: la Spd, relegata a un preoccupante cinque virgola cinque per cento, e la Fdp, che con il quattro virgola cinque per cento resta addirittura fuori dalla soglia di sbarramento. Per i socialdemocratici, il cui candidato Andreas Stoch ha già annunciato il ritiro, si tratta di una emorragia di consensi senza precedenti in questo Land, una batosta che getta un’ombra lunga sulla tenuta della coalizione guidata da Friedrich Merz a Berlino.
Una regione divisa tra continuità e protesta
L’esito del voto, che ha visto anche una partecipazione alle urne in crescita di sette punti rispetto al 2021, fotografa un elettorato spaccato. Da un lato, la conferma ai Verdi premia una gestione amministrativa giudicata positivamente e l’appeal personalissimo di Özdemir, che ha saputo conquistare fette di elettorato tradizionalmente borghese. Dall’altro, il boom dell’AfD, trainato anche dal voto dei giovanissimi (la nuova legge ha abbassato a sedici anni l’età per votare), rappresenta un sintomo inequivocabile del disagio diffuso in una regione, cuore pulsante dell’industria automobilistica tedesca, che vive con ansia la transizione ecologica e i timori di deindustrializzazione. La Cdu, pur in crescita, si trova così nella scomoda posizione di dover digerire una sconfitta nell’anno in cui sperava di riconquistare la piena egemonia nei Länder, mentre i liberali, estromessi dal parlamento di Stoccarda, vedono allontanarsi ulteriormente le speranze di una rinascita nazionale.
Verso nuove alleanze a Stoccarda
Ora si aprono ufficialmente le danze per la formazione della nuova giunta. L’aritmetica parlamentare, con Verdi e Cdu che insieme detengono una solida maggioranza di seggi, rende quasi obbligato il ricorso alla cosiddetta “Große Koalition” in versione locale, ovvero la riedizione dell’alleanza giallo-nera che ha governato il Land negli ultimi dieci anni sotto la regia di Kretschmann. Lo stesso Özdemir, nella notte elettorale, ha teso la mano ai democristiani parlando di una “partenariato alla pari”, un’offerta che Hagel, nonostante l’amarezza per il mancato sorpasso, sembra destinato ad accogliere, escludendo categoricamente qualsiasi dialogo con la destra di AfD. La partita, tuttavia, si giocherà sui dettagli del programma e sulla spartizione dei ministeri, in un negoziato che si preannuncia complesso vista la distanza originaria tra i due partiti su temi cruciali come la mobilità e le politiche industriali. La partita politica tedesca, dopo questo primo verdetto, si sposta ora verso Renania-Palatinato e Berlino, dove i riflettori sono già puntati.




