L’Europa schiera una flotta per blindare Cipro, nel Mediterraneo orientale arrivano la portaerei Charles de Gaulle e una task force anti-droni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’escalation in Medio Oriente, con gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro siti in Iran e le conseguenti minacce di ritorsioni da parte di Teheran, ha costretto l’Unione Europea a rivedere le proprie priorità di sicurezza, spingendola a blindare Cipro, l’isola che rappresenta il confine sud-orientale dell’Unione. Il risultato di questa mobilitazione, innescata dal timore concreto che il conflitto possa allargarsi ulteriormente, è l’assemblaggio di uno scudo difensivo navale di tutto rispetto nel Mediterraneo orientale. Una flotta composita ma tecnologicamente avanzata, destinata a rafforzarsi ulteriormente nei prossimi giorni con l’arrivo della portaerei francese Charles De Gaulle, si sta posizionando al largo dell’isola per intercettare e neutralizzare la minaccia rappresentata da missili balistici e droni, simili a quelli che quotidianamente colpiscono l’Ucraina e che, nelle scorse ore, hanno preso di mira la base britannica di Akrotiri.

Il dispositivo navale: fregate, cacciatorpediniere e un gruppo d’attacco

Nel dettaglio, la risposta europea si articola su più livelli, coinvolgendo direttamente le marine militari di diversi Stati membri in un’operazione che, pur non avendo attivato formalmente la clausola di difesa comune dell’articolo 42.7, presenta tutti i crismi di una mobilitazione coordinata. La Francia, che ha subito attacchi con droni contro proprie basi nelle prime ore del conflitto e che può contare su accordi di difesa con diverse nazioni del Golfo, ha già dispiegato la fregata Languedoc, dotata di sofisticati sistemi antiaerei, e ha ordinato alla portaerei Charles De Gaulle – nave ammiraglia della Marine Nationale – di fare rotta verso il Levante, abbandonando le esercitazioni nel Baltico per proiettare la propria potenza aerea nella regione. A queste unità, come confermato dal presidente Emmanuel Macron in un colloquio con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si affiancheranno presto altre navi da guerra, in uno spirito di solidarietà europea che mira a garantire la libertà di navigazione e, soprattutto, a proteggere l’integrità territoriale di Cipro.

Non meno significativo è il contributo degli altri partner. La Grecia, legata a Cipro da una profonda comunanza culturale e strategica, ha immediatamente inviato due fregate, le HN Psara e HN Kimon, insieme a caccia F-16, posizionandosi come primo baluardo difensivo. Il Regno Unito, che detiene basi sovrane sull’isola, non è rimasto a guardare dopo l’attacco alla base della Royal Air Force: il primo ministro Keir Starmer ha ordinato il dispiegamento del cacciatorpediniere HMS Dragon, unità in grado di abbattere missili balistici grazie al sistema Sea Viper, e di elicotteri con specifiche capacità anti-drone. La Spagna, nonostante le critiche espresse verso l’intervento militare guidato da Washington, ha confermato l’invio della fregata Cristóbal Colón, la più moderna della flotta, che opererà in sinergia con il gruppo navale francese. Anche l’Italia, attraverso le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, ha annunciato la partecipazione al dispositivo, probabilmente con unità come la Schergat o la Fasan, affiancando così Francia, Spagna e Paesi Bassi in questa missione di difesa aerea.

La minaccia iraniana e la posizione diplomatica europea

Alla base di questo massiccio spiegamento di forze, che di fatto crea una zona di interdizione aerea e missilistica intorno a Cipro, vi è l’avvertimento, neppure troppo velato, del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale ha prefigurato che qualsiasi azione militare europea a sostegno di Cipro verrebbe considerata alla stregua di un atto di guerra, innescando una risposta. Un monito che, lungi dal fermare i preparativi, ha accelerato la necessità di parare il colpo, come dimostra anche la riprogrammazione di tutti gli eventi della presidenza cipriota dell’UE, spostati online per ragioni di sicurezza. La posizione europea, seppur cauta nei toni e attenta a sottolineare la natura esclusivamente difensiva dell’operazione, è chiara nel merito: non si possono accettare attacchi contro uno Stato membro, men che meno quando questi provengono da attori non statali come Hezbollah, che dalle coste libanesi avrebbe lanciato i droni contro Akrotiri.

Parallelamente al rafforzamento militare, prosegue un’intensa attività diplomatica. L’Alta rappresentante per la Politica estera, Kaja Kallas, ha riunito i ministri dell’UE e quelli del Golfo, lanciando una proposta innovativa: chiedere all’Ucraina di condividere la propria esperienza e le proprie tecnologie per contrastare i droni Shahed di fabbricazione iraniana, quelli stessi che mettono a rischio la sicurezza europea a Cipro e che da anni seminano distruzione a Kyiv. Un’integrazione, questa, che suggerisce quanto il conflitto in Medio Oriente e la guerra in Ucraina siano ormai due facce della stessa medaglia, richiedendo una risposta unitaria e complessa da parte dell’Occidente.

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