Mistero sulla morte di Jason Arday, il professore di Cambridge travolto dalle accuse di plagio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La scomparsa di Jason Arday, il più giovane professore nero mai nominato dall’Università di Cambridge, ha scosso profondamente il mondo accademico britannico e aperto un dibattito politico di straordinaria intensità. Il docente di sociologia dell’educazione, trovato senza vita nella sua abitazione di Battersea, a Londra, venerdì 14 agosto, si era dimesso appena nove giorni prima, il 5 agosto, dopo essere stato bersaglio di una campagna mediatica incentrata su presunte irregolarità nella sua tesi di dottorato e nel suo curriculum accademico.

La notizia del decesso, avvenuto all’età di 41 anni, ha trasformato il caso da una vicenda di presunto illecito accademico a un simbolo della brutalità della gogna mediatica e del cosiddetto "cancellamento" pubblico. La polizia metropolitana di Londra, intervenuta dopo la segnalazione del servizio di ambulanza, ha dichiarato che la morte è stata trattata come inaspettata ma non sospetta, lasciando aperte tutte le ipotesi, incluso il suicidio, anche se le indagini sono ancora in corso.

La famiglia dell’accademico, attraverso una nota diffusa dall’editore Simon & Schuster, ha rotto il silenzio parlando di una "campagna di disinformazione" diventata insostenibile per un uomo che definiscono mite e sempre incline a vedere il meglio negli altri.

La caduta del "prodigio" e le accuse di plagio

La parabola di Jason Arday sembrava scritta per ispirare: cresciuto a Battersea da genitori immigrati ghanesi, a lui era stata diagnosticata l'autismo in giovane età e, come lui stesso ha raccontato pubblicamente, non parlò fino agli 11 anni né imparò a leggere fino ai 18. Questo straordinario percorso di riscatto lo aveva portato a ottenere una cattedra a Cambridge nel 2023, un traguardo storico che lo aveva reso un simbolo delle politiche di diversità e inclusione nel Regno Unito.

Tuttavia, il suo nome è finito al centro di un vortice mediatico quando Nathan Cofnas, un accademico autodefinitosi "realista razziale" già allontanato da Cambridge nel 2024 per accuse di razzismo, ha sollevato pubblicamente dubbi sul suo operato, parlando di numerosi episodi di plagio nei suoi lavori. La stampa britannica, in particolare le testate di destra, ha cavalcato la polemica sostenendo che Arday avesse beneficiato indebitamente delle politiche di diversità, uguaglianza e inclusione (DEI) per scalare le gerarchie accademiche.

In questo clima, la Liverpool John Moores University, che gli aveva conferito il dottorato di ricerca nel 2015, aveva già condotto un'indagine interna scagionandolo dalle accuse di plagio, parlando di un "errore onesto e ragionevole", ma Cambridge ha deciso comunque di aprire una propria inchiesta interna dopo aver ricevuto "nuove informazioni" su altri titoli e incarichi onorari che non sarebbero stati confermati dagli atenei coinvolti.

La veglia degli studenti e l'accusa di razzismo

Il tragico epilogo ha innescato una reazione immediata e commossa nell'ambiente universitario. Oltre duecento persone hanno partecipato a una veglia a Cambridge per ricordare il professore, organizzata dai suoi stessi dottorandi, mentre un'altra manifestazione è stata indetta a Trafalgar Square, a Londra, dal gruppo Stand Up to Racism. Tra gli studenti è maturata una convinzione diffusa: che l'università avesse costruito attorno ad Arday un simbolo di inclusione per poi abbandonarlo quando è diventato un bersaglio.

Le parole di una delle sue studentesse, riprese dalla BBC, sono diventate il grido di dolore della comunità accademica: "È stato il razzismo a ucciderlo". La dottoranda Shahnaaz Khan, una delle organizzatrici della veglia, ha invocato giustizia, puntando il dito contro i media britannici e sostenendo che il trattamento riservato ad Arday non ha precedenti paragonabili per docenti bianchi accusati di reati simili.

A corroborare il clima di pressione insostenibile, il mentore di Arday e membro dello staff di Cambridge, Simon Woolley, ha rivelato alla BBC di averlo incontrato pochi giorni prima del decesso, descrivendolo come un uomo ridotto a metà del suo peso corporeo che aveva confessato di "sentirsi perseguitato a morte".

La petizione per un'inchiesta pubblica e il ruolo dei media

L'onda d'urto della vicenda ha varcato i cancelli dell'ateneo, investendo la politica nazionale. Una petizione promossa dall'attivista Good Law Project, che chiede al governo laburista guidato dal premier Andy Burnham l'apertura di un'inchiesta pubblica sul ruolo della stampa nella morte di Arday, ha raccolto oltre 33.000 firme.

L'iniziativa, sostenuta anche da diversi deputati della maggioranza come Clive Lewis e Nadia Whittome, sostiene che la morte dell'accademico sia stata "il risultato diretto e prevedibile" della persecuzione mediatica subita nelle ultime settimane. Lo stesso Good Law Project ha affermato che "non ci possono essere dubbi" che la morte sia stata causata dalle molestie della stampa e che "il razzismo sia stato il fulcro di questa storia".

Il rettore di Cambridge, Chris Smith, ha rotto il silenzio condannando "l'accanimento razzista" scatenato attorno alla figura di Arday, e pur ribadendo che ogni accusa di plagio va indagata, si è rifiutato di partecipare a quello che ha definito un "wahn razzista" (delirio razzista) nei confronti di un singolo accademico.

Nel frattempo, l'università stessa, nonostante le dimissioni, ha annunciato che proseguirà le indagini interne, i cui risultati confluiranno in una revisione generale delle procedure per la designazione dei ruoli accademici più importanti.

Reazioni contrastanti e il peso delle scelte dell'ateneo

La tragedia ha evidenziato la frattura culturale che attraversa il mondo accademico britannico, dando vita a interpretazioni contrapposte. Da un lato, critici come Mathew Goodwin, ex professore all'Università del Kent e noto oppositore delle politiche DEI, hanno sostenuto che la colpa sia dell'ateneo per aver esposto una persona considerata non qualificata a un ruolo di alto profilo senza un adeguato supporto, arrivando a ipotizzare che qualcuno tra i vertici di Cambridge potrebbe dover rassegnare le dimissioni.

Dall'altro lato, figure come la giornalista e autrice Afua Hirsch hanno puntato il dito contro i media di destra, definendo la copertura "ossessiva" e sproporzionata per accuse di plagio, che si inserisce in una narrazione più ampia utilizzata per attaccare altre figure pubbliche di colore.

Nel mezzo, lo stesso Arday, nella sua lettera di dimissioni pubblicata il 5 agosto, aveva definito il passo indietro come "l'unico modo" per porre fine a un periodo difficile, sebbene avesse precisato che non doveva essere interpretato come un'accettazione delle accuse. La sua voce, e le sue stesse parole su un'analisi pubblica che riteneva sproporzionata e crudele, risuonano oggi come un monito sulla deriva di un dibattito che ha finito per travolgere una vita.

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