Addio a Franco Esposito, il decano del giornalismo napoletano che ha raccontato lo sport tra carta e boxe
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Redazione Sport
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Se ne è andato in silenzio, lontano dai rumori della città che per decenni gli ha fatto da sfondo, Franco Esposito, il decano dei giornalisti partenopei, spegnendosi a Grosseto all’età di 85 anni. Quella che si chiude, con la sua scomparsa, è una pagina rilevante del giornalismo italiano, soprattutto di quello sportivo, perché la sua firma – lo si può dire senza timore di smentita – ha segnato intere generazioni di lettori, prima sulle colonne de Il Mattino e poi, in parallelo, su quelle del Corriere dello Sport. Esposito, classe 1940, apparteneva a quella schiera di cronisti che hanno imparato il mestiere battendo i tasti di una macchina per scrivere per poi, senza mai smarrire la rotta, approdare al computer, adattandosi ai tempi ma senza mai tradire la sostanza: una lezione, questa, che il presidente dell’Unione Stampa Sportiva Italiana, Gianfranco Coppola, ha voluto sottolineare con parole precise, ricordando un “rapporto ininterrotto con il giornalismo, sempre al servizio dei lettori”.
Una carriera lunga 65 anni tra invii, stadi e palazzetti
Più di sessantacinque anni di attività, un’infinità di reportage e cronache vissute sul campo, con la passione per la boxe a fare da filo conduttore di un’intera esistenza professionale. Esposito, infatti, non si limitava a descrivere gli eventi: li attraversava, li respirava, restituendo al lettore non solo il risultato ma l’atmosfera, il sudore del ring, il boato del pubblico. La sua penna ha raccontato epografie sportive intere, dai campioni del calcio napoletano – un legame, quest’ultimo, che la SSC Napoli ha voluto ufficialmente riconoscere – ai pugili che saliva sui quadrati illuminati. E lo ha fatto con uno stile unico, riconoscibile, capace di coniugare la precisione dell’inviato con la profondità dello scrittore: non a caso, Esposito è stato anche autore di diverse opere letterarie, meno note al grande pubblico ma preziose per chiunque voglia capire il giornalismo come narrazione.
Il cordoglio del Napoli e dell’Ordine dei giornalisti della Campania
La notizia della sua morte, avvenuta dopo una breve malattia, ha suscitato un cordoglio trasversale che ha valicato i confini della ristretta cerchia professionale. L’Ordine dei Giornalisti della Campania, in una nota, ha espresso il proprio dolore, così come ha fatto la SSC Napoli, attraverso un comunicato ufficiale nel quale il presidente Aurelio De Laurentiis e l’intero club hanno voluto stringersi attorno alla memoria di “una storica firma del giornalismo italiano”. Un rispetto, quello del club azzurro, che non suona affatto rituale, perché Esposito non era un semplice osservatore esterno: era, a tutti gli effetti, una voce che aveva contribuito a costruire l’immagine stessa del calcio a Napoli, decifrandone le gioie e le contraddizioni in decenni di cronache appassionate.
L’addio a Grosseto, dove risiedeva da tempo
I funerali si terranno sabato nel comune toscano, dove ormai risiedeva da tempo, lontano dal caos metropolitano ma senza mai recidere il legame con le sue radici. La scelta di vivere a Grosseto non ha mai attenuato, nel suo lavoro, la matrice profondamente napoletana, né ha diminuito la sua autorevolezza nel panorama nazionale. La sua eredità, oggi, è affidata a chi continua a scrivere di sport senza dimenticare che prima del click, prima del titolo sensazionalistico, c’è il racconto, l’inchiesta, il rispetto per chi legge. Esposito, in questo, è stato un maestro silenzioso: dalla macchina per scrivere al computer, dal ring allo stadio, senza mai smettere di cercare la notizia dove altri non l’avrebbero vista.




