La guerra in Iran svuota i cieli del Golfo e blocca i turisti svizzeri, voli privati a 300mila euro per fuggire da Dubai
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Lo spazio aereo sul Medio Oriente, in queste ore, assomiglia a una cartina tornasole della paura: le rotte commerciali, solitamente affollate di aerei di linea che collegano l’Europa all’Asia, si sono improvvisamente svuotate, lasciando un vuoto nei radar che raramente si era visto, fatta eccezione per i drammatici giorni dei primi lockdown per la pandemia. L’escalation militare in corso, con gli attacchi condotti contro l’Iran e le conseguenti rappresaglie, ha costretto le principali compagnie aeree internazionali a ridefinire i propri piani di volo, quando non a sospenderli del tutto, per evitare di transitare in aree considerate ora teatro di operazioni belliche. I dati della piattaforma di monitoraggio Flightradar24, come riportato da Bloomberg e da altre agenzie di stampa, dipingono il quadro di una crisi che ha pochi precedenti per intensità e rapidità di diffusione: si contano ormai a decine di migliaia i voli cancellati dall’inizio delle ostilità, con i grandi hub del Golfo Persico – Dubai in primis, che detiene il record mondiale per traffico passeggeri internazionale, ma anche Doha e Abu Dhabi – che sono stati costretti a chiudere le proprie piste o a operare in regime di fortissima restrizione per giorni.
Le conseguenze di questa paralisi improvvisa, che ha trasformato una regione vitale per i collegamenti intercontinentali in una zona d’ombra per l’aviazione civile, ricadono naturalmente sui viaggiatori, intrappolati in una sorta di limbo geografico e burocratico. Decine di migliaia di passeggeri, tra cui molte famiglie e turisti partiti per quella che doveva essere una vacanza nelle lussuose mete degli Emirati, si ritrovano bloccati in alberghi o, nei casi più fortunati, in attesa di un posto su uno dei pochi voli di rimpatrio organizzati faticosamente dai governi. Secondo le stime fornite dalle autorità elvetiche, sarebbero circa quattromila e ottocento i cittadini svizzeri attualmente impossibilitati a rientrare, sparsi tra Emirati Arabi Uniti, Qatar, Israele e altri paesi limitrofi; una situazione di stallo che il Dipartimento federale degli affari esteri sta cercando di gestire con i pochi mezzi a disposizione, affidandosi a sporadici voli commerciali e a una complessa rete di autorizzazioni e slot per decollare, come spiegato in una conferenza stampa davanti a Palazzo federale. E se per i turisti comuni l’attesa è fatta di pazienza e registrazioni su app dedicate, per chi dispone di maggiori risorse economiche si è aperta un’altra via d’uscita, sebbene dal costo proibitivo.
Speculazione nei cieli: jet privati a prezzi d’oro per i facoltosi in fuga dal Golfo
La guerra, come spesso accade, apre spiragli a forme di speculazione che toccano anche i servizi di lusso, e in questo caso il mercato dei voli privati ne è l’esempio lampante. Per quei viaggiatori facoltosi rimasti intrappolati a Dubai o in altre città del Golfo dopo la chiusura degli aeroporti, la soluzione per allontanarsi dall’area di pericolo – o semplicemente per aggirare l’impasse dei voli di linea cancellati – è rappresentata dai jet privati, il cui costo, in queste ore di emergenza, ha raggiunto vette iperboliche. Chi può permetterselo sta pagando cifre che si aggirano intorno ai trecentomila euro per un volo verso le capitali europee, partendo magari da aeroporti ancora operativi come quello di Riyad, in Arabia Saudita, raggiungibile via terra dopo estenuanti trasferimenti. Si tratta di una impennata dei prezzi che alcuni operatori del settore giustificano con la scarsità di velivoli disponibili, molti dei quali sono rimasti a loro volta bloccati negli scali chiusi, e con i complessi costi di riposizionamento, ma che di fatto crea una disparità profonda tra i turisti comuni, in attesa di una soluzione, e i ricchi uomini d’affari o imprenditori che possono permettersi di bypassare il blocco.
Le ripercussioni di questo conflitto, che ha già assunto i contorni di una delle più gravi crisi per il trasporto aereo dalla pandemia di Covid-19, non si limitano però ai soli viaggiatori bloccati o ai costi folli dei charter di lusso. Anche l’industria turistica di paesi terzi, apparentemente lontani dal teatro delle operazioni, inizia a sentire il peso dell’instabilità. In Svizzera, ad esempio, le agenzie di viaggio registrano un crollo delle nuove prenotazioni verso le destinazioni mediorientali e un’ondata di ripensamenti che si estende già ai mesi autunnali e invernali, gettando un’ombra su un comparto che fino a pochi giorni fa godeva di ottima salute. Heike Birlenbach, direttrice commerciale di Swiss, ha spiegato all’agenzia AWP che i collegamenti per Dubai resteranno sospesi almeno fino al 10 marzo, mentre quelli per Tel Aviv non riprenderanno prima del 22 marzo, offrendo ai passeggeri la possibilità di modificare la prenotazione senza penali, optando per una meta alternativa o posticipando il viaggio. Un’incertezza che, inevitabilmente, frena gli entusiasmi e fa vacillare un settore basato sulla programmazione e sulla fiducia.




