Inchiesta arbitri, archiviato il caso Rocchi: “Solo suggestioni”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’inchiesta arbitri su Gianluca Rocchi e sulle presunte designazioni arbitrali “pilotate” è stata archiviata dalla Procura di Milano, che ha escluso la presenza di elementi sufficienti per ipotizzare una frode sportiva. Il decreto firmato dal magistrato Maurizio Ascione e dal procuratore aggiunto Paolo Ielo evidenzia come il procedimento si sia sviluppato sul terreno delle ipotesi e delle suggestioni, senza una base probatoria in grado di sostenere le accuse. L’indagine riguardava i rapporti tra il designatore arbitrale e alcuni esponenti del mondo del calcio, con particolare attenzione anche alla posizione dell’Inter.

L’archiviazione dell’inchiesta arbitri e le motivazioni della Procura

Nel decreto di archiviazione relativo all’inchiesta arbitri, la Procura di Milano sottolinea che le ricostruzioni emerse durante gli accertamenti non hanno trovato conferme sufficienti. Secondo quanto riportato nel provvedimento, sul fondo delle iscrizioni sono rimaste “ipotesi, talvolta suggestioni”, considerate prive di un adeguato supporto probatorio. Il procedimento aveva preso in esame le presunte anomalie nelle designazioni e i rapporti tra Gianluca Rocchi e altri protagonisti del calcio italiano, ma gli approfondimenti non hanno portato a elementi utili per contestare una condotta fraudolenta.

Tra gli aspetti analizzati dagli inquirenti c’erano anche i rapporti tra Rocchi e Gabriele Gravina, oltre al peso attribuito ad alcune relazioni all’interno dell’ambiente calcistico. Il decreto evidenzia però l’assenza di prove concrete che potessero collegare questi rapporti a un meccanismo di condizionamento delle designazioni arbitrali. La Procura ha quindi concluso che il quadro raccolto durante l’indagine non consentiva di sostenere accuse sul piano penale, chiudendo il fascicolo senza ulteriori sviluppi.

Il caso Rocchi e le reazioni dopo la chiusura del procedimento

La vicenda ha coinvolto in particolare Gianluca Rocchi, designatore arbitrale finito tra i principali indagati nell’inchiesta. Dopo la diffusione degli sviluppi giudiziari, Ivan Zazzaroni ha commentato la situazione attraverso il proprio profilo Instagram, sostenendo che Rocchi avrebbe commesso errori nel ruolo di designatore ma senza aver favorito nessuno. Nel suo intervento ha definito l’indagine basata su illazioni e ha ricordato le conseguenze personali e professionali affrontate dall’ex arbitro, tra cui l’autosospensione e la perdita del lavoro.

Anche altri commenti hanno riportato l’attenzione sulla differenza tra il piano penale e quello sportivo. L’inchiesta arbitri non ha prodotto conseguenze sul fronte penale, mentre resta distinto il tema delle eventuali valutazioni in ambito sportivo. Le analisi successive alla decisione della Procura si sono concentrate quindi sul contenuto del decreto e sulle motivazioni che hanno portato all’archiviazione, con riferimento al mancato riscontro di prove su eventuali irregolarità nelle designazioni.

Le designazioni sotto esame e il mancato riscontro delle accuse

Nel fascicolo è stata analizzata anche la designazione dell’arbitro Mariani per la partita Torino-Inter del 26 aprile scorso. Secondo quanto riportato nel decreto, Mariani era stato indicato da Rocchi con l’obiettivo di assicurare un arbitro considerato di alto livello per l’incontro, prima di un successivo incontro con Giorgio Schenone, dirigente dell’Inter. Questo elemento era stato valutato nell’ambito degli approfondimenti, ma non è stato ritenuto sufficiente per dimostrare un collegamento con un presunto condizionamento delle scelte arbitrali.

La conclusione della Procura di Milano è stata quindi legata alla mancanza di una base probatoria concreta rispetto alle ipotesi iniziali. Le accuse sulle presunte designazioni arbitrali pilotate non hanno trovato conferme negli atti dell’indagine, che si è chiusa con l’archiviazione per l’assenza di elementi in grado di sostenere l’ipotesi di frode sportiva.

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