L’ultimo palleggio per Sofia, il sagrato della chiesa diventa un campo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non un silenzio tombale, ma il rumore secco e ritmico dei palloni da basket che battono sul selciato: ecco come Maddaloni ha scelto di salutare Sofia. Quel suono, familiare e quotidiano per una quindicenne che viveva per il campo, è diventato questa mattina la colonna sonora di un addio che nessuna parola avrebbe potuto rendere meno crudele. Le compagne e i compagni della Unio Basket Maddaloni, stringendo tra le mani l’oggetto di tanti pomeriggi di allenamento, hanno palleggiato davanti alla bara bianca mentre questa usciva dalla chiesa della Santissima Annunziata, trasformando il sagrato in un ideale parquet.

La cittadina in provincia di Caserta si è fermata, e lo ha fatto senza retorica, per restituire un ultimo, personale tributo a Sofia Di Vico, la giovane atleta scomparsa nei giorni scorsi a Ostia durante un torneo. La causa, stando ai primi accertamenti, sarebbe riconducibile a uno shock anafilattico che avrebbe stroncato la vita della ragazza dopo una cena; ma, come spesso accade in questi frangenti, sono le domande a riempire il vuoto lasciato dalla tragedia. All’interno della chiesa gremita, oltre al padre, alla madre e ai nonni della quindicenne, non mancavano i tanti ragazzi del liceo Cortese che lei frequentava, né tantomeno le sue compagne di squadra – quelle stesse ragazze che si trovavano con lei in trasferta al momento del malore.

Il rumore del dolore e un’inchiesta ancora aperta

La procura, nel frattempo, ha messo un tassello dopo l’altro su ciò che è accaduto lungo il litorale romano. L’autopsia, come si legge negli atti depositati, ha indicato con alta probabilità il meccanismo dello shock anafilattico come causa del decesso; di conseguenza, gli inquirenti hanno disposto il sequestro della cucina del locale dove Sofia aveva consumato l’ultimo pasto. Non si esclude, ovviamente, che possano emergere elementi legati a una contaminazione accidentale, ma al momento nessuna ipotesi è stata ufficialmente scartata. Il torneo “Mare di Roma Trophy”, nel quale la giovane cestista stava partecipando, è stato sospeso a tempo indeterminato: una decisione presa più per rispetto verso la memoria della ragazza che per altre ragioni contingenti.

Palloncini bianchi e un ultimo saluto senza ipocrisie

Oltre ai palloni che scandivano il passo del corteo, molti tra i presenti hanno scelto di liberare in aria palloncini bianchi – un gesto semplice, quasi infantile nella sua immediatezza, che ha accompagnato il feretro verso la destinazione finale. L’intera comunità, se così si può dire senza scadere nel luogo comune, ha risposto presente, non per dovere ma per una sorta di istinto collettivo che sfugge a qualsiasi analisi razionale. A Maddaloni, in queste ore, non si parla d’altro che di Sofia: del suo sorriso, della sua energia sul campo, di quel modo di tirare in sospensione che le avevano insegnato gli allenatori. E mentre le indagini proseguono – con la procura che sta vagliando i campioni prelevati nella cucina sequestrata – la città trattiene il fiato, consapevole che la verità giudiziaria, quando arriverà, non potrà comunque restituire alla vita chi se n’è andata.

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