Fabio Gallo e il Vicenza, la promozione in B e l’abbraccio di una città: “Tutto merito di mio padre”
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Redazione Sport
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La sala stampa del Menti, gremita come nelle serate di grande calcio, è stata per qualche minuto il palcoscenico di una scena che il calcio italiano conosce bene ma che non smette mai di emozionare: quella di un uomo, allenatore, che finalmente lascia cadere la maschera della tensione per lasciare spazio alla gioia più pura e, inevitabilmente, alla commozione. Fabio Gallo, il tecnico che ha riportato il Lane in Serie B, aveva negli occhi la lucidità di chi ha appena realizzato un sogno, ma il primo pensiero – come ha confessato a caldo – è volato lontano dal terreno di gioco, verso una presenza che oggi è fisicamente assente ma che per lui resta più viva che mai. Il pensiero era per suo padre Romeo, scomparso un anno fa, a cui ha voluto dedicare questa promozione. “So che mi guarda da lassù ed è felice”, ha detto Gallo con la voce rotta dall’emozione, spiegando il legame profondo con quel genitore che per primo gli ha trasmesso la passione per il pallone.
Non è stata una semplice dedica di circostanza, quella di Gallo, ma il riconoscimento di un debito che non potrà mai essere saldato. “Tutto ciò che di bello mi capiterà nella vita sarà sempre merito suo”, ha aggiunto il tecnico, ripercorrendo con la mente quei ricordi lontani degli esordi, quando era ancora un bambino. Fu proprio Romeo, ai tempi della Bollatese, a fare da primo, inflessibile maestro: era lui il suo allenatore. E poi c’erano quei viaggi, quelli della speranza, quando lo accompagnava alla Pinetina, il quartier generale dell’Inter, per provare a farsi strada nelle giovanili nerazzurre. Un’infanzia fatta di sacrifici e di un pallone sempre tra i piedi, dove la figura paterna era insieme guida e spinta emotiva, un’ancora che non l’ha mai mollato.
Mentre Gallo parlava nella sala Bernarda, fuori, dalla città, arrivava un boato continuo. Era l’eco di quella festa che, dopo il fischio finale dell’1-1 con il Brescia, si era riversata per le strade. “Una piazza pazzesca, impressionante”, le parole con cui il mister ha provato a descrivere il legame viscerale con Vicenza, quella stessa gente che lo aveva accolto e che ora lo celebrava. Affacciatosi dal balcone per salutare i tifosi, il tecnico è apparso quasi in uno stato catatonico, ipnotizzato da quella marea biancorossa che sembrava non avere fine. In quel tripudio di bandiere e cori, c’è stato spazio anche per un momento di leggerezza, di quelli che solo lo spogliatoio può regalare. Tribuzzi, uno dei suoi giocatori, lo ha avvicinato con una battuta, sfottendolo con quel linguaggio diretto e goliardico che appartiene alla gente di calcio: “Come Entella mister, come Entella vero?”. Un riferimento a un precedente, probabilmente a una promessa o a una scommessa interna, che ha scatenato una risata liberatoria, con Gallo che ha risposto per le rime, mandando scherzosamente il giocatore “a quel paese” con un’altra battuta – questa irriferibile – suggellando così l’intesa del gruppo.
Una passerella prima dell’apoteosi
Quella disputata contro il Brescia è stata, di fatto, la passerella prima della grande festa. Una partita senza peso specifico in classifica, dato che la promozione era già stata aritmetica, ma carica di un significato simbolico enorme per chiudere in bellezza la stagione regolare davanti al proprio pubblico. I ventimila del Menti – sold-out ennesimo per una stagione da ricordare – hanno assistito a un match che ha avuto il suo clou nel finale di primo tempo. In svantaggio dopo la rete di Crespi per gli ospiti, il Vicenza ha trovato il pareggio con Rada, un gol arrivato all’ultimo respiro della frazione iniziale che ha scaldato l’ambiente prima degli intervallo, ponendo le basi per il pomeriggio di festa. Il risultato di 1-1 è passato quasi in secondo piano di fronte all’abbraccio tra squadra e tifosi, un’apoteosi iniziata poco dopo l’ora di pranzo e destinata a protrarsi ben oltre i novanta minuti regolamentari.
Una festa che non finisce mai
Per Vicenza e per la sua gente, la gioia per il ritorno nella serie cadetta non è destinata a esaurirsi con l’ultima giornata di campionato. Il percorso dei biancorossi, infatti, è ancora aperto: la squadra di Gallo è attesa dalle finali della Supercoppa di Serie C, un trofeo che vedrà il L.R. Vicenza contendersi il Titolo con le vincitrici degli altri due gironi, un appuntamento che allungherà di almeno un altro mese e mezzo la stagione. Il Menti, come detto, si è presentato ancora una volta gremito nonostante la promozione fosse già in tasca, a dimostrazione di come questa squadra abbia saputo ricreare un legame totale con la propria città. Una marea umana che ha cantato e festeggiato, rendendo omaggio a un gruppo che ha saputo restituire dignità e ambizione a una piazza che nella storia del calcio italiano ha scritto pagine importanti. Ora, il futuro immediato sarà fatto di questi ultimi impegni, prima di programmare la difficile e prestigiosa avventura che attende il club nel campionato di Serie B.




