La Mercedes di Antonelli svetta nei test del Bahrain, Hamilton quarto con una Ferrari in difficoltà

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel secondo giorno della sessione di test collettivi pre-stagionali in Bahrain, è stata la Mercedes a dettare nuovamente il ritmo, confermando l’ottima impressione suscitata nella giornata d’apertura. Se ieri era stato George Russell a portare la W17 in vetta alla classifica, oggi è toccato al giovane bolognese Andrea Kimi Antonelli, il quale ha letteralmente stracciato il cronometro fermandosi su un tempo di 1’32”803, un dato che rappresenta peraltro la prestazione più veloce assoluta tra le due settimane di prove disputate finora sull’asfalto di Sakhir -1-2. Il rookie del team di Brackley, subentrato al suo compagno di squadra per la sessione pomeridiana, ha letteralmente infilato una serie di giri veloci che lo hanno portato a precedere di appena cinquantotto millesimi l’australiano della McLaren Oscar Piastri, il quale, con la sua MCL40, ha dimostrato una preoccupante costanza di rendimento chiudendo in seconda piazza -6-7.

Alle loro spalle, a completare una top three di assoluto prestigio, si è piazzato Max Verstappen: l’olandese della Red Bull, che ha letteralmente divorato l’asfalto completando il numero più alto di tornate, centotrentanove giri per la precisione, ha piazzato la sua RB22 a trecentosessantanove millesimi dalla vetta, dimostrando una solidità di fondo che lascia ben sperare per il campionato ormai alle porte -1-2. La vera notizia, per i tifosi italiani, è però la quarta posizione di Lewis Hamilton: il sette volte campione del mondo, alla sua seconda uscita ufficiale con la tuta rossa della Ferrari, ha chiuso con un crono di 1’33”408, ma la sua giornata è stata tutt’altro che lineare -6. La SF-26, infatti, ha accuserà un problema tecnico già nella mattinata, un inconveniente legato al telaio e non all’unità motoria, che ne ha limitato pesantemente il programma di lavoro, relegandolo a soli cinque giri nella sessione mattutina e costringendo la squadra a una lunga sosta forzata ai box per le dovute riparazioni -2-5.

Nel corso del pomeriggio, una volta risolta la questione, Hamilton ha potuto finalmente iniziare a macinare chilometri, concentrandosi principalmente su long run e su valutazioni comparative delle coperture, montando anche gomme a mescola C3 per spingere in simulazione qualifica, sebbene abbia patito qualche piccolo errore di guida che ne ha precluso un ulteriore miglioramento del tempo -5-6. La classifica finale vede quindi Lando Norris, che era stato il più rapido al termine delle prove del mattino, scivolare in quinta posizione, mentre il suo tempo è stato inevitabilmente superato dai piloti scesi in pista nelle ore serali, quando le temperature più fresche dell’asfalto favoriscono prestazioni migliori -1-10. Una menzione particolare merita la situazione in casa Aston Martin: Fernando Alonso, dopo appena otto giri, è stato costretto a fermare la sua vettura in pista a causa di un guasto alla power unit Honda, un problema che ne ha fortemente limitato la possibilità di raccogliere dati preziosi e che ha fatto scattare le bandiere rosse, interrompendo la sessione per il recupero della vettura -1-2.

Il lavoro sui long run e le sorprese in classifica

Al di là dei tempi puri, che come sempre in questa fase vanno interpretati con cautela vista la variabilità dei programmi di lavoro e dei carichi di carburante, è interessante analizzare la mole di giri percorsi e le simulazioni di gara. La McLaren, ad esempio, ha impressionato per l’affidabilità, totalizzando centocinquantotto giri tra Norris e Piastri, un dato che suggerisce una piattaforma tecnica solida e ben bilanciata -5-7. Anche la Mercedes ha accumulato un numero ragguardevole di passaggi, centocinquantasette, con Antonelli che ha proseguito il suo programma di apprendistato, alternando setup da alte prestazioni a simulazioni di passo gara che, a detta degli ingegneri, sono apparse in linea con quelle viste ieri da Russell, consolidando la percezione di una monoposto competitiva e a proprio agio su diversi livelli di carico di benzina -5. La Red Bull, invece, ha preferito concentrare la propria attenzione su una vera e propria simulazione di Gran Premio con Verstappen, il quale ha sfoggiato un passo estremamente regolare, gestendo al meglio le coperture e fornendo alla squadra indicazioni fondamentali per lo sviluppo della vettura -5-7.

