Bufera politica ad Arzignano, dimissioni in blocco fanno cadere l'amministrazione Bevilacqua

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La crisi politica che da giorni scuote Arzignano, alimentata da uno scontro sempre più aspro tra la sindaca Alessia Bevilacqua, neo eletta in consiglio regionale, e l'ex vicesindaco Riccardo Masiero, ha raggiunto il suo epilogo con un atto formale che sancisce la fine dell'amministrazione. La mattina di giovedì 18 dicembre, infatti, dieci consiglieri comunali hanno depositato contestualmente le proprie dimissioni, un numero tale da superare la soglia critica e determinare, di fatto, lo scioglimento del consiglio comunale e la decadenza della giunta. L'annuncio, giunto direttamente dal Comune, segna l'inizio della fase commissariale per la città del Grifo, la cui macchina amministrativa si trova ora in uno stato di sospensione forzata, in attesa di nuovi assetti. La mossa arriva dopo una serata, quella di mercoledì 17, già segnata dalla paralisi dell'aula, quando numerosi esponenti dell'opposizione e di quella che fino a poco prima era la maggioranza avevano abbandonato i lavori, privando l'assemblea del numero legale necessario per deliberare e costringendo il segretario generale Pasquale Finelli a dichiare chiusa la seduta.

Le ragioni di una frattura insanabile

Al centro del conflitto, che ha logorato progressivamente gli equilibri di governo, vi è stato il rimpasto di giunta voluto dalla prima cittadina, il quale ha portato alle dimissioni dello stesso Masiero. Quest'ultimo, fino a poche settimane fa figura di raccordo tra il sindaco e una parte consistente della base di supporto, è diventato il capofila di una dissidenza interna sempre più rumorosa. La Bevilacqua, dal canto suo, dopo un iniziale periodo di riserbo ha rotto il silenzio per esporre pubblicamente le proprie ragioni, in una intervista rilasciata a un network locale, spiegando la sua visione e le motivazioni degli avvicendamenti che hanno innescato la reazione a catena. Le sue parole, tuttavia, non sono riuscite a ricomporre una frattura ormai divenuta insanabile, accelerando invece la decisione dei consiglieri di forzare la mano verso lo scioglimento dell'intero organismo.

La lista dei dimissionari e il vuoto di potere

A rassegnare le proprie dimissioni sono stati i cinque consiglieri del gruppo Liga Veneta Repubblica, che faceva parte della lista che portò Bevilacqua al governo ed esprimeva il vicesindaco Masiero: Mario Zuffellato, Marianna Carulli, Silvia De Cao, Emanuela Fochesato e Roberta Refosco. A loro si sono aggiunti i tre componenti del gruppo "Diego Zaffari Sindaco + Futuro per Arzignano", ovvero Diego Zaffari, Antonio De Sanctis ed Elena Dalla Benetta. Hanno fatto lo stesso il consigliere del gruppo "Forza Italia Berlusconi – Sterle Sindaco", Nicolò Sterle, e infine Marco Cazzavillan, iscritto al gruppo misto. Questo esodo coordinato ha prodotto l'effetto immediato di privare il Comune dei suoi organi politici elettivi: nessuno di essi, infatti, risulta più in carica, lasciando un vuoto di potere che sarà colmato, come da prassi, dall'arrivo di un commissario straordinario nominato dalla prefettura.

Le procedure per il commissariamento

Con la decadenza del sindaco, della giunta e del consiglio comunale, si applicano automaticamente le disposizioni di legge per i casi di scioglimento anticipato degli enti locali. La prefettura di Vicenza, dunque, avvierà le procedure per l'insediamento di un commissario, il cui compito sarà quello di assicurare la continuità amministrativa e la gestione ordinaria degli affari correnti, in attesa di nuove elezioni. Questo passaggio, se da un lato garantisce il funzionamento dei servizi essenziali, dall'altro congela di fatto qualsiasi progetto politico o decisione di lunga gittata, rimandando alla futura consultazione popolare la scelta di una nuova guida per la città. La situazione getta una luce critica sulla stabilità degli esecutivi locali, mostrando come tensioni interne, se non mediate, possano condurre in breve tempo allo svuotamento delle istituzioni.

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