Hms Dragon salpa per il Mediterraneo, nuovi B-52 a Fairford. Trump attacca Starmer: "Avrebbe dovuto aiutare"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il cacciatorpediniere della Royal Navy Hms Dragon, un Type 45 dotato del sistema di difesa aerea Sea Viper, ha lasciato ieri il porto di Portsmouth, nel Sud dell’Inghilterra, per fare rotta verso il Mediterraneo orientale; una missione, questa, che si inserisce in un quadro di tensione crescente dopo l’attacco con drone subito da una base britannica a Cipro e nel contesto più ampio delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La partenza dell’unità navale, che vedrà l’impiego anche di elicotteri Wildcat della 815 Naval Air Squadron equipaggiati con missili Martlet per contrastare la minaccia dei droni, segue di poche ore l’arrivo di ulteriori bombardieri strategici statunitensi B-52 nella base della Raf di Fairford, nel Gloucestershire, dove nei giorni scorsi erano già atterrati velivoli B-1 Lancer.

La decisione di Londra di autorizzare Washington all’utilizzo di Fairford e dell’arcipelago di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, per quelle che il ministro della Difesa John Healey ha definito “specifiche operazioni difensive” volte a distruggere i missili iraniani alla fonte, arriva dopo un iniziale diniego del primo ministro Keir Starmer, diniego che aveva aperto una crepa nei rapporti con l’alleato americano. L’intensificarsi delle attività a Fairford, con questi bombardieri pesanti in grado di lanciare ordigni a migliaia di chilometri di distanza, rappresenta un chiaro segnale della capacità di proiezione della potenza aerea statunitense dal suolo britannico, nonostante le recenti frizioni diplomatiche.

Lo Stretto di Hormuz e la nuova rotta della Dragon

La missione dell’Hms Dragon, che andrà a rafforzare lo scudo difensivo britannico nella regione con particolare attenzione alla protezione di Cipro e delle sue basi sovrane, si sovrappone a nuove minacce provenienti da Teheran. Secondo quanto riferito da fonti giornalistiche, il cacciatorpediniere salpa mentre il presidente americano Donald Trump torna a puntare il dito contro il premier britannico, criticandone quella che definisce una posizione attendista: “Avrebbe dovuto aiutare”, avrebbe detto Trump, lasciando intendere che gli Stati Uniti avrebbero ormai superato la necessità di un contributo più incisivo da parte del Regno Unito. Parole, queste, che giungono in un momento in cui la Repubblica Islamica minaccia ritorsioni pesanti, come la possibilità di fermare il flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più cruciali per l’economia globale.

Alla tensione militare si aggiunge un nuovo fronte diplomatico, con la telefonata di circa un’ora intercorsa tra lo stesso Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Al centro del colloquio, definito “fattivo e costruttivo” da fonti del Cremlino, non ci sarebbe stato solo il conflitto in Ucraina ma anche, e forse soprattutto, l’escalation in corso contro l’Iran. Mosca, che ha ripetutamente messo in guardia da un allargamento del conflitto, sembra voler giocare un ruolo di mediazione o quantomeno di interlocutore privilegiato, in un contesto in cui gli equilibri mediorientali rischiano di ripercuotersi sull’intero scacchiere internazionale.

Fairford hub logistico e le tensioni con Londra

L’arrivo a grappoli dei bombardieri americani nella base di Fairford, osservato da un giornalista dell’Afp, trasforma di fatto l’enclave britannica in un hub avanzato per le operazioni contro l’Iran. Una presenza massiccia, quella statunitense, che riaccende il dibattito sul livello di coinvolgimento di Londra in un conflitto che Starmer aveva inizialmente cercato di tenere a distanza, salvo poi autorizzare l’uso delle basi dopo l’attacco al drone su Cipro. Una scelta, quest’ultima, maturata in un clima di pressioni internazionali e di dichiarazioni pubbliche poco lusinghiere da parte della Casa Bianca, che non ha risparmiato critiche pubbliche al premier britannico, accusato di non aver mostrato la tempestiva solidarietà che ci si aspetterebbe da un alleato storico.

Mentre il cacciatorpediniere Type 45 si appresta a solcare le acque del Mediterraneo orientale, portando con sé un equipaggio di circa duecento marinai addestrati a tracciare centinaia di bersagli contemporaneamente, la partita vera sembra giocarsi su più tavoli: quello militare, con il rafforzamento della presenza navale e aerea; quello diplomatico, con i canali aperti tra Washington e Mosca; e quello politico interno, con i rapporti tra i due alleati occidentali messi a dura prova dalla gestione dell’emergenza. La rotta della Dragon, in questo scenario, diventa così la metafora di un’alleanza che cerca una nuova bussola in acque internazionali sempre più agitate.

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