Scalando la classifica, si notano altre prestazioni degne di nota: Franco Colapinto, al volante dell’Alpine, ha chiuso con il sesto tempo assoluto, fermando il cronometro sull’1’33”818, a poco più di un secondo dalla vetta, precedendo la Audi di Nico Hulkenberg e George Russell, quest’ultimo autore del solo turno mattutino -2-6. Buona anche la prestazione della Haas, che con Esteban Ocon ha chiuso nono, mentre la Williams di Alexander Albon ha macinato chilometri importantissimi, totalizzando centodiciassette giri che ne fanno una delle vetture più presenti in pista -2. In fondo alla lista, oltre alla già citata Aston Martin in grande affanno, si posiziona la Cadillac, con Valtteri Bottas e Sergio Perez che hanno potuto raccogliere dati utili ma con tempi lontani dai vertici, segno che il programma per il nuovo team è ancora in una fase embrionale di apprendimento e messa a punto -2. La varietà di programmi e la differente gestione delle mescole di gomme, dalla C1 alla C4, rendono complessa una lettura univoca della griglia di partenza, ma alcuni segnali di competitività, come quelli emessi dalla Mercedes e dalla McLaren, appaiono piuttosto chiari.

Innovazioni tecniche e intoppi per la rossa

Se in termini di prestazione pura la Ferrari ha chiuso la giornata con un dignitoso quarto posto, l’attenzione degli addetti ai lavori si è concentrata sulle soluzioni tecniche portate in pista dalla Scuderia di Maranello. Nella sessione mattutina, infatti, Hamilton ha girato con una configurazione dell’ala posteriore che prevedeva un profilo mobile rovesciato, una soluzione aerodinamica innovativa e visivamente sorprendente che ha subito fatto il giro del web e delle analisi tecniche -2-9. Questo sistema, legato all’attivazione dell’aerodinamica attiva prevista dai nuovi regolamenti, mira a ridurre al massimo la resistenza all’avanzamento, consentendo alla SF-26 di esprimere un potenziale di velocità di punta superiore -2. L’idea è quella di sfruttare al meglio i nuovi sistemi di aerodinamica mobile per adattare il carico verticale alle diverse esigenze del tracciato, e la soluzione della Ferrari appare tra le più radicali viste finora.

Tuttavia, l’entusiasmo per l’ingegneria è stato rapidamente smorzato dai problemi di affidabilità che hanno colpito la vettura. Dopo appena cinque tornate, Hamilton è stato richiamato ai box e la sosta si è prolungata ben oltre la pausa pranzo, gettando un cono d’ombra sulla giornata del Cavallino -9-10. Sebbene il team abbia prontamente chiarito che il guasto non riguardava la power unit, bensì un componente del telaio, la perdita di tempo prezioso in pista è stata consistente e ha costretto a rivedere al ribasso il piano di lavoro prefissato. Per Hamilton, che ha dovuto disimparare e reimparare le dinamiche di una monoposto completamente nuova, ogni giro perso rappresenta un’occasione di apprendimento sfumata, e la necessità di recuperare terreno si farà sentire nell’ultimo giorno di test, l’ultima occasione prima della partenza per l’Australia. Il sette volte campione del mondo, nonostante la battuta d’arresto, è comunque riuscito a chiudere con un tempo competitivo nel pomeriggio, dimostrando che, quando la macchina funziona, il potenziale per lottare con le prime della classe è concreto.

Classifica combinata e prospettive

La giornata si chiude quindi con una classifica che vede Antonelli in testa, seguito a stretto giro da Piastri e da un Verstappen che, pur non cercando il tempo secco, ha piazzato una zampata significativa. La top five è completata da Hamilton e Norris, mentre più staccate appaiono le altre scuderie, con Alpine e Williams che hanno privilegiato l’accumulo di chilometri e la raccolta dati. La situazione dell’Aston Martin appare invece la più preoccupante: Alonso, fermo a lungo e rientrato solo nel pomeriggio, non è andato oltre il quindicesimo tempo, lontanissimo dalla vetta, con soli sessantotto giri all’attivo che ne fanno una delle vetture meno presenti in pista -2. Un problema di power unit Honda, che ha richiesto la sostituzione di componenti, ha di fatto compromesso la possibilità di comprendere a fondo le potenzialità della AMR26, lasciando il team con molti interrogativi a poche ore dalla conclusione delle prove.

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