Hms Dragon salpa per il Mediterraneo a difesa di Cipro, mentre gli Usa schierano i B-52 a Fairford

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo giorni di attesa e polemiche sulla prontezza della flotta di Sua Maestà, la Hms Dragon, cacciatorpediniere di ultima generazione della classe Type 45, ha infine salpato gli ormeggi dalla base navale di Portsmouth. La nave, carica di missili Sea Viper e con un equipaggio di circa duecento uomini, si dirige ora a pieno regime verso il Mediterraneo orientale. La sua missione, come confermato dal ministero della Difesa britannico, è quella di fornire uno scudo anti-aereo alle installazioni di Cipro, e in particolare alla base aerea di Akrotiri, già presa di mira nei giorni scorsi da un attacco con drone di fabbricazione iraniana. Un attacco, quest'ultimo, che ha improvvisamente reso concreta la minaccia per l'isola, spingendo Londra a rivedere i propri piani di schieramento navale in un teatro di guerra, quello mediorientale, ormai in fiamme dopo l'inizio dell'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro Teheran.

La macchina militare si rimobilita tra polemiche e lavoro straordinario

La partenza della Dragon arriva al termine di una settimana convulsa per la Royal Navy, criticata dall'opinione pubblica e da alcuni ambienti politici per i tempi non certo rapidi, se paragonati alla reattività mostrata da alleati come Grecia e Francia che avevano già posizionato loro unità nell'area. Il governo laburista del premier Keir Starmer ha dovuto fare i conti con l'impopolarità di una decisione, quella di inviare la nave, che è arrivata solo a seguito dell'attacco subito. Eppure, fonti del ministero hanno tenuto a precisare come il lavoro di preparazione del cacciatorpediniere sia stato condensato in appena sei giorni, laddove normalmente ne sarebbero serviti sei settimane: un tour de force per i tecnici e i marinai, con turni di lavoro che in alcuni casi hanno toccato le ventidue ore consecutive. La nave, va detto, non era inizialmente prevista per questo scopo: doveva dedicarsi a compiti di pattugliamento nell'Atlantico del Nord, ma la crisi in Medio Oriente ha stravolto ogni priorità, imponendo un rapido cambio di missione e il conseguente carico di munizionamento e vettovagliamento.

L’ombrello difensivo su Cipro e il rafforzamento americano

Nel frattempo, il dispositivo militare occidentale nell'area si fa sempre più massiccio. La Hms Dragon non opererà da sola: a supporto della missione sono già stati dispiegati elicotteri Wildcat della 815 Naval Air Squadron, dotati di missili Martlet specifici per la neutralizzazione dei droni, e un Merlin Mk2 per la sorveglianza aerea. L'obiettivo è creare una bolla difensiva intorno a Cipro, isola che ospita basi sovrane britanniche e che rappresenta un avamposto strategico fondamentale. Ma è soprattutto dal cielo che arriva il rinforzo più significativo: negli stessi giorni in cui la Dragon lasciava Portsmouth, almeno tre bombardieri strategici B-52 sono atterrati presso la base della Raf di Fairford, nel Gloucestershire, seguiti a ruota da cinque B-1B Lancer. Una presenza imponente, quella americana, che fa di Fairford e di Diego Garcia, nell'Oceano Indiano, i due hub autorizzati da Londra per lanciare operazioni difensive e, secondo quanto dichiarato dal segretario alla Difesa John Healey, colpire i missili iraniani "alla fonte" prima che vengano lanciati.

La strategia di Trump e la chiusura iraniana al dialogo

Mentre le navi solcano i mari e i bombardieri si posizionano sulle piste inglesi, la tensione diplomatica sembra aver definitivamente lasciato posto alla logica degli schieramenti. Da Washington, la voce di Donald Trump continua a oscillare tra proclami di vittoria imminente e minacce di una forza bruta senza precedenti. Se da un lato il presidente americano ha dichiarato che la guerra "sta per finire", dall'altro ha avvertito Teheran che, nel caso tentasse di bloccare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, la risposta sarebbe "venti volte più forte" di quanto visto finora. Parole che arrivano mentre le forze statunitensi rivendicano la distruzione di sedici posamine iraniani nelle acque del Golfo, un'azione che il comando Centcom ha definito necessaria per preservare la libertà di navigazione. Di fronte a questa pressione, la Repubblica Islamica ha chiuso ogni spiraglio: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che i negoziati con gli Usa non sono più all'ordine del giorno, mentre i vertici delle Guardie della Rivoluzione hanno lanciato messaggi minacciosi, arrivando a suggerire che sia Trump a dover "stare attento a non essere cancellato".

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