La fregata italiana Martinengo è giunta nelle acque di Cipro, dispiegata con la flotta europea dopo l'attacco con drone alla base britannica

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fregata missilistica Federico Martinengo della Marina Militare, salpata venerdì scorso dal porto di Taranto con a bordo un equipaggio di oltre 160 marinai, ha ufficialmente raggiunto l’area marittima antistante Cipro, andando a comporre – insieme ad altre unità navali europee – lo schieramento difensivo voluto a protezione dell’isola dopo l’escalation di tensione legata al conflitto in corso con l’Iran. L’operazione, dispiegata in tempi rapidissimi, rappresenta la risposta concreta di un gruppo di Paesi europei – tra cui Italia, Francia, Spagna, Grecia e Paesi Bassi – all’attacco condotto nella notte tra il primo e il due marzo contro la base militare britannica di Akrotiri, situata sulla costa meridionale di Cipro, un’enclave britannica d’oltremare che ospita importanti infrastrutture strategiche. Quell’azione, portata a segno – stando alle ricostruzioni fornite dai governi coinvolti – con un drone di fabbricazione iraniana partito probabilmente dal Libano, ha funto da detonatore per un’iniziativa di difesa collettiva che altrimenti, forse, sarebbe rimasta sulla carta.

Una missione coordinata in un contesto di crisi allargata

La Federico Martinengo, che appartiene alla classe Bergamini del programma di cooperazione navale FREMM ed è entrata in servizio nell’aprile del 2018 dopo essere stata varata nei cantieri Fincantieri di Riva Trigoso, non opera in solitaria ma si inserisce in un dispositivo più ampio volto a garantire la sicurezza aerea e marittima dell’isola, membro dell’Unione Europea ma – come è noto – non integrata nella struttura militare della Nato, circostanza che impedisce l’automatica applicazione dell’articolo 5 del Trattato Atlantico in caso di aggressione. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha dato il via libera alla missione dopo un serrato confronto con i partner europei, ha disposto l’invio di questa unità – dotata di un sistema di combattimento particolarmente sofisticato – con l’obiettivo dichiarato di contribuire a quella che è stata definita, nei documenti ufficiali, un’azione di difesa e sorveglianza dell’area, evitando tuttavia un coinvolgimento diretto in operazioni offensive che possano allargare ulteriormente il conflitto in Medio Oriente.

Le caratteristiche tecniche dell’unità italiana

La fregata, intitolata alla memoria del contrammiraglio Federico Carlo Martinengo – medaglia d’oro al valor militare caduto nel 1943 – rappresenta una delle piattaforme navali più avanzate della flotta italiana, con un dislocamento che supera le seimila tonnellate e una lunghezza di quasi 145 metri. La sua capacità di operare in contesti ad alta minaccia è garantita da un apparato sensoristico che comprende il radar Leonardo Kronos Grand Naval (MFRA) a scansione elettronica attiva, un sonar rimorchiato CAPTAS-4 e un sistema di combattimento in grado di integrare dati provenienti da diverse piattaforme, inclusi i due elicotteri che possono essere imbarcati nel doppio hangar di poppa. Quanto all’armamento, la Martinengo monta un cannone prodiero OTO Melara da 127/64 millimetri capace di impiegare munizioni Vulcano a guida di precisione, un impianto poppiero da 76/62 con sistema Strales per la difesa anti-missile e antiaerea, e due mitragliere da 25 millimetri per il contrasto alle minacce asimmetriche; la vera spina dorsale della sua capacità difensiva risiede tuttavia nei sedici missili Aster 15 e Aster 30 – alloggiati nei sistemi a lancio verticale Sylver A50 – e negli otto missili Teseo Mk2/A per l’ingaggio di bersagli navali e terrestri fino a oltre 180 chilometri di distanza.

La risposta europea e il ruolo dell’Italia

All’approntamento della fregata italiana – che nel recente passato aveva già operato in scenari complessi come il Golfo di Guinea e il Mar Rosso, dove era stata impegnata nella missione Aspides contro le aggressioni Houthi al traffico mercantile – si sono affiancate le iniziative di Parigi, che ha dirottato nel Mediterraneo orientale la portaerei Charles de Gaulle e la fregata Languedoc, di Madrid, che ha inviato la Cristóbal Colón, e di Atene, che ha fatto altrettanto con due fregate e caccia F. Il governo britannico, da parte sua, oltre a rafforzare la difesa aerea della base di Akrotiri con ulteriori velivoli Typhoon ed elicotteri Wildcat, ha annunciato l’imminente arrivo del cacciatorpediniere HMS Dragon, sebbene l’unità debba ancora completare la traversata dal porto di Portsmouth. La scelta italiana, ponderata anche alla luce delle richieste di assistenza pervenute da Nicosia e da alcuni Paesi del Golfo che temono ripercussioni del conflitto, ha ricevuto il via libera dal Parlamento attraverso una risoluzione di maggioranza che ha ribadito la natura difensiva dell’impegno e il rispetto degli accordi bilaterali in materia di utilizzo delle basi militari presenti sul territorio nazionale, per le quali al momento – è stato precisato – non risultano richieste formali da parte americana per operazioni offensive.

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