Genoa, Pato Aguilera riavvolge il nastro: “Certe immagini non sbiadiranno mai”. E a Canzonissima scoppia il caso Elettra Lamborghini
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Pochi legami, nel calcio italiano, riescono a resistere al logorio del tempo e delle distanze geografiche con la stessa intensità di quello che unisce Carlos “Pato” Aguilera alla maglia del Genoa. L’ex attaccante uruguaiano, idolo indiscusso della tifoseria rossoblù negli anni dei quarti posti e delle storiche notti europee, ha scelto le pagine de La Gazzetta dello Sport per riavvolgere il nastro dei suoi ricordi, offrendo uno spaccato di un amore che, a distanza di decenni, non accenna a spegnersi. Dalla sua Montevideo, dove è tornato a vivere, Aguilera confessa di seguire ancora ogni partita del Grifone, a qualunque ora e ovunque si trovi, sottolineando come il “sentido de pertenencia” – quel senso di appartenenza che in Uruguay viene insegnato fin da bambini – sia rimasto intatto. Le immagini che ha custodito con più cura non sono solo quelle dei grandi traguardi, ma anche i gesti quotidiani di un affetto reciproco: racconta di un 21 settembre, giorno del suo compleanno, quando durante una trasferta a Pisa i tifosi gli cantarono “Happy Birthday” lanciandogli le sciarpe in campo.
Nell’elencare i momenti più alti della sua avventura italiana, l’attaccante si sofferma su episodi che hanno segnato la storia recente del club. Il derby vinto grazie a una punizione di Branco sotto la Nord, diventata poi una “cartolina di Natale” per i sostenitori, e un’impresa che definisce quasi dimenticata: la vittoria ad Anfield contro il Liverpool, che fece del Genoa la prima squadra italiana capace di trionfare in casa dei Reds in una competizione ufficiale. Un ricordo, quello della trasferta inglese, che Aguilera ha più volte definito indelebile, citando l’applauso ricevuto dallo stadio intero al termine della partita come un gesto di fair play mai più replicato. Non manca, nel suo racconto, un pensiero per i maestri che ne hanno segnato la carriera: da Franco Scoglio, che lo volle fortemente in Italia, a Oscar Washington Tabárez, definito straordinario gestore del gruppo, fino al rapporto umano e professionale con Tomas Skuhravy, un campione con il quale condivise un’intesa dentro e fuori dal campo che non riuscì più a ritrovare.
Mentre il calcio celebra le sue memorie, la televisione italiana si trova a fare i conti con un acceso confronto avvenuto sul palco della seconda puntata di “Canzonissima”, andata in onda sabato 28 marzo su Rai 1. La serata, dedicata alle dediche speciali, ha visto Elettra Lamborghini esibirsi in una versione di “Alta marea” di Antonello Venditti – celebre brano ispirato a “Don't Dream It's Over” dei Crowded House – dedicata alla sua cavalla Lolita, scomparsa sei anni fa. Visibilmente emozionata, la cantante ha raccontato il legame profondo con l’animale, ricevuto in dono quando aveva dieci anni, definendolo un amore che le ha salvato la vita. Tuttavia, il clima di intensa commozione si è rotto quando è intervenuta la giurata Simona Izzo, la quale ha iniziato a commentare non la performance ma l’abito dell’artista, paragonandolo al mito di Ulisse e delle sirene.




