Maddaloni si ferma per l’ultimo saluto a Sofia, la 15enne morta dopo una cena ad Ostia
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Redazione Interno
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Una folla silenziosa e composta ha riempito ogni spazio disponibile nella chiesa della Santissima Annunziata di Maddaloni, dove questa mattina si sono svolti i funerali di Sofia Di Vico. La quindicenne, deceduta la scorsa settimana sul litorale romano a seguito di un malore che sarebbe riconducibile a un violento shock anafilattico, è stata accompagnata all’ultima dimora da una città intera che ha voluto tributarle un commosso addio. Nei primi banchi, stretti in un dolore che appariva fisico e tangibile, sedevano i genitori, la madre e il padre, insieme ai nonni, mentre alle loro spalle le navate rigurgitavano di volti giovani, compagni di scuola del Liceo Cortese e le compagne di squadra, quelle stesse ragazze con le quali condivideva la passione per il basket e che erano con lei nella fatale trasferta romana.
L’omaggio alla giovane atleta ha assunto, in alcuni momenti, i tratti del rituale sportivo, trasformando il sagrato della chiesa in un ideale campo da gioco. Un gruppo di compagne, superando il dolore per rendere onore alla memoria dell’amica, ha iniziato a palleggiare, facendo rimbombare il suono del cuoio sul selciato mentre il feretro bianco varcava il portone d’ingresso. Altre, indossando magliette bianche recanti la scritta “Ciao Boss” – un chiaro riferimento al soprannome affettuoso con cui la chiamavano in squadra – hanno accompagnato il corteo, sottolineando come Sofia fosse per loro un punto di riferimento dentro e fuori dal parquet.
“Questa è la Pasqua di Sofia”: l’omelia del vescovo Lagnese
A presiedere il rito funebre, concelebrato da numerosi sacerdoti della diocesi, è stato il vescovo di Caserta, don Pietro Lagnese, il quale ha voluto offrire una lettura spirituale della tragedia che ha colpito la comunità. In un’omelia che ha cercato di ricucire lo strazio della perdita con la speranza della resurrezione, Lagnese ha esordito con una frase destinata a rimanere impressa nei presenti: “Questa è la Pasqua di Sofia e siamo qui per guardare quello che è accaduto con gli occhi della fede”. Il prelato ha ribadito con forza che, nonostante l’apparente assurdità della morte di una ragazza così giovane, “Sofia vive e il Signore Gesù è venuto per questo”, aggiungendo che la morte non rappresenta l’ultima parola sulla sua esistenza perché esiste un amore più grande che non abbandona mai le sue creature.
L’atmosfera in chiesa era carica di tensione e commozione, soprattutto durante gli interventi dei compagni e delle amiche che hanno voluto ricordare la quindicenne. Una di loro, salita all’altare con la voce rotta dall’emozione, ha descritto Sofia come una ragazza speciale, riservata ma incredibilmente disponibile, capace di mettere in campo non solo talento ma anche una lealtà esemplare. L’ha definita un’atleta che sapeva farsi da parte per gli altri, sempre pronta a tendere una mano, un ritratto che ha trovato piena eco nel silenzio rispettoso dell’assemblea. La presenza del Gonfalone del Comune di Maddaloni, esposto a lutto cittadino, ha ulteriormente suggellato il cordoglio ufficiale di un’intera provincia, rappresentata in chiesa dal presidente del consiglio comunale.
Il giallo della cena e le indagini della procura
Mentre la bara bianca faceva il suo ingresso nel cimitero cittadino tra un lungo applauso della folla assiepata all’esterno, restano ancora molti punti oscuri sulla dinamica esatta del decesso, avvenuto in circostanze drammatiche in un ristorante di un camping di Ostia. Sofia, che era affetta da una grave allergia alle proteine del latte, condizione nota ai gestori della struttura dove alloggiava per il torneo “Mare di Roma Trophy in Pink”, si era sentita male dopo aver consumato una cena a base di uova strapazzate e fagiolini. I sintomi del malore non hanno lasciato scampo alla quindicenne, nonostante il tempestivo intervento del padre, il quale le ha prontamente somministrato una dose di adrenalina auto-iniettabile che la ragazza portava sempre con sé; un gesto disperato che non è riuscito a scongiurare il peggio.
La Procura della Repubblica, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, sta cercando di accertare le eventuali responsabilità connesse alla preparazione del cibo. Gli inquirenti hanno disposto il sequestro della cucina del ristorante e stanno esaminando i tabulati e le testimonianze del personale per verificare se ci sia stata una contaminazione accidentale dei piatti con latticini o se, al contrario, sia stata sottovalutata la segnalazione dell’allergia. L’autopsia, eseguita al Policlinico di Tor Vergata, sarà determinante per confermare la causa scientifica del decesso e per stabilire con certezza la presenza di tracce di proteine del latte negli alimenti ingeriti dalla giovane.
Sofia Di Vico era l’unica figlia di una famiglia molto conosciuta a Maddaloni, dove il padre esercita la professione di commercialista e la madre quella di fisioterapista. La sua scomparsa, avvenuta a soli quindici anni mentre era lontana da casa per coltivare la sua più grande passione, ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi cari e in tutta la comunità sportiva, che ha visto spegnersi una promessa del basket giovanile. Il torneo a cui stava partecipando è stato immediatamente sospeso come segno di rispetto verso la memoria della giovane atleta.




