La fregata italiana Martinengo è giunta nelle acque intorno a Cipro, spiegando la propria capacità missilistica anti-drone a difesa dell’isola dopo l’attacco del 2 marzo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il dispositivo navale schierato dall’Italia nel Mediterraneo orientale, un movimento deciso nel quadro delle consultazioni europee seguite all’escalation del conflitto allargatosi dall’Iran, ha visto completare la prima fase del proprio dispiegamento. La fregata missilistica “Federico Martinengo”, partita venerdì scorso dal porto di Taranto, ha raggiunto l’area di Cipro ricongiungendosi con il gruppo navale incentrato sulla portaerei francese Charles de Gaulle, e opererà in stretto coordinamento con le unità di Francia, Spagna e Paesi Bassi. A bordo dell’unità della classe Bergamini, una delle piattaforme più avanzate della Marina Militare per la guerra di superficie e la difesa aerea, vi sono oltre centosessanta militari, pronti a impiegare i sensori radar – in grado di rilevare minacce fino a duecento chilometri – e i missili Aster, attivi nel raggio di cento chilometri, per neutralizzare eventuali droni o razzi ostili. La missione, come hanno tenuto a sottolineare sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sia il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha natura dichiaratamente difensiva e di sorveglianza, e si inquadra in quelle che il governo ha definito come misure necessarie a proteggere un Paese membro dell’Unione europea, quale Cipro è, senza che ciò comporti un’entrata dell’Italia nel conflitto.

L’attacco alla base di Akrotiri e la risposta coordinata di nove Paesi

L’operazione di sicurezza internazionale, che vede convergere verso l’isola mezzi di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Grecia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Turchia, è scattata in conseguenza dell’azione offensiva iraniana del 2 marzo, quando un drone di fabbricazione iraniana aveva centrato la base militare britannica di Akrotiri, una infrastruttura strategica per le operazioni occidentali nella regione. Gli Stati Uniti, che già avevano rafforzato la propria presenza nel Mediterraneo orientale con la portaerei USS Gerald R. Ford attraccata a Souda, a Creta, stanno coordinando le attività di intelligence e sorveglianza, mentre il Regno Unito ha ulteriormente rinforzato il contingente a Cipro con elicotteri Wildcat dotati di tecnologie anti-drone e con il cacciatorpediniere HMS Dragon. La Francia, oltre al dispiegamento della portaerei Charles de Gaulle e di una dozzina di navi da guerra, ha fatto sapere attraverso il presidente Emmanuel Macron che un attacco a Cipro equivale a un attacco all’Europa, giustificando così la robustezza della risposta militare europea.

Lo schieramento italiano tra difesa aerea e riposizionamento dei contingenti

Accanto alla fregata Martinengo, l’Italia sta valutando l’invio di ulteriori sistemi di difesa, tra cui i missili Samp-T, la cui destinazione potrebbe essere quella degli Emirati Arabi Uniti o del Kuwait, Paesi del Golfo che hanno formalmente richiesto assistenza per rafforzare le proprie capacità difensive contro le incursioni iraniane. Parallelamente al movimento navale, il governo ha avviato una parziale riorganizzazione della presenza militare italiana in Medio Oriente, con il ridispiegamento di circa duecentotrentanove militari dal Kuwait verso l’Arabia Saudita, mentre una quota ridotta del contingente – ottantadue unità – rimarrà nella base kuwaitiana di Ali al Salem, recentemente finita sotto attacco senza peraltro riportare danni significativi ai velivoli italiani. Il ministro della Difesa, nel corso delle comunicazioni al Parlamento, ha inoltre confermato che al momento non vi è alcuna richiesta formale da parte degli Stati Uniti per l’utilizzo delle basi militari italiane – come Sigonella – per operazioni offensive, limitandosi l’impiego di tali infrastrutture ad attività di rifornimento, logistica e sorveglianza aerea già consentite dai trattati bilaterali esistenti.

Le dichiarazioni della presidente Meloni e il perimetro dell’azione italiana

Nel messaggio video diffuso nei giorni scorsi, Meloni ha ribadito come l’invio della fregata rappresenti un atto di solidarietà europea e soprattutto di prevenzione, volto a tutelare i confini dell’Unione e a scongiurare un’ulteriore estensione del conflitto. Le consultazioni strette con Francia, Germania e Regno Unito, ha aggiunto la premier, mirano a coordinare l’azione diplomatica e militare dei quattro grandi Paesi europei per mantenere aperto un canale di dialogo con tutti gli attori regionali, nonostante la crescente tensione che ha portato anche la Grecia a inviare le proprie fregate Kimon e Psara – quest’ultima dotata del sistema anti-drone Centauros – e a schierare un sistema Patriot sull’isola di Karpathos a protezione della parte orientale di Creta. La Turchia, da parte sua, ha fatto affluire a Cipro Nord sei aerei F-16 e sistemi di difesa aerea, muovendosi in uno scacchiere che vede ormai l’isola divisa de facto al centro di un dispositivo militare multinazionale senza precedenti per ampiezza e composizione.

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