L'Italia di pallamano stende bandiera bianca all'esordio europeo, travolta dall'Islanda
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Redazione Sport
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L'avventura continentale della nazionale maschile di pallamano, attesa da ventotto anni, ha preso il via con un passo falso netto e forse inevitabile nella cornice svedese di Kristianstad. Contro una compagine islandese che figura tra le pretendenti alla medaglia, il tecnico Romeo ha dovuto fare a meno, non certo un dettaglio marginale, del suo capitano Andrea Parisini, assente per infortunio. Un vuoto che, unito alla disparità tecnica individuale, ha pesato non poco sulle sorti dell'incontro, il quale ha visto gli azzurri – per l'occasione in maglia bianca – resistere solo per una manciata di minuti prima di soccombere alla superiore potenza e organizzazione degli avversari. Il primo tempo si è chiuso infatti con un parziale di 21 a 12, un divario che già prefigurava l'esito finale, lasciando poco spazio a quelle speranze di tenuta che pure avevano animato i primi scambi.
Il dominio nordico e la reazione azzurra
Nel secondo tempo, nonostante un impegno mai venuto meno, la squadra italiana non è riuscita a trovare gli anticorpi per impensierire davvero l'Islanda, la quale ha amministrato il largo vantaggio consolidandolo fino al 39 a 26 finale. A guidare le operazioni degli islandesi sono stati giocatori di caratura internazionale come il terzino Gisli Kristjansson e, in particolare, il centrale Janus Smarason, eletto miglior in campo per la sua regia e per le otto reti siglate. Da parte azzurra, qualcuno ha provato a reagire, mostrando qualche sprazzo di gioco che ha dimostrato come l'approccio alla competizione fosse comunque serio e concentrato, ma gli sforzi sono naufragati di fronte a una macchina da gioco troppo oliata e precisa in ogni reparto. La differenza si è vista soprattutto nella fase difensiva, dove le soluzioni individuali dei nordici hanno spesso scompaginato il sistema di Romei.
Il bilancio di una giornata complicata
La partita, al di là del punteggio, ha messo in luce il divario che separa una formazione in fase di ricostruzione e crescita, come è l'Italia, da una realtà consolidata tra le élite europee. L'assenza di Parisini ha privato il gruppo non solo di un punto di riferimento tecnico ma anche di un leader carismatico, elemento che in contesti ad alta pressione come un Europeo risulta spesso determinante. Gli azzurri, comunque, non hanno mai abbassato la testa, continuando a lottare fino all'ultimo minuto, un atteggiamento che, seppur non determinante per l'esito di questa gara, costituisce un patrimonio importante per le sfide che verranno. La regia di Smarason e la freddezza realizzativa di Kristjansson hanno però scritto il racconto principale della serata.
La strada che resta da percorrere
Ora l'attenzione si sposta immediatamente al futuro prossimo, perché il torneo non concede tregue. La sconfitta iniziale, per quanto pesante, non preclude ogni possibilità, sebbene renda il cammino più impervio. Il regolamento offre ancora margini di recupero, a patto di trovare prestazioni di altissimo livello nelle gare successive. L'esperienza di Kristianstad, per quanto amara, rappresenta un banco di prova necessario per un gruppo che deve abituarsi a respirare l'aria dei grandi eventi, imparando a gestire la pressione e a confrontarsi con modelli di gioco e atleti di livello superiore. L'obiettivo immediato è dimenticare in fretta questo esordio, conservandone però le lezioni tecniche e mentali.




