Salva Milano, il Pd sotto pressione mentre rischiano 12 miliardi di investimenti
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Redazione Interno
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Il sindaco di Milano, Beppe Sala, non usa mezzi termini: «Nel 2024 abbiamo perso 165 milioni di oneri, per quest’anno me la cavo, ma poi sarò costretto a tagliare servizi ai cittadini». Una dichiarazione che arriva in un momento delicato per la città, con il decreto Salva Milano ancora in bilico e il rischio concreto di vedere bloccati progetti di rigenerazione urbana che valgono complessivamente 12 miliardi di euro. Sala, che non risparmia critiche al Partito Democratico, chiede chiarezza e tempestività: «Il Pd alla Camera ha votato compatto, al Senato sta elaborando. Io chiedo al Partito Democratico, che non è il mio partito, ma è ovviamente il mio azionista di riferimento: siate chiari, ditemi come va a finire e cosa farete».
Il decreto, che mira a sbloccare l’urbanistica milanese finita sotto inchiesta, è diventato un banco di prova per la politica. Le audizioni in Senato, riprese ieri, hanno visto intervenire rappresentanti del settore immobiliare, preoccupati per le conseguenze di un ulteriore rinvio. Davide Albertini Petroni, presidente di Confindustria Assoimmobiliare, ha sottolineato il rischio di un «blocco di progetti di rigenerazione urbana», mentre Federico Filippo Oriana, presidente di Aspesi, ha lanciato un appello ai senatori: «Per la politica è un’occasione eccezionale per dimostrare di saper essere alta, non in balia di giochi partitici che danneggiano il futuro del Paese».
La questione ruota attorno a progetti edilizi autorizzati con la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) anziché con i tradizionali permessi di costruire, finiti nel mirino della magistratura per presunte irregolarità. Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, ha rilanciato la necessità di agire in fretta: «Bisogna fare presto, prima che sia troppo tardi e la situazione diventi irrecuperabile». Albertini, che ricorda di aver minacciato le dimissioni durante il suo mandato per questioni simili, invita Sala a fare altrettanto per accelerare i tempi.
Intanto, il Pd si trova con le spalle al muro, diviso tra le pressioni del sindaco e le critiche degli altri partiti. I 5 Stelle non nascondono il loro scetticismo, definendo il Salva Milano una legge da «fare a coriandoli», mentre la Lega accusa il Comune di non volerla davvero. Sala, da parte sua, continua a insistere: «Siate chiari!», ha esortato, passando da un tono più conciliante a uno più diretto.




