La Francia militarizza Cipro: la portaeria Charles de Gaulle salpa per il Mediterraneo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi in Medio Oriente, innescata dall'offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dalle conseguenti rappresaglie di Teheran, ha spinto la Francia a ridispiegare il proprio arsenale militare con un’operazione che tocca direttamente i confini marittimi dell’Unione europea. Emmanuel Macron, nel corso di un’allocuzione televisiva di appena otto minuti trasmessa dall’Eliseo, ha annunciato il cambio di rotta della portaerei a propulsione nucleare Charles de Gaulle, attualmente impegnata nel mar Baltico, che già da stasera farà vela verso il Mediterraneo orientale. Il capo dello Stato francese, adottando un tono solenne per informare i cittadini sugli sviluppi del conflitto, ha dettagliato le misure difensive messe in campo, le quali includono il dispiegamento della fregata Languedoc – giunta ieri sera nelle acque antistanti Cipro – e l’invio di ulteriori batterie di sistemi antiaerei e caccia Rafale nella regione. Una decisione, quest’ultima, motivata anche dalla necessità di proteggere gli interessi e gli alleati di Parigi, dopo che due basi militari francesi sono state oggetto di “bombardamenti limitati” nelle fasi iniziali delle ostilità.

La difesa di Cipro e la condanna degli attacchi

Il presidente francese ha giustificato la mobilitazione delle proprie forze armate con la volontà di proiettare nella zona uno scudo “di difesa”, in particolare a salvaguardia di Cipro, membro dell’Unione europea geograficamente esposto alla turbolenza mediorientale e legato a Parigi da un rinnovato accordo di cooperazione strategica. Nelle sue dichiarazioni, Macron ha precisato che, sebbene la Francia non abbia preso parte all’attacco iniziale – giudicato peraltro “al di fuori del diritto internazionale” –, essa ha già reagito in “legittima difesa” nelle ultime ore, abbattendo droni per proteggere lo spazio aereo degli alleati, fra i quali figurano Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Giordania e le forze curde in Iraq. Il ragionamento del capo dell’Eliseo ha poi toccato il tasto della responsabilità primaria dell’Iran, definito come un regime che ha sviluppato un programma nucleare pericoloso e finanziato gruppi terroristici; una posizione, questa, che cerca di bilanciare la critica formale all’operazione israelo-americana con la ferma condanna delle azioni di Teheran.

Rafforzamento della sicurezza nazionale e gestione dei cittadini all’estero

Parallelamente alla proiezione di potenza nel Mediterraneo, l’inquilino dell’Eliseo ha annunciato un rafforzamento del dispositivo di sicurezza sul territorio metropolitano francese. Di fronte a un quadro internazionale che i servizi di intelligence ritengono possa favorire azioni ostili da parte di attori legati a Teheran, il governo ha intensificato l’operazione Sentinelle, aumentando la vigilanza nei luoghi sensibili e nei confronti delle personalità più esposte. Sul fronte umanitario, Macron ha riferito che sono già in corso le operazioni per il rimpatrio dei cittadini francesi presenti nell’area – circa quattrocentomila persone, fra residenti e turisti – con due voli già in arrivo a Parigi nella serata di oggi, dando priorità ai soggetti più vulnerabili. Un insieme di misure che mira a contenere le ricadute del conflitto sia all’estero sia all’interno dei confini nazionali, in un momento in cui la tensione appare in costante ascesa.

L’estensione del conflitto al Libano e il monito a Israele

Nel suo intervento, Macron non ha potuto ignorare l’allargamento delle ostilità al territorio libanese, dove Hezbollah, commettendo a suo dire “un grande errore”, ha coinvolto il paese in una spirale di violenza con Israele. Il presidente francese ha rivolto un monito diretto a Tel Aviv, esortando il governo israeliano ad astenersi dal lanciare un’operazione di terra in Libano, operazione che definirebbe “una pericolosa escalation” oltre che un “errore strategico”. Pur ribadendo il sostegno di Parigi agli sforzi delle autorità libanesi per riprendere il controllo della propria sicurezza, la Francia si trova così a gestire una crisi multiforme: da un lato deve supportare i propri alleati storici e proteggere i confini dell’Ue, dall’altro cerca di contenere un’escalation che rischia di travolgere equilibri già fragili, come quello libanese, con cui Parigi mantiene da sempre legami privilegiati.

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