Il petrolio risale, Brent di nuovo sopra i 100 dollari al barile tra cautela in borsa e attese sul negoziato Usa-Iran
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Redazione Economia
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La tregua sui mercati energetici, se di tregua si può parlare dopo il crollo della vigilia, è durata lo spazio di una notte. Il Brent, il benchmark europeo per eccellenza, ha ripreso quota nelle contrattazioni asiatiche, superando nuovamente la soglia psicologica dei cento dollari al barile con un balzo del 2,9% che lo ha riportato a 102,84 dollari. Un movimento altrettanto deciso, se non più marcato, ha interessato il West Texas Intermediate, schizzato del 3,5% a 91,20 dollari. La scossa arriva a poche ore dal crollo di oltre il 10% registrato nella seduta precedente, quando il mercato aveva accolto con un sospiro di sollievo – ma rivelatosi evidentemente prematuro – la notizia di un rinvio degli attacchi statunitensi contro l’Iran.
La giornata dopo il rinvio di Trump
A determinare l’inversione di rotta è stata, paradossalmente, la stessa causa che aveva alimentato il ribasso: la gestione del dossier iraniano da parte della nuova amministrazione americana. Il presidente Donald Trump, che ha ripreso da pochi mesi il suo ruolo alla Casa Bianca, aveva infatti deciso di rinviare ulteriori azioni militari dopo aver definito “molto positivi” i colloqui in corso. Un annuncio che inizialmente aveva depotenziato le tensioni, alimentando la speculazione su un possibile de-escalation nel Golfo Persico, ma che ora lascia spazio a un’interpretazione più complessa. I trader, infatti, sembrano aver ricominciato a scontare l’incertezza: se il dialogo procede, manca ancora un’intesa definitiva; e finché non arriverà, il rischio di interruzioni nelle forniture – o di rappresaglie – resta concretamente sul tavolo.
Borseeuropee in ordine sparso, l’energia riprende il comando
In questo quadro di nervosismo, l’apertura delle Borse europee si presenta all’insegna della massima prudenza. Dopo il rimbalzo della vigilia, gli indici del Vecchio Continente si preparano a un avvio contrastato: i future sull’Euro Stoxx segnano un +0,2%, mentre i contratti su Milano mostrano una tenuta migliore, guadagnando circa un punto percentuale. È un sentiment che tradisce la difficoltà di trovare una direzione univoca, con gli investitori costretti a guardare simultaneamente ai listini e all’andamento delle materie prime. La risalita del petrolio, in particolare, riporta al centro del dibattito il nodo dell’inflazione importata e delle sue possibili ricadute sulle politiche monetarie, in un momento in cui la Banca Centrale Europea osserva con attenzione i segnali provenienti dal costo dell’energia.
Il Medio Oriente resta il barometro del rischio
L’attenzione, insomma, rimane saldamente ancorata al Medio Oriente. Ogni segnale – sia esso una dichiarazione, un rinvio o un’azione militare – si traduce in oscillazioni violente sui mercati, amplificate da volumi di scambio ancora contenuti tipici delle contrattazioni asiatiche ma capaci di dettare l’agenda europea. Il fatto che il Brent abbia rapidamente recuperato il terreno perduto dimostra quanto sia fragile l’equilibrio attuale: il mercato non ha ancora scontato una riduzione strutturale del premio al rischio, e la volatilità, lungi dall’attenuarsi, sembra destinata a rimanere la protagonista delle prossime sedute. Per ora, gli investitori si limitano a riposizionarsi, con la consapevolezza che la risoluzione della crisi non è dietro l’angolo e che ogni passo avanti nel negoziato potrebbe rivelarsi solo un’illusione ottica in un percorso ancora irto di ostacoli.




