Addio a Franco Abruzzo, decano del giornalismo italiano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è spento a 85 anni Franco Abruzzo, figura emblematica del giornalismo italiano, che ha attraversato con rigore e lungimiranza oltre mezzo secolo di professione. Nato a Cosenza nel 1939, aveva mosso i primi passi nelle redazioni de Il Tempo e del Giornale d’Italia, prima di approdare a Milano nel 1962, dove avrebbe lasciato un’impronta indelebile.

Al Giorno, sotto le direzioni di Italo Pietra, Gaetano Afeltra e Guglielmo Zucconi, Abruzzo si era distinto come cronista giudiziario, per poi dedicarsi alla politica e alle inchieste nazionali. La sua carriera, segnata da una meticolosa attenzione alle regole e alla deontologia, lo aveva portato nel 1993 al Sole 24 Ore, dove era rimasto fino al pensionamento nel 2001. Ma a definirlo non furono solo i traguardi professionali: fu soprattutto un innovatore, capace di anticipare tendenze che solo decenni dopo sarebbero diventate dominanti.

La sua newsletter, lanciata quando pochi immaginavano il potenziale della comunicazione digitale, era diventata leggendaria tra i colleghi. "Riusciva a raggiungere chiunque, persino nelle isole Tonga", si diceva scherzosamente nelle redazioni. Quella pubblicazione, antesignana delle moderne testate online, dimostrava la sua capacità di intuire le svolte del mestiere prima che altri le cogliessero.

Per diciotto anni e ventidue giorni – come amava precisare – aveva guidato l’Ordine dei giornalisti della Lombardia, ruolo in cui aveva formato generazioni di praticanti. I suoi manuali, spesso adottati in preparazione all’esame di Stato, erano considerati punti di riferimento irrinunciabili per chi voleva affrontare la professione con serietà.

